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Cesare Battisti, tanto chiasso per nulla... o meglio, per distrarre


Cesare Battisti, tanto chiasso per nulla... o meglio, per distrarre
14/01/2019, 15:56

Titolo principale di tutti (o quasi) i giornali di oggi, l'arresto di Cesare Battisti è in realtà una notizia di poco conto. Vediamo perchè. Partendo da un presupposto: non intendo minimamente minimizzare nè i fatti per cui Battisti è stato condannato nè intendo sottovalutare il dolore delle vittime. Non ho nessuna difficoltà a dire che Battisti ha la responsabilità degli omicidi per cui è stato condannato, perchè questo dicono le sentenze. Ed è chiaro che il dolore nel vedere qualche parente ucciso, in giovane età, è qualcosa di indescrivibile. 

Ma l'argomento è un po' più complesso. Perchè ci sono due cose che non si trovano facilmente nella cronaca giudiziaria. E cioè gli anni che sono passati dagli omicidi. Battisti è stato condannato per quattro omicidi avvenuti tra il 1978 e il 1979. Quindi omicidi commessi 40 anni fa, in una situazione molto particolare, in quanto Battisti era spinto anche da motivazioni ideologiche. Al di fuori di quella situazione, di quella spinta ideologica che caratterizzò l'Italia tra la seconda metà degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, non c'è nulla che dimostri che Battisti sia un criminale. La lontananza nel tempo e la spinta ideologica oggi ridottissima rendono il Cesare Battisti di oggi una persona diversissima da quella che a 25 anni fu arrestata per quattro omicidi. Mi è capitato di leggere: "Non si è mai pentito di quello che ha fatto". E quindi? Non c'è bisogno di pentirsi, per rendersi conto che i tempi sono cambiati. Senza contare che un conto è il pentimento pubblico (che significa anche denunciare gli ideali per cui si agiva) e una cosa completamente diversa è rendersi conto di aver sbagliato. E nessuno può sapere cosa ci sia nell'animo di un'altra persona. Nessuno può sapere se Battisti si sia reso conto che i crimini commessi allora erano azioni sbagliate. 

Questo non significa assolverlo per quello che ha fatto o dire che ha fatto bene. Come ho già detto, ci sono quattro sentenze di condanna. Però non ha senso accanirsi. Anche perchè Battisti è prossimo all'età in cui la legge prevede l'incompatibilità con il carcere, a meno che non ci sia una pericolosità sociale. E Battisti è pericoloso socialmente? Sarà dura dimostrarlo in un Tribunale, dopo 40 anni in cui l'unica cosa illegale che ha fatto è stata di scappare dall'arresto. Quindi lo scenario più probabile è che l'ex terrorista faccia qualche anno di carcere, poi venga messo agli arresti domiciliari. E anche se questo non piacerà a molti, è giusto così. 

In realtà, il problema Cesare Battisti è un problema esclusivamente politico, nel senso più basso ed infimo del termine. Venti anni fa, nessuno parlava di Cesare Battisti. Fu semplicemente una "vittima" delle operazioni di distrazioni di massa del governo Berlusconi. Non è un caso che il suo arresto a Parigi avvenne nel 2004, cioè a metà del governo Berlusconi. Era semplicemente un catalizzatore per dire che i comunisti erano tutti criminali, come Cesare Battisti. Una semplificazione che qualsiasi persona intelligente respingerebbe, ma che era utile nella campagna elettorale della coalizione di centrodestra. E anche adesso la richiesta di estradizione al neo presidente del Brasile Bolsonero, l'arresto in Bolivia e la faccia dura che Lega e M5S stanno facendo contro di lui servono solo a nascondere per un giorno o due la crisi in corso nel governo a causa delle leggi sbagliate che stanno approvando. Infatti è passato in secondo piano la notizia che per esempio quota 100 subirà enormi penalizzazioni economiche, al punto che quasi nessuno accetterà di approfittarne; oppure la notizia che il reddito di cittadinanza obbligherà le persone ad accettare la prima offerta di lavoro ricevuta, in tutta Italia, dopo 12 mesi di disoccupazione. 

E' la stessa storia che ogni tanto si ripete per coloro che vengono arrestati con l'accusa di essere stati nazisti nei campi di concentramento. In realtà, nessuno di loro oggi costituisce un pericolo: sono tutti novantenni o centenari, non hanno molto da vivere. Che senso ha perseguitarli adesso? E poi ormai si tratta di persone che non avevano nulla a che fare con i ruoli chiave. Si tratta di persone che lavoravano nella burocrazia oppure che magari avevano fatto i turni di guardia per qualche settimana. Basta ricordare quanto avvenne con Priebke. La prima sentenza fu di assoluzione, e subito dopo la lettura di quella sentenza l'aula venne messa a soqquadro da un gruppo di facinorosi (mai identificati o condannati) che lo accusavano della morte dei prigionieri ebrei alle Fosse Aerdeatine. Tanto che venne fatta una nuova sentenza di condanna. Ad una persona che già allora vaeva superato i 90 anni e per fatti di oltre 60 anni prima. Che senso ha? Per non parlare delle proteste che si ebbero quando i giudici gli concessero l'affidamento ai servizi sociali e quindi di poter lavorare nello studio del suo avvocato. Si può mai pretendere che un quasi centenario stia in una cella se non è un pericolo? 

Finchè si parla di tenere in cella un Totò Riina o un Bernardo Provenzano, io sono d'accordissimo a tenerli in carcere a vita. Devono uscire da lì solo in una bara. E questo perchè la loro pericolosità sociale rimane fino all'ultimo giorno della loro vita. Un boss mafioso è in grado di dare ordini anche dopo lunghi periodi di detenzione. Ma per chi ha commesso reati in un'altra epoca storica, che senso ha? 

Come potete notare, non ne faccio un discorso ad personam. Personalmente, non mi interessa nulla se a Battisti lo mettono in galera o meno e per quanto tempo. Io ne faccio un discorso di principio. Ieri mi è capitato di leggere un articolo (mi sembra sull'Espresso) in cui si elencavano una cinquantina di persone condannate negli anni '70 e '80 per reati gravi (li possiamo definire terroristi, chi di destra chi di sinistra) e latitanti da allora. Mentre su Facebook mi è capitato di vedere dei link che ricordano come due persone condannate per stragi come Giusva Fioravanti e Francesca Mambro siano liberi, dopo essere stati condannati a numerosi ergastoli ed essere stati scarcerati in base alle leggi vigenti. Due argomentazioni che dal mio punto di vista valgono zero. Perchè nel secondo caso i due hanno scontato la loro pena, anche se non completamente. Ma comunque è quello che prevedono le leggi italiane. Mentre per i latitanti dico la stessa cosa che dico per Battisti: ormai vivono in un'altra epoca rispetto a quella in cui hanno commesso i crimini. Per cariità, arrestarli per dare una dimostrazione di forza, ci sta. Ma tenerli in carcere più di qualche mese è solo un bieco accanimento. 

Bisogna capire che c'è una enorme differenza tra reato e reato. Oggi, chiunque commetta un reato, lo fa per motivi personali: economici, di affetti o di altro tipo, ma sempre personali. Negli anni '70 e all'inizio degli anni '80 non era così. C'era una forte spinta estremista, sia a destra che a sinistra. Le aggressioni di stampo politico tra opposte ideologie erano all'ordine del giorno. E ci furono molti episodi di persone uccise nelle liti politiche, magari con armi improvvisate. Anche se si tratta di reati senza alcuna giustificazione e per cui i responsabili in molti casi sono stati arrestati e condannati, sono reati che avvenivano in un certo contesto politico, surriscaldato dagli estremismi. Oggi questa situazione non esiste più. Quelle stesse persone che commisero reati allora, oggi difficilmente avrebbero l'impulso a commetterne. Certo, c'è qualche eccezione, cioè persone violente che comunque usavano l'ideologia come scusa per giustificare quella violenza. Ma si tratta di una minoranza.

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di Antonio Rispoli
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