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La tragedia di Posillipo mette in luce le contraddizioni del

Buoni e cattivi. E La verità, dove sta?


Buoni e cattivi. E La verità, dove sta?
12/08/2013, 18:36

Due ragazzi minorenni mettono a segno un colpo nel cuore della notte sulla collina di Posillipo. I due, per destino, casualità, o per reazione dovuta alla legittima difesa, muoiono dopo un ennesimo furto.
Si accende la polemica, nasce il caso.
Giustizieri e innocentisti si dividono in città e nel Paese.
La notizia è data ai giornali e ai Tg, è stigmatizzata la tragedia, si cavalca l’onda del pettegolezzo, ci si dimentica la cronaca del fatto, fino a che la morale si scontra con il relativismo dell’opinione comune.
Intanto, si aspetta ancora che venga fuori la verità.
Riprendendo le fila delle dinamiche che hanno provocato l’incidente, è necessario fare un passo indietro.
La zona, così detta " bene" di Napoli, solitamente è frequentata nei fine settimana da fidanzati, quella notte tra il venerdì e il sabato di un inizio di agosto, diventa teatro di violenza e di una disgrazia che colpisce diversi target sociali della città.

Secondo le cronache, fino alle informazioni ottenute adesso, Alessandro Riccio, 18 anni, ed Emanuele Scarallo 17 anni, rapinatori di professione e noti alle forze dell’ordine, avevano compiuto un furto.
Vittime della rapina, un ventinovenne (che era a bordo della sua auto, una SMART ) e la fidanzata di quest’ultimo.
Bottino della refurtiva: un cellulare.
Probabilmente per allontanarsi da quello che era stato il luogo traumatico della rapina, la coppia si distanzia, volontariamente, per dirigersi verso la zona dell’ospizio Marino, sempre in quel di Posillipo.
Da lì a poco, si sarebbe consumata la vera tragedia.
Mentre era a bordo della sua auto , il ventinovenne si ritrova nuovamente di fronte a sé i rapinatori, con accanto altri due complici - che anche nel precedente passaggio avevano avuto un ruolo nella rapina- per reazione, per spavento, (vendetta?), l’uomo sperona lo scooter, i due vanno incontro alla morte investendo con il loro veicolo una cabina della Telecom, proprio all’altezza dell’ospizio Marino.
Il ventinovenne cerca aiuto in alcuni agenti della’arma dei carabinieri per soccorrere i due ragazzini, ma per loro non c’è stato nulla da fare.
Da qui, in poi, si monta il caso.
Si racconta la disgrazia, perché disgrazia si tratta, di due giovani uomini le cui vite sono state spezzate, forse ancora prima che l’incidente avvenisse.
Uno di loro sarebbe diventato papà a breve, si scava nel passato e si lacerano i contorni del futuro, e si commette il fatidico errore di chi ha bisogno di dividere la lista delle persone nelle categorie.
Buoni e cattivi.
Santi e peccatori.
Vittime e carnefici, in giustizieri-vendicatori , benestanti ed emarginati dalla società.
C’è chi vuole far propria questa tragedia per portare avanti ideali politici prendendosela con l’amministrazione comunale, perché per fronteggiare episodi di violenza di tal genere, è necessario costringere le amministrazioni comunali ad aprire finalmente i parchi dell’amore, osteggiati da credenze ipocrite e antiquate.
Come se tali risoluzioni all’amore libero e protetto siano la manna per risolvere le piaghe sociali di una realtà dedita alla delinquenza.
C’è chi vede nella povertà e nella disoccupazione la causa di altrettante violenze, perché l’illecito viene giustificato in ordine al proprio tornaconto politico.
C’è, insomma, nel giudizio estremo tutto il male della nostra voglia di primeggiare, di sentirci immuni dagli errori e dal dolore, per erigerci a maestri del pensiero e del sapere, ricavando ciò che di opportuno si può cogliere anche dall’illecito e dal dolore.
La morale non ha sempre contorni definiti, è vero.
Passa per il costume, il tempo e la mentalità.
Tuttavia, la verità vive per se stessa, con o senza la nostra approvazione.
E il rispetto e il silenzio hanno spesso il sapore della compassionevolezza.

 

 

 

 

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di Mathew Wind Riproduzione riservata ©