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Cancellieri ha provato a far uscire dal carcere Giulia Ligresti?


Cancellieri ha provato a far uscire dal carcere Giulia Ligresti?
01/11/2013, 18:49

Dunque, ricapitoliamo quello che si è venuto a sapere finora sulla vicenda di Giulia Ligresti e della Cancellieri. La Ligresti viene messa in carcere preventivo per il suo ruolo nella vicenda FonSai a luglio. Dopo pochi giorni la madre di Giulia Ligresti, Gabriella Fragni, telefona al Ministro Cancellieri, la quale a quel punto si sente in dovere di chiamare i vicedirettori del Dipartimento amministrativo carcerario per ottenere la liberazione della Ligresti. Che avviene comunque dopo un paio di settimane. 
Ora quali considerazioni si possono trarre? Esaminiamo la cosa da diversi aspetti. Innanzitutto quello etico. La Cancellieri ha rapporti con la famiglia Ligresti da tempi lontani. Oltre all'amicizia con la Fragni, c'è il fatto del figlio Piergiorgio Peluso che ha avuto contatti diretti con Ligresti quando lavorava con Unicredit (è stato lui ad occuparsi direttamente del debito del gruppo verso la banca), poi ha lavorato per la Fondiaria Sai (sempre Ligresti) come direttore generale, ricavandone dopo un anno una liquidazione di oltre tre milioni e mezzo. Insomma, qui non siamo al "buongiorno e buonasera", c'è di più. E questo doveva sconsigliare la Cancellieri dall'intervenire in qualsiasi maniera nella vicenda. Anche solo per telefonare a chiedere come stava in salute. Indipendentemente dalle intenzioni, fossero anche le più positive al mondo. 
Poi c'è il discorso penale. Nel momento in cui il Ministro della Giustizia chiama un funzionario pubblico per una situazione del genere, piaccia o meno, ci sono gli estremi per una indagine per concussione. Come è stato per Berlusconi quando ha telefonato alla Questura di Milano per far liberare Karima El Marough, alias Ruby Rubacuori. E' la stessa cosa in entrambi i casi. Cambia solo il comportamento di chi ha ricevuto la telefonata: a Milano obbedirono (concretizzando il reato di concussione), questa volta non hanno obbedito, trasformando un reato in un tentato reato. C'è quasi da vergognarsi a dirlo (si tratta di un giornalista che non ha la mia stima), ma questa volta devo dare ragione all'editoriale fatto sul sito del Giornale da Alessandro Sallusti: la Cancellieri andava indagata per tentata concussione. C'è ancora il tempo di farlo. 
Pietoso invece il tentativo di scuse fatto dalla Cancellieri: "L'ho fatto per ragioni umanitarie", perchè la Ligresti in carcere soffriva di anoressia e rifiutava il cibo. A parte che è stata la stessa scusa già usata da Berlusconi ("Ruby era una povera ragazza scappata di casa"), e già questo depone male. Ma se basta rifiutare il cibo per due o tre giorni per essere dichiarati anoressici, abbiamo almeno un terzo dei detenuti italiani che lo sono. Inoltre esistono precisi protocolli per i casi di anoressia o di altre malattie evidenziate dai detenuti, che vengono applicati a chiunque abbia quei disturbi. E quindi si potevano adottare anche per la Ligresti. 
Perchè poi c'è questo che a me fa salire il sangue al cervello: queste persone - politici, imprenditori, ecc. - stanno benissimo in salute finchè compiono i reati, ma appena li beccano, hanno tutte le malattie del mondo. Calisto Tanzi era un fiore finchè era a capo della Parmalat; dopo che è stato arrestato gli è stata diagnosticata più o meno qualsiasi malattia esistente. Lo stesso per Lele Mora e per tantissimi altri. Ma questi sono i casi noti. Quanti sono i poveri cristi, magari stranieri, che soffrono di mille malattie in carcere? E quanti di loro vanno a casa per queste malattie? Non conosco la risposta alla prima domanda, ma alla seconda è facile rispondere: nessuno. Solo se ti chiami Ligresti o Mora o nomi simili, vai a casa per malattia. Per gli altri c'è l'infermeria del carcere (raramente l'ospedale all'esterno). 
Io ricordo ancora la vicenda di Francesco De Lorenzo, negli anni '90: accusato di finanziamento illecito ai partiti, si presentò dal Gip che doveva decidere della sua libertà con la barba di qualche giorno e senza cappotto (in inverno), con vestiti decisamente modesti. Salvo poi essere fotografato qualche sera dopo la decisione a lui favorevole in un ristorante di lusso perfettamente sbarbato e con abiti su misura. E' questa ipocrisia che mi dà fastidio e che è concessa solo ad alcune persone. Ma se io ho solo abiti modesti, devo essere trattato solo per questo peggio degli altri? 
C'è un'ultima cosa da sottolineare: all'estero, qualsiasi favoritismo venga fatto a favore di chicchessia costa il posto ad un politico. Non importa se sia un ministro o un semplice parlamentare, scattano immediate le dimissioni. Ovviamente per i politici italiani (Di Pietro a parte) questa è una parolaccia. E quindi la Cancellieri non si dimetterà. 

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di Antonio Rispoli
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