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Colpevole per i commenti postati da altri? Solo se...


Colpevole per i commenti postati da altri? Solo se...
15/05/2013, 14:14

C'è una sentenza di pochi giorni fa del Tribunale di Roma che è stata diffusa in rete in maniera sbagliata e che sta generando un panico ingiustificato. La notizia è la condanna a 9 mesi di reclusione, con pena sospesa per un blogger. 
Secondo quanto si legge sui giornali, lui non ha nessuna colpa, dato che è stato condannato perchè altri hanno pubblicato sul suo blog dei commenti che istigavano alla violenza contro l'azienda che a Roma si occupa dei cartelloni pubblicitari. Peccato che non sia assolutamente vero. Infatti, se si leggono le motivazioni della sentenza, si legge che il giudice ha stabilito la condanna perchè "pacifica essendo la responsabilità esclusiva in capo all’imputato per la gestione del blog (…) e dunque anche per il contenuto dei messaggi in esso pubblicati, è indifferente che si tratti di contenuti riferibili direttamente al T.  o ricevuti da altri utenti, essendo stato comunque il primo a curarne l’inserimento e la conseguente divulgazione al pubblico. L’affermazione del T. di non controllare il contenuto dei messaggi ricevuti prima di pubblicarli è priva di rilievo ai fini che qui interessano, sia perché formulata in termini assolutamente generici, sia perché la qualità dei contenuti di analogo tenore pubblicati sul blog nel corso del tempo è tale da rendere inverosimile che l’imputato potesse averne ignorato o male interpretato il contenuto". 
Ora, una premessa: i giudici, di solito, sono molto attenti quando scrivono le motivazioni delle sentenze. Quindi le singole parole sono scelte con attenzione. Quindi esaminiamo queste frasi. Quando il giudice dice: "essendo stato comunque (l'imputato) il primo a curarne l’inserimento e la conseguente divulgazione al pubblico..." significa che si tratta di un blog dove i commenti sono moderati. Cioè l'utente scrive il commento e spetta all'admin del blog decidere se approvarlo o meno, rendendolo pubblico. Un po' come succede sul nostro sito. Ma noi giornalisti verifichiamo ogni singolo commento, prima di approvarlo. E se contiene espressioni volgari o diffamatorie non lo pubblichiamo. La colpa del responsabile di questo sito è stata questa: non ha effettuato questa importante funzione di filtro. Se le stesse cose fossero state pubblicate su una pagina Facebook, il responsabile sarebbe stato colui che l'ha scritto. E abbiamo una prova in alto loco: una ventina di persone sono state iscritte nel registro degli indagati per una serie di commenti offensivi contro il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pubblicati sul blog di Beppe Grillo. Ma, nonostante i piagnistei di quest'ultimo che sta gridando alla censura, lui non è minimamente coinvolto. Perchè? Perchè su quel blog i commenti non sono moderati ex ante, ma ex post. Cioè io posso scrivere quello che voglio, anche gli insulti, e il commento viene pubblicato; salva la facoltà di chi gestisce il sito di cancellarlo. 
Tuttavia il problema resta grave. Non tanto per la topica presa anche da giornali di nome, come Il Fatto Quotidiano, ma per la continua disinformazione che c'è su Internet, di cui questo fatto ne è un esempio. Una volta si diceva che Internet sarebbe stata la vera rivoluzione dell'informazione, perchè avrebbe permesso a chiunque di essere informato anche a dispetto delle "censure" della stampa "ufficiale". E invece è diventato un immondezzaio di notizie. Se si escludono le notizie provenienti dai grandi giornali, il grosso dei link e dei blog che si vedono su Internet non sono niente altro che raccolte di bufale. Si va dal signoraggio al NWO, dal complotto megagalattico contro l'Italia e a favore della Germania alla bufala del momento, quella del Ministro Kyenge che vuole far arrivare flotte di stranierid all'Africa. Senza dimenticare le bufale vecchie e riciclate, come quella sul ddl 733, che ha ripreso forza dopo le parole della Presidente della Camera Laura Boldrini contro la libertà sul web. Ma è la stessa che circola da 4 anni: si riferisce ad un disegno di legge approvato nel luglio 2009. A gennaio di quell'anno, il Senatore dell'Udc D'ALia (sì, lo stesso che adesso è Ministro) fu primo firmatario di una legge che obbligava chiunque volesse gestire una pagina Facebook o un blog a registrarsi presso il Tribunale e a comportarsi come se fosse una testata giornalistica; cosa che avrebbe comportato una oggettiva censura della libertà di esprimersi. Ma quell'emendamento (articolo 50 bis o "emendamento D'Alia) ad aprile venne eliminato e quindi la legge fu approvata senza questa aggiunta. Eppure ancora adesso gira: è bastato eliminare le date, metterci un titolo allarmistico ("Nessun Telegiornale ha avuto il permesso di diffondere questa notizia") e milioni di stupidi l'hanno condiviso e diffuso a manetta, meritandosi l'Oscar della stupidità

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di Antonio Rispoli
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