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Carola Rackete, la Sea Watch e la valanga di menzogne raccontate


Carola Rackete, la Sea Watch e la valanga di menzogne raccontate
01/07/2019, 16:02

In questi giorni sui giornali e sui social network ho letto qualsiasi cretinata possibile sulla vicenda della Sea Watch. Vediamo quindi di mettere un po' di ordine, seguendo l'ordine storico dei fatti. 

Tutto inizia a metà giugno, quando viene lanciato l'allarme per una imbarcazione che sta affondando tra la Libia e l'Italia. La Marina italiana se ne sbatte allegramente, sostenendo che hanno avvisato la Guardia costiera libica. Peccato che la Guardia costiera libica non esista. Sono semplicemente gli scafisti legati al premier Serraj, delinquenti comuni a cui l'Italia ha regalato otto motovedette armate. E quindi si muovono solo quando pensano di poter ottenere altri soldi torturando i migranti. Altrimenti, come in questo caso, non si muovono. Di conseguenza, per evitare che i migranti annegasserpo, si è dovuta muovere la Sea Watch, che ha salvato queste persone. Eh, sì, perchè bisogna ricordare che sono persone, non oggetti che butti in un posto e lasci lì. 

A questo punto, Tripoli offre alla Sea Watch di sbarcare lì i migranti, offerta respinta. E quindi il capitano dirige verso Lampedusa. Ha fatto male? Salvini e i suoi seguaci hanno detto di sì. Ora, il diritto internazionale stabilisce che una nave deve portare i naufraghi nel "porto sicuro più vicino". Il porto di Tripoli era il più vicino, ma era sicuro? Il porto di un Paese in cui c'è una guerra in corso? Il porto di un Paese che i migranti li sbatte in lager dove vengono torturati, uccisi e - se donne - violentati? E' un porto sicuro? Lo è quanto lo sarebbe stato nel 1943 un porto tedesco per un gruppo di ebrei che avesse provato a scappare da Auschwitz. Un porto in Tunisia? La Tunisia non ha leggi che tutelano i naufraghi che chiedono asilo. Inoltre finora tutti i migranti che sono stati fatti sbarcare in Tunisia sono stati riportati in Libia. Questo significa che anche quello non è un porto sicuro. Malta? Dall'inizio dell'anno ha accolto poco più di 1000 migranti, contro i 2000 circa dell'Italia. Però con una popolazione pari ad un duecentesimo di quella italiana. Vogliamo equilibrare un po' le cose, prima di mandarne altri a Malta? Non dico di raggiungere i 200 mila (che sarebbe la giusta proporzione), ma almeno i 100 mila? E prima che qualche idiota dica che gli altri Paesi che affacciano sul Mediterraneo non accolgono, ricordo che nel 2019 sia la Spagna che la Grecia sono già oltre quota 10 mila, pur avendo in entrambi i casi una popolazione inferiore a quella italiana. Ma loro non sono così razzisti come noi. 

Ma i geni maximi sono quelli che hanno affermato che la Sea Watch doveva portare i migranti in Olanda, trattandosi di una nave registrata in Olanda. Ora, guardiamo la cartina. Esclusa la possibilità che la nave possa scavalcare le Alpi, l'unica alternativa è uscire dallo Stretto di Gibilterra e ppoi costeggiare le coste europee fino all'Olanda. Sono oltre 5000 Km, un ottavo della circonferenza terrestre. Vi sembra poco? Inoltre, si sarebbe dovuto affrontare l'Oceano Atlantico. Detto così, molti diranno: "E allora?". Ma è la risposta di chi non ha mai navigato. Vedete, il Mediterraneo è un mare chiuso, quindi le acque sono sempre calme, anche quando il meteo dice che sono mosse. Ma l'Oceano Atlantico è un'altra storia. Le onde sono così alte che possono danneggiare le navi che ci navigano. Come avrebbe potuto la Sea Watch, con oltre 50 persone più di quanto poteva caricare, affrontare tali onde? I migranti avrebbero dovuto restare sul ponte ad affrontare senza protezione onde che possono piegare i tubi di ferro. Deboli e disidratati come erano, i migranti sarebbero morti tutti prima ancora di superare le coste spagnole. 

Quindi l'unica possibilità era Lampedusa. Qui il comandante ha chiamato i soccorsi per far scendere a terra prima una decina di persone, poi altre due, perchè troppo malati a causa delle condizioni del mare e del clima. A questo punto aggiungo un argomento personale, non giuridico, ma di semplice buon senso: se 12 persone su una cinquantina stanno male al punto da aver bisogno di un ricovero in ospedale, cosa vi fa pensare che gli altri stiano meglio? Certo, evidentemente erano più resistenti, mostravano meno sintomi, ma bene non stavano. Nonostante questo, le autorità italiane li hanno tenuti in mare per altre due settimane. E qui c'è da spiegare una cosa che chi non è abituato a navigare forse non conosce. Quando si sta su una nave di piccole-medie dimensioni, non colpisce solo il sole dall'alto, ma anche il sole riflesso dall'acqua. Non è qualcosa che si può percepire, ma l'organismo ne risente. E' come stare in una specie di microonde: vieni cotto da tutte le parti. Una semplice tettoia, come quella montata dall'equipaggio della Sea Watch non basta. 

Ma quali erano gli ostacoli a che la Sea Watch sbarcasse i migranti? Dal punto di vista legale, nessuno che io sia riuscito a vedere. Era solo una questione politica del Ministro dell'Interno Matteo Salvini per aumentare il consenso. E qui c'è un argomento delicato. Io non so se è così, l'ho letto su altri quotidiani. Ma pare che i magistrati abbiano bloccato lo sbarco dei migranti per assecondare i desiderata di Salvini ed impedire che i migranti venissero registrati in Italia. Infatti, come è noto, il Trattato di Dublino impone che i migranti vengano registrati nel Paese europeo in cui per primo mettono piede; e che sia questo Paese che si occupi della loro identificazione e li ospiti fino a che non possano tornare in patria. Io posso solo sperare che non sia vero; se lo fosse, i magistrati dovrebbero risponderne davanti alla sezione disciplinare del CSM e si sfiorerebbe il reato di abuso d'ufficio. In ogni caso, che queste cose siano vere o meno, di fatto non è stato dato il permesso di sbarcare. E questo ha reso la situazione insostenibile. 

Per questo il comandante, Carola Rackete, ha dichiarato lo stato di necessità e ha ignorato l'ordine ricevuto di non entrare nelle acque territoriali italiane. Anche qui: che cosa significa "lo stato di necessità"? E' qualcosa di paragonabile al "mayday" lanciato da un aereo in difficoltà oppure ad una ambulanza che accenda la sirena. E' il comandante dlela nave che chiede aiuto per arrivare in porto il prima possibile. Naturalmente, ci sono limiti e regole per dichiarare lo "stato di necessità"; e il comandante che ne abusa ne risponde davanti alla legge. Ma se viene dichiarato, prima si porta la nave in porto e poi si fanno tutte le verifiche del caso. 

Invece in questo caso le autorità italiane hanno fatto spallucce. Una grave illegalità, che poteva costare la vita a qualcuno. Anzi, ancora più illegalmente hanno mandato le navi della Guardia di Finanza e fermare fisicamente la Sea Watch, che è sempre la nave che aveva dichiarato lo stato di necessità. Insomma, immaginate la Polizia che ferma per strada, senza motivo, un'ambulanza che sta correndo verso l'ospedale. Ecco, questa è la situazione che è stata creata. Per questo poi il capitano della nave ha deciso di effettuare una ulteriore forzatura (ormai 36 ore dopo la dichiarazione dello stato di necessità) ed è entrato in porto. E qui ci sono state ulteriori illegalità da parte della Guardia di Finanza. A cominciare dall'episodio dello "speronamento" - che speronamento non è stato - di una imbarcazione della Guardia di Finanza. 

C'è bisogno di spiegare una cosa a chi non ha mai guidato una nave di quelle dimensioni. Attraccare non è una cosa semplice e lineare. Non è come parcheggiare l'auto. Essenzialmente perchè l'auto poggia su quattro punti e quando premi il freno si ferma. Non è così per una nave, che è fatta non solo per viaggiare sull'acqua, ma di viaggiare il meglio possibile. Quindi, quando io spengo il motore di una nave, la corrente e l'abbrivio potrebbe farla viaggiare per chilometri, prima di fermarla. Per questo, la manovra di attracco è una manovra molto delicata, fatta di accelerazioni in direzioni diverse, per fare in modo che la nave vada nella direzione scelta. In quella situazione, creare un intralcio è un pericolo sia per la nave intralciata che chi fa l'intralcio. Per questo, quando si fa il corso per avere la patente nautica, la prima cosa che viene insegnata è proprio quella di lasciare una distanza di rispetto verso ogni natante in manovra. Una norma che è stata completamente ignorata dalla Guardia di Finanza che ha cercato volutamente lo scontro per poter accusare la Sea Watch - come è stato fatto - di qualche altro reato. 

E in ogni caso, il comandante Carola Rackete a quel punto non aveva alternative: c'erano 42 migranti che avevano bisogno di cure. Non è un caso se dopo lo sbarco, più di 20 di loro sono dovuti passare dal medico, Erano evidentemente al limite e bene ha fatto Carola a forzare le cose ed entrare in porto. Se uno di quei migranti fosse collassato, sarebbe stato impossibile far arrivare in tempo i medici. E quindi la Rackete avrebbe rischiato una accusa di omicidio colposo. Meglio andare direttamente in porto. 

Ora, io non so come andrà a finire, dal punto di vista legale. I magistrati, se seguono la legge, dovrebbero liberare immediatamente la Rackete che non ha commesso alcun reato. Del resto, i reati contestati sono ridicoli. Per esempio quello di aver usato violenza contro una nave da guerra, presuppone che la motovedetta della Guardia di Finanza sia una nave da guerra. E che cosa ci fa una nave da guerra in un porto civile? E come fa ad essere da guerra una nave in vetroresina? Era immatricolata come nave civile? Quindi con una falsa immatricolazione? Insomma, i legali ci possono andare a nozze con una situazione del genere. Ci sono abbastanza irregolarità di diritto in quelle contestazioni, da sollevare obiezioni per ore e ore. Mi è capitato di leggere un articolo in cui si fa presente che a questo punto la Sea Watch potrà schierare un parterre di avvocati di prim'ordine che metteranno a nudo ogni virgola fuori posto sia delle accuse che del decreto sicurezza bis. Alla fine, con i dovuti passaggi alla Corte Costituzionale e alla Corte di Cassazione, sia il capo di imputazione che il cosiddetto "decreto sicurezza bis" saranno ridotti in macerie. 

E c'è un'altra cosa da dire. Il Codice Penale italiano è chiaro. La legge non si viola; ma si può violare se c'è una causa di forza maggiore. E salvare la vita a 42 persone, come ha fatto il capitano della Sea Watch è una causa di forza maggiore. Riprendo un esempio che ho fatto prima. Sfondare un posto di blocco è un reato. Ma se una ambulanza ha a bordo una persona gravemente ferita e la Polizia per un puro capriccio non la lascia passare, quanti di voi condannerebbero il conducente per aver sfondato il blocco e salvato la vita al ferito? Anche qui, è chiaro che se poi si scoprisse che l'autista mente e che sull'ambulnaza non c'è un ferito, si troverebbe a fare i conti con l'autorità giudiziaria. Ma fino a che non si dimostra il falso, salvare vite umane ha la precedenza su tutto. Anche sulla propaganda che Salvini si fa sui social network

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di Antonio Rispoli
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