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Come si riconosce un razzista? E' quello che accusa


Come si riconosce un razzista? E' quello che accusa
22/07/2013, 15:18

Già qualche giorno fa, in un altro editoriale, ho fatto un elenco dei luoghi comuni e delle menzogne che vengono diffuse su Internet, contro rom e stranieri. Ma i commenti letti a quell'editoriale e ad altre notizie mi spingono a ritornare sull'argomento. 
Perchè quello che vedo è una quantità sproporzionata di persone razziste, violentemente razziste. E che non si rendono conto di esserlo. Cioè per molti dire che gli extracomunitari sono dei criminali o che i rom sono dei ladri è una cosa normale, non lo considerano razzismo.
E invece lo è. Lo è come è razzismo ogni e qualcunque frase o atteggiamento in cui si consideria un gruppo diverso da se stessi solo perchè hanno un colore della pelle diverso o seguono una religione diversa o hanno abitudini diverse. E' chiaro che questo non vuol dire che siano tutti dei santi. Come in ogni gruppo etnico c'è una certa quota di delinquenti, c'è anche tra i rom o tra gli stranieri. Magari qualcuno in più, dato che l'estrema poverà in cui vivono finisce con l'aumentare la propensione a delinquere, come dimostrano numerosi studi sociologici. O magari qualcuno in meno, dato che spesso si tratta di persone che, per la loro vita in Paesi stranieri e/o per la loro educazione, hanno una etica morale molto superiore alla nostra, in molti aspetti. 
Il punto è che negli ultimi anni ci sono state un sacco di parole razziste che sono entrate nell'uso comune, senza che la gente se ne rendesse conto. Facciamo qualche esempio. Quante volte abbiamo sentito la frase: "Non c'è reciprocità" con i loro Paesi? E col puntuale esempio che nei Paesi islamici non ci sono chiese ma solo moschee. Certo, se uno pretende di trovare una CHiesa in Arabia Saudita non la troverà mai, dato che si tratta di un Paese sacro all'Islam. Sarebbe come costruire una moschea all'interno di piazza del Vaticano: impensabile. E certo non la si troverà in Afghanistan o in Pakistan, che sono due Paesi estremisti. Ma in Iran per esempio se ne trovano di magnifiche. ANche in Siria, fino a qualche anno fa; ma i mercenari di Al Qaeda le distruggono man mano che occupano zone della Siria. Per esempio ce n'era almeno una splendida ad Aleppo, la seconda città della Siria. Ma i "ribelli" ci hanno messo le mani sopra e gli estremisti islamici l'hanno distrutta. Così anche nel Maghreb (finchè l'estremismo che si sta facendo strada in ALgeria e Tunisia non le distruggerà) ce ne sono diverse. QUindi la reciprocità c'è, se parliamo di mondo islamico e mondo cristiano. E da noi invece? SOlo due moschee in Italia, il resto sono luoghi di preghiera ricavati in capannoni, scantinati e garage. 
Un altro esempio è derivato dallo slogan leghista (e già questo è significativo) del "padroni a casa nostra". E così quando si parla dell'accoglienza di extracomunitari o dei campi rom, si parte con: "Ma se io entrassi a casa tua...". Vediamo di intenderci: l'Italia non è casa mia, come non è casa di nessuno. L'Italia è solo una convenzione, un accordo, esattamente come tutti gli altri Stati. Quindi ci posso abitare io come ci può abitare quello nato in Ghana, quello nato in Ecuador o in Russia. Certo, deve rispettare le leggi, come sono tenuto io al loro rispetto. Però queste parole dette da un italiano, risultano quasi ridicole. Infatti noi violiamo la legge abitualmente, senza che nessuno dica niente: buttiamo le cartacce per la strada, oppure paghiamo servizi professionali senza farci dare la ricevuta per risparmiare oppure parcheggiamo la macchina dove ci pare, ecc. E parlo di semplici cittadini, non dei reati che commettono i politici (corruzione, concussione, ecc.) o degli imprenditori (evasione fiscale, estorsione, ecc.). Quindi, prima di criticare la pagliuzza nell'occhio del prossimo, sarebbe ilc aso di dare un'cchiata alla trave che abbiamo nel nostro. Anche perchè noi le leggi le conosciamo, bene o male. Possiamo ignorare qualche legge di dettaglio, ma quelle principali le conosciamo. Ma possiamo dire lo stesso per un extracomunitario? La risposta è no. Di solito essi conoscono a malapena le leggi del loro Paese; del nostro sanno quello che gli viene riferito a voce dai connazionali che trovano. Quindi non c'è da stupirsi, se loro violano la legge: spesso non sanno di violarla, ma fanno semplicemente quello che fanno nel loro Paese. Per fare un esempio banale, qui farsi un bel panino al prosciutto è normale; farlo a Islamabad rischia di portare alla pena di morte. 
Ovviamente a questo punto salirà su il solito imbecille a protestare: ma allora gli extracomunitari non devono pagare quando violano la legge? In realtà loro pagano molto più degli italiani quando sbagliano: tranne rarissime eccezioni, non viene concessa loro la sospensione condizionale della pena, vengono inflitte loro sanzioni più elevate di quelle inflitte agli italiani a parità di reati; e almeno il 15% di loro vengono scarcerati ben oltre la data di scadenza della loro detenzione. Quindi il problema non è questo ma il fatto che mai il governo italiano ha creato dei percorsi di inserimento per gli stranieri, con un canale che concedesse ad una certa quota di stranieri di entrare nel nostro Paese. Anzi, sia la Lega che il Pdl hanno fatto campagna elettorale negli ultimi 20 anni sulla "sicurezza", con l'equivalenza completa tra l'immigratop o il rom e il delinquente. In realtà, i dati del Viminale dimostrano che è una equazione sbagliata: meno del 6% dei crimini violenti sono commessi da stranieri e il 97% degli stupri avvengono in  famiglia. Il tutto a fronte di una quantità di immigrati regolari che supera il 10% della popolazione italiana. Quindi, turbe di stranieri che vengono in Italia per ammazzare e per stuprare non ce ne sono e non ne sono previsti. 
Ma è impossibile far capire questo all'italiano medio. E il motivo è sempre lo stesso: troppo arrogante per capire la limitatezza delle sue cognizioni e troppo ignorante per sapere la persona straniera da quale contesto socioculturale viene. In questo prevale ancora l'idea colonialista che noi viviamo nelle città civilizzate e loro nelle tende fatte di foglie. E che quindi sono quasi delle res nullius (cose di nessun valore) rispetto a noi uomini occidentali. Ed è già così che si fanno i primi passi verso il razzismo. Con questo modo di ragionare. 

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di Antonio Rispoli
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