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Col nazismo, anche la verità dei fatti diventa menzogna


Col nazismo, anche la verità dei fatti diventa menzogna
06/02/2014, 14:26

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere un articolo su Repubblica, che partiva da una cosa vera, ma la trasformava in una falsità. 

Si trattava di un articolo sulle lettere che il futuro Reichsfuhrer delle SS (cioè capo supremo delle SS) Heinrich Nimmler inviava alla moglie Margarete, quando il primo era responsabile del Partito Nazista a Monaco e lei era infermiera. Anche se nell'articolo si parlava di una scoperta recente, in realtà sono note da decenni. E storicamente hanno un certo interesse, nel vedere come il numero 2 del Paese si faceva "coccolare" dalla moglie. Ma l'articolo poi mette in parallelo questo comportamento con la crudeltà dei campi di concentramento. Il tutto senza spiegare chi era Himmler. E quindi trasformando una cosa vera (le lettere) in un quadro di insieme falso. 

Himmler inizialmente era uno dei tanti che entrò nel partito nazista per disperazione. Ai tempi della Prima Guerra Mondiale la sua famiglia era vicina alla famiglia imperiale; ma con l'armistizio e l'allontanamento del Kaiser dalla Germania, il padre tornò ad essere un impiegato comunale qualunque. Himmler, con il Paese in crisi, faticò a trovare lavoro, nonostante il suo diploma di perito agrario. E in questo fu d'aiuto il comportamento della madre, maniacalmente precisa nel tenere i conti di casa. Ma la crisi erodeva quel misero salario, e così davanti ad Himmler si aprirono le strade del Partito Nazista. Come alternativa non era il massimo, ma nelle Germania in crisi del 1923 garantiva un pasto caldo. Inoltre si vantava di aver guidato un plotone di mitraglieri durante gli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale (cosa falsa, il suo corso di ufficiale era finito pochi giorni prima della fine delle ostilità e non ebbe il tempo di essere assegnato) e quindi appartenere alle camicie brune (il nome con cui erano noti i reparti paramilitari delle SA naziste) lo stuzzicava. 

Infatti partecipò ad un colpo di Stato. Pochi ricordano che i nazisti provarono prima con la violenza a prendere il potere, con il cosiddetto "Putsch della Birreria", nel 1923. Himmler era in prima fila, anzi rischiò di essere colpito dai proiettili che SA e Polizia si scambiarono prima che le prime si arrendessero. Mentre Hitler scontava una breve pena detentiva, Himmler si faceva notare non tanto come oratore, quanto come organizzatore. E fu questa l'arma che lo fece distinguere: in particolare organizzò le SS come corpo di elite non solo militare, ben distinte dalle SS considerate roizze e brutali. Questo gli permise di essere nominato - quando il partito nazista cominciò a crescere e a diventyare uno dei primi partiti della Germania - prima capo della Polizia di Monaco e poi braccio destro di Hitler. 

Ma Himmler era diventato anche qualcos'altro. Sin dal 1925 Gregor Strasser - un nazista appartenente ad una fazione che contrastava Hitler e che venne poi ucciso nella notte dei Lunghi Coltelli - notò quanto fosse diventato un fanatico antisemita. Perchè è bene ricordare una cosa: benchè il nazismo propagandasse l'odio contro gli ebrei, ben pochi nei vertici del partito erano davvero fanatici. Speer e Todt, Goring e Bormann (giusto per citare alcuni nomi di personaggi vicino ad Hitler) avevano un antisemitismo di facciata. Invece Himmler era un fanatico, al massimo grado. E lo dimostrano i suoi progetti, parzialmente realizzati. 

Chi ha mai sentito parlare di "Sangue e terra"? Probabilmente nessuno. Eppure era questo l'asse ideologico che si nasconde dietro i forni crematori e le stragi di civili effettuate dai nazisti. Si trattava di un piano, elaborato proprio da Himmler, per trasformare tutto il territorio compreso tra i confini tedeschi e gli Urali in un misto tra il granaio del Paese e un sistema difensivo. Infatti secondo lui si dovevano creare dei "feudi", guidati da un nucleo di 20 mila famiglie tedesche di puro sangue ariano, coordinate dalle SS, che avrebbero avuto tre incarichi: coltivare le terre per produrre il cibo necessario al Paese; guidare e controllare un gruppo di untermenschen (sottouomini, il termine con cui i nazisti indicavano gli slavi) che sarebbero stati schiavi; essere la spina dorsale dell'esercito tedesco, fornendo uomini e carri armati ogni volta che ce ne fosse stato bisogno. Chi conosce la storia, sa che questo è un sistema preso di peso dal Medioevo e trasportato ai nostri giorni, con pochi aggiustamente. 

E tuttavia gli stermini nascono qui. Perchè chiaramente bisognava "sfollare" quelle terre, per renderle disponibili ai tedeschi. E da qui l'idea di deportare prima i polacchi, poi gli ucraini, i bielorussi e così via nei campi di concentramento. Campi di concentramento che non vennero creati per lo scopo, ma che esistevano già da prima. Pochi sanno che il primo campo di concentramento venne creato nel 1935 a Dachau e che i primi ebrei vennero portati lì solo nel 1938. Prima di allora c'erano per lo più prigionieri politici, soprattutto esponenti del Partito Socialdemocratico. 

Ma poi le cose cambiarono: Himmler ottenne il controllo dei campi e allora cominciò a deportarvi ebrei e slavi, oltre ai rom, gli omosessuali, i prigionieri di guerra e in pratica qualsiasi altra persona fosse da imprigionare. E qui Himmler dimostrò ancora una volta come il cervello non funzionasse a dovere: rinforzò la sua idea sul piano "Sangue e terra" e quindi cominciò a deportare le persone che occupavano le terre fertili prima della Polonia e poi dell'Ucraina, per sostituirle con i "Volksdeutsche", cioè quelle popolazioni etnicamente tedesche ma che vivevano al di fuori dei confini della Germania. Ovviamente l'esperimento fallì e quando la Germania perse la guerra, furono proprio questi i primi a trovarsi nell'alternativa se scappare o essere uccisi (nella migliore delle ipotesi) dall'esercito russo. 

La biografia di Himmler era necessaria per far capire una cosa: la personalità dell'uomo non è la personalità del nazista medio. Sì, Himmler è stato quello che ha organizzato i campi di concentramento. Sì, è stato lui ad ordinare la creazione dei campi di sterminio e del campi di lavoro. Sì, era senza cuore e senza umanità, finchè delegava agli altri il compito di sterminare le persone. Ma il nazista medio non era così. Era più simile all'Himmler di Minsk, città invasa dal nazismo. Il capo delle SS si presentò lì un giorno di maggio del 1942 per verificare come le sue SS sterminavano quelle persone. Vennero allineate un centinaio di persone davanti ad una fossa e i soldati cominciarono ad eliminarli uno dopo l'altro, con un colpo di pistola alla nuca. Ma dopo una ventina di spari il glorioso Reichsfuhrer delle SS cominciò ad ondeggiare e svenne. Un po' di acqua in faccia lo fece rinvenire, e lui cominciò ad inveire contro i soldati per il pessimo lavoro fatto: un paio di persone, nonostante un proiettile avesse bucato loro il collo da parte a parte, erano ancora vive e si lamentavano debolmente. Ufficialmente lo svenimento venne attribuito al caldo russo. 

Secondo la tradizione, qui nasce l'idea dei campi di sterminio: rendere più facile ed efficiente lo sterminio. Uno sterminio che durò una ventina di mesi, dato che nel febbraio del 1944 arrivò l'ordine di distruggere tutto. Uno sterminio che, come si può capire, nasce da una mente disturbata. E lo dimostrano anche le lettere inviate alla moglie Margarete: non parla mai di vite umane, di sterminio, ma usa metafore agricole. Parla di "selezionare le specie migliori", di "eliminare le piante infestanti", e così via. E comunque, le lettere storicamente delineano ben poco, oltre al rapporto affettuoso tra i due: non so quante persone nel 1938 potessero chiamarlo "cattivello di un soldato di ventura". Ma appaiono terribili parole come: "Noi siamo come gli specialisti della selettocoltura che, volendo ottenere una nuova varietà pura, per  prima cosa strappano le piante indesiderate. Così noi cominceremo con l'estirpare quelle persone che non siano materiale adatto per le SS". E soprattutto, non sono quelle di Hitler, che invece spingeva il suo antisemitismo solo alla separazione fisica tra ebrei ed ariani (infatti vagheggiava di confinarli nel Madagascar)

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di Antonio Rispoli
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