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Come si calcola la condanna per un reato?


Come si calcola la condanna per un reato?
07/10/2019, 15:50

In questi giorni ho letto sui social netowrk una notizia (di scarsissima affidabilità, data la fonte; ma comunque non ho prove che si tratti di una notizia falsa): uno straniero condannato a 3 anni e 4 mesi per stupro. E sotto la solita sequela di insulti contro gli stranieri, di gente che chiedeva l'ergastolo o la pena di morte e via discorrendo. Mettendo da parte tutto lo schifo nel vedere tanto razzismo (ce ne fosse uno che abbia chiesto la pena di morte per uno dei tanti italiani che uccidono le loro mogli, compagne, fidanzate o ex), mi sono reso conto che la gente non ha nessunissima idea di come si calcola una condanna. 

Perchè, se prendiamo il caso in questione (ammesso che sia vero), la pena è stata calcolata correttamente. Innanzitutto, nel Codice esiste un minimo e un massimo per ogni reato. Alle volte, come nel caso dello stupro, il minimo e il massimo variano a seconda delle modalità o delle conseguenze. Per esempio, nel caso dello stupro, se c'è solo l'atto violento, la pena va da 6 a 12 anni; se lo stupro è commesso dal genitore o da un tutore (per esempio un professore), allora la pena va da 8 a 16 anni; stessa cosa se la vittima ha una età compresa tra i 14 e i 18 anni; Se la vittima non ha compiuto 14 anni, la pena va da 9 a 18 anni; se ne ha meno di 10, si va da 12 a 24 anni. E così via. Quindi, per prima cosa bisogna stabilire qual è il "settore" nel quale calcolare la pena iniziale, che è chiamata "pena base". 

Dopo di che si calcolano le aggravanti e le attenuanti. Il Codice dice chiaramente che si calcolano prima le aggravanti e poi le attenuanti. Naturalmente, il giudice può anche decidere di compensarle. Sono valutazioni personali, non soggette a regole codificate, quanto piuttosto ad una valutazione dei fatti concreti. Un professore che per esempio picchia l'alunna e poi la violenta probabilmente riceverà un calcolo delle aggravanti più sfavorevole. E via di questo passo. Con una specificazione: le attenuanti generiche. Si tratta di una misura anomala del nostro ordinamento. Quando cadde il fascismo, c'era il Codice penale Rocco, chiamato così dal nome del ministro fascista che l'aveva fatto approvare. Anzichè risistemare tutte le sanzioni, nel 1946 venne introdotto il concetto delle attenuanti generiche, grazie al quale tutti i reati potevano essere abbassati di un terzo. Ed oggi le attenuanti generiche si danno praticamente a tutti. Anche ai boss della mafia. Quindi, quale che sia il reato, per quanto grave o turpe, non c'è da stupirsi se si parla di attenuanti generiche. 

Oltre a queste esistono anche attenuanti specifiche, che si applicano in questo caso e non nell'altro. Per esempio, il risarcimento danni, in certi reati, consente di avere la riduzione della pena. In altri casi, ci sono comportamenti che permettono addirittura di cancellare il reato. Per esempio, nel caso di un abuso edilizio, se il proprietario elimina quell'abuso edilizio e presenta una certificazione del Comune, il reato è cancellato. Sempre parlando dello stupro, c'è anche un caso che alle volte fa discutere, quello della "minore gravità". E anche qui è necessario una piccola spiegazione. Quando vennero scritti gli articoli come sono oggi, rimase il dubbio di come considerare quegli atteggiamenti sessisti e sgraditi alle donne, ma che non costituivano un reato così grave. Il maschio che in ufficio dà una pacca non gradita al sedere della collega, come lo si considera? Non è uno stupro vero e proprio, ma non è neanche una cosa su cui si possa passare sopra. Nacque così il concetto di "stupro di minore gravità", intendendo quello dove la libertà della vittima di andarsene non è ostacolata. Appunto, la palpata molesta, diciamo così. In questo caso, il reato è sempre violenza sessuale, ma la pena viene ridotta: non più da 6 a 12 anni, ma si parte da 2 anni. 

Fatte tutte queste valutazioni, c'è la condanna. Che però può seguire una ulteriore riduzione se si seguono i cosiddetti "riti alternativi". Si tratta di procedure molto veloci, fatte a richiesta dlel'imputato, di solito, con cui si giunge ad una condanna immediata. Col risultato che l'imputato viene "premiato" con una ulteriore riduzione della pena fino ad un terzo. I riti alternativi sono diversi. C'è il patteggiamento (previsto per le condanne che siano sotto i 5 anni), in cui l'avvocato e il Pubblico Ministero si accordano per una condanna. Può sembrare strano il concetto, ma in Tv nei film statunitensi si vede spesso. Quando l'imputato è colpevole, a che serve fare il processo? verrebbe condannato comunque. Almeno così ha una condanna più bassa. 

Altro rito alternativo è il rito abbreviato. Per capire, bisogna partire da un fatto. Sin dal 1990, con l'ultima riforma del Codice di Procedura Penale, è stato deciso che le prove si formano davanti al giudice. Quindi, le indagini del Pm, all'inizio del processo sonos conosciute al giudice, che sa solo qual è l'accusa contro l'imputato. Poi vengono chiamati i testimoni e prodotti i documenti, anche se il Pm ha nel suo fascicolo i verbali di interrogatorio dei testimoni. Col rito abbreviato, l'imputato acconsente a che i verbali di interrogatorio diventino prove, come se per ognuno fosse venuto il relativo testimone. Quindi il Pm consegna il proprio fascicolo al giudice che su quella base decide. E anche in questo caso, la pena viene ridotta di un terzo. Ma a differenza del patteggiamento, che è una condanna certa, col rito abbreviato si svolge un regolare processo, quindi l'imputato può anche essere assolto. Un altro rito alternativo è l'oblazione, applicabile solo per quei reati che prevedono la scelta tra una condanna al carcere e una multa. In questo caso l'imputato chiede di pagare la metà della multa massima, e così cancella il reato. Come si può ben capire, questo si usa per reati di minima importanza. 

Infine c'è il decreto penale di condanna. Anche su questo, per chi lo riceve, spesso c'è una incomprensione di fondo. Perchè in pratica si riceve una lettera della Procura in cui si dice che la persona è stata condannata ad una sanzione (che è sempre una multa, anche per quei reati che non lo prevedono). La sanzione viene calcolata così: il minimo della pena più tutte le attenuanti possibili, comprese le attenuanti generiche per ridurla il più possibile. Viene quindi una condanna che è il minimo del minimo. Dopo di che la pena viene convertita in una multa, cosa possibile per le condanne sotto i 6 mesi (anche se non per tutte) e al ritmo di 250 euro al giorno. E alla fine viene una multa totale. Se si paga entro la data indicata, la condanna è scontata. Altrimenti, si fa il processo. Ma in questo caso, se non si è assolti, la condanna sarà comunque più elevata di quella indicata nel decreto penale. E non è detto che sarà solo una multa. A trarre in inganno è quello che c'è scritto nella lettera, dove si parla di condanna avvenuta. E molti dicono: "Ma come? Sono stato condannato senza un processo?". In realtà non è una vera condanna. E' una specie di proposta, una sorta di patteggiamento prooposto dal Pm anzichè dall'avvocato. E a condizioni eccezionali, come abbiamo visto. Volendo usare una espressione tipica del commercio, abbiamo fatto il massimo dello sconto. 

Come si vede, quindi, il calcolo della pena non è così facile da capire. Vediamo allora il caso citato in quell'articolo di cui parlavo all'inizio. Una condanna a 3 anni e 4 mesi per uno stupro è assolutamente normale. Si parte da una pena di 6 anni (una legge del governo Berlusconi, chiamata "ex Cirielli", stabilì che per le persone incensurate e in assenza di fatti di particolare gravità, si dovesse partire sempre dal minimo della pena), ridotta a 5 anni per la concessione delle attenuanti generiche, ridotta per la scelta del rito abbreviato, che in questo caso c'è stata, a 3 anni e 4 mesi (5 anni sono 60 mesi, se ne togli un terzo, ne restano 40). La riduzione delle attenuanti generiche, come si vede, non è stata piena. Il giudice poteva ridurre anche a 4 anni. Ma evidentemente c'è stato nell'episodio una qualche aggravante o comunque qualche fatto che gli ha fatto valutare la necessità di una riduzione parziale della condanna. Per capire esattamente cosa, bisognerebbe leggere le motivazioni della sentenza, cioè quella parte della sentenza in cui il giudice spiega i perchè e i percome della sua decisione. 

C'è poi un'altra cosa che volevo sottolineare. Non rientra nel discorso della condanna in senso stretto, ma spesso fa scalpore. Mi riferisco alla scarcerazione delle persone pochi giorni dopo il loro arresto, prima del processo. Questa si chiama "carcerazione preventiva". Essendo ai limiti della costituzionalità (se ci pensate bene, si tratta di mettere in galera una persona che comunque non è stata ancora condannata e in teoria potrebbe essere innocente), è sottoposta a paletti molto rigidi. Per cui si può applicare solo in tre casi: pericolo di inquinamento delle prove, pericolo di fuga e pericolo di commettere altri reati. Ma questi pericoli vanno dimostrati. Non basta dire per esempio: "E' uno straniero, quindi può scappare". Bisogna che abbia le valigie pronte oppure che abbia comprato i biglietti dell'aereo o del treno. Oltre a quei tre parametri, c'è un'altra condizione da rispettare: bisogna che la sanzione sia meno afflittiva possibile. Cioè non puoi tenerlo in carcere se il pericolo per cui è sospettato lo si evita tenendolo agli arresti domiciliari. E non puoi tenere l'imputato ai domiciliari se può bastare che firmi un apposito registro presso la Polizia o i Carabinieri (per esempio nel caso in cui tentasse la fuga). Cioè ci sono varie gradazioni di sanzioni e bisogna trovare quella che contemporaneamente sia adatta ad evitare il pericolo ma che crei meno problemi possibile alla persona. 

Capisco che uno possa pensare: "Ma come? Quello è un assassino, perchè ha ucciso la moglie. L'hanno visto 10 persone. Come fa ad essere libero?". Perchè evidentemente secondo i giudici non c'è pericolo che scappi, non c'è pericolo che ammazzi un'altra moglie (di solito uno è sposato con una sola persona) e non c'è pericolo che inquini le prove, per esempio convincendo i testimoni a dire il falso in Tribunale. Il fatto che da lì ad un anno il tizio venga sicuramente condannato, perchè le prove sono evidenti - per quanto può essere paradossale - non conta. Dopo la condanna l'uomo andrà in carcere. Non prima.

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di Antonio Rispoli
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