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Secondo la legge italiana, Celeste deve morire

Celeste (2 anni) e la cura "illegale"? Colpa del Vaticano e degli italiani


Celeste (2 anni) e la cura 'illegale'? Colpa del Vaticano e degli italiani
27/08/2012, 09:29

La notizia è sparita adesso dai giornali, ma la vicenda di Celeste Carrer è sintomatica della cattiva coscienza degli italiani, della politica, ma anche dei giornali e del Vaticano. 
La vicenda è nota: Celeste ha solo 2 anni ed è afflitta da atrofia muscolare spinale, una malattia genetica che la costringerebbe alla completa immobilità e alla morte. Per curarla, è stato deciso di tentare una terapia sperimentale, usando le cellule staminali della madre. Terapia che è stata bloccata dopo una ispezione dei NAS, in quanto contraria alla legge italiana. Per ora il Tribunale di Venezia ha autorizzato la continuazione della terapia, in attesa delle decisioni del Tribunale penale che si sta occupando dei medici che le hanno somministrato la cura, che sono accusati di associazione a delinquere, truffa e somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi. 
Ora, indipendentemente da quello che deciderà il Tribunale, vediamo la situazione dal punto di vista scientifico. Le cellule staminali sono qualcosa che, in campo medico, sono da considerarsi "nuove". Le cellule staminali della pelle o delle ossa intuitivamente si è sempre saputo che esistevano: in caso contrario le ferite e le fratture non si sarebbero mai potute ristabilire. Ma il primo utilizzo scientifico è relativamente recente, grazie ai trapianti di pelle: si prendeva un lembo di pelle, se ne ricavavano le staminali, che poi venivano utilizzate per ricrearne abbastanza da ricoprire tessuti ustionati, di solito. Poi nel 1998 la grande scoperta: le cellule embrionali staminali. Cioè prendendo le cellule della morula (la fase in cui l'ovulo fecondato comincia a moltiplicarsi senza che ci sia ancorauna specializzazione delle varie cellule) era possibile ricavare cellule in grado da una parte di moltiplicarsi all'infinito e dall'altra di trasformarsi in qualsiasi cellula del nostro organismo, comprese quelle che non hanno staminali adulte, come le cellule nervose. E' chiaro che, per poterle usare con sicurezza, c'era bisogno di studiarle, dato che, nel caso in cui non fosse stata disattivata la loro capacità di riprodursi all'infinito e nel caso in cui non si fossero attivate nel momento giusto, avrebbero potuto creare gravi danni all'organismo. 
Ma sul punto è subito piombata la scure del Vaticano e delle varie organizzazioni estremiste cattoliche (di solito catalogate come "pro-life"), che hanno dichiarato guerra alla sperimentazione alle cellule staminali. Una guerra che in Italia si è espressa, dal punto di vista legislativo, con la legge 40 del 2004. Una legge che i promotori (Lega, Forza Italia, Alleanza Nazionale e Udc) hanno portato avanti con orgoglio, sostenendo che metteva fine al far west delle gravidanze in vitro. In realtà, ha messo tali e tanti paletti che chi ha i soldi va all'estero; e chi resta in Italia si trova a seguire un calvario assurdo: troppe stimolazioni ormonali per le donne (e ognuna di essere provoca gravi squilibri all'organismo), attecchimento difficile degli ovuli e altissime probabilità di aborti spontanei e di figli che nascono con disabilità (c'è l'obbligo di impiantare tre ovuli fecondati, ma sono poche le donne che hanno un bacino abbastanza ampio da contenere tre feti. Di solito, lo spazio, l'ossigeno e il cibo sono insufficienti per tutti e ci sono deformazioni fisiche e a volte disabilità cerebrali). 
Inoltre ha proibito la ricerca e la sperimentazione medica sulle cellule staminali e la crioconservazione (cioè il congelamento) di embrioni e ovuli. Per questo le cure alla piccola Celeste di due anni possono essere considerate reato. Anche se le salvano la vita. 
Ma è troppo facile dare la colpa solo al Vaticano o solo ai politici di certi partiti. Infatti i cittadini italiani hanno avuto la possibilità di dire di no a questa storia. Come? Grazie al referendum che si è tenuto nel giugno 2005. Un referendum che interveniva, con uno dei quesiti, anche sulla vicenda delle cellule staminali. Ma no, gli italiani all'epoca hanno fatto spallucce. Hanno detto: "No, a me non interessa la questione" e si sono ben guardati dall'andare a votare. E così il 15% che vi andò non potè fare nulla, nonostante oltre il 90%  di essi abbiano votato per l'abolizione della legge. 
E i giornali e le TV, che oggi ci hanno fatto i titoli sulla vicenda, dove erano allora? Nessuno di loro parlò dei referendum, al di là delle poche tribune referendarie previste per legge e che non vengono viste quasi da nessuno. Non ci furono approfondimenti nè dibattiti. La solita cappa di silenzio ed omertà per far fallire i referendum, come accade da sempre. 
E all'epoca non c'era nemmeno un social network come Facebook che potesse permettere a poche decine di persone di veicolare le informazioni, come accadde con i referendum del 2011 sul nucleare e sull'acqua. Il risultato fu l'ignavia dei cittadini italiani che non bloccarono quella legge e che oggi rischiano di condannare a morte una bambina di 2 anni. La cui colpa è solo quella di essere malata; mentre la colpa dei cittadini italiani è di essersene fregati, 7 anni fa, di fare il loro dovere di cittadini

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di Antonio Rispoli
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