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Come stanno andando i PIIGS?


Come stanno andando i PIIGS?
06/05/2019, 15:56

FIno a qualche anno fa era un termine che girava molto, sia sui giornali che sui social network. Oggi è quasi dimenticato. Ma come stanno i PIIGS? bene, a parte uno. 

Innanzitutto chi sono i PIIGS? Sono i cinque Paesi della zona euro che hanno ricevuto più danni dalla crisi del 2008. E' un termine abbastanza insultante, dato che "pigs" in inglese significa "maiali". Il termine PIIGS è l'acronimo formato dalle loro iniziali: Portogallo, Irlanda, Italia, Spagna e Grecia. Dopo il 2008, a causa delle debolezze economiche e politiche intrinseche, sono stati a rischio, hanno avuto bisogno di aiuti. E nel caso della Grecia si sono dovuti usare dei provvedimenti eccezionali. Ma qual è lo stato di salute economica di questi Paesi oggi? Esaminiamoli uno per uno. 

La Grecia era senz'altro il malato più grave. Con una classe politica corrotta e incapace, ha veramente rischiato il fallimento. Per salvarla, oltre a cospicui prestiti, è stato necessario un default parziale, per ridurre il debito pubblico. In pratica, nel 2011 è stato ridotto il suo debito pubblico del 70%, trasformando il resto in un titolo unico con scadenza nel 2041 ad un interesse dell'1%. Inoltre sono state fatte riforme "lacrime e sangue", come si suol dire: tagli delle pensioni, licenziamenti nel settore pubblico, riduzione degli stipendi, taglio del welfare,ecc. Misure molto drastiche che nel loro complesso hanno fatto ingenti danni. Ma oggi la Grecia si è rimessa in moto e nel 2018 è cresciuta di oltre il 2%. Inoltre il premier Alexis Tsipras, più volte in bilico e sul punto di perdere la maggioranza, è riuscito anche a ridare ai cittadini un po' del welfare che era stato tolto. Certo, ci sono ancora i prestiti da restituire e il debito pubblico è sempre molto alto; ma almeno adesso non è più a rischio default. 

La Spagna ha avuto molti problemi. Soprattutto a livello di occupazione, che negli anni scorsi è arrivata vicino al 30%. Anche qui il governo Rajoy ha fatto delle riforme legislative che hanno ridotto il welfare e aumentato le tasse in maniera generalizzata e che alla fine gli sono costati il consenso popolare (tra le elezioni del 2019 e quelle precedenti, il Partito Popolare di Rajoy ha dimezzato i consensi). Ma oggi la Spagna comincia a marciare: anche lei nel 2018 ha avuto una crescita superiore al 2%. Inoltre la disoccupazione è scesa al 14% e lo spread tra i Bonos spagnoli e i Bund tedeschi è inferiore ai 100 punti. Tanto che il premier Sanchez, a capo del Partito Socialista, nel dicembre scorso ha potuto tentare un forte investimento nel welfare (anche se è fallito perchè non ha avuto i voti necessari ad approvarla). 

L'Irlanda è stata la prima ad uscire dai casini. Ma la sua situazione era diversa da quella degli altri Paesi, perchè i danni economici ricevuti dalla crisi erano soprattutto legati ai legami finanziari delle banche irlandesi con quelle britanniche e statunitensi. Quindi ha potuto risolvere tutto ottenendo un prestito dal Fondo Monetario Internazionale con la supervisione della Ue. Ovviamente anche all'Irlanda è stato presentato il solito elenco di riforme da fare: taglio al welfare, alle pensioni, riduzione dei salari, ecc. Ma il governo irlandese prese un'altra strada: andò a Bruxelles con una controproposta. Per cui accettò alcune delle prescrizioni e ne modificò altre. Altre ancora vennero respinte dal governo irlandese, ma vennero sostituite da altre misure che avrebbero determinato lo stesso gettito. Al termine della trattativa, la Ue accettò le modifiche proposte e l'Irlanda fece come voleva. Non ci fu nessuno che parlò di "battere i pugni sul tavolo", come amano dire certi nostri politici. Ma avendo un piano alternativo valido, non ebbero problemi. Oggi l'economia irlandese va alla grande: nel 2018 è cresciuta di oltre il 4% ed è stata una delle migliori dell'area euro. 

Infine il Portogallo. Anche qui, discorso simile alla Spagna: misure "lacrime e sangue" che hanno provocato problemi di consenso ai politici a lungo. Ma il governo portoghese ha puntato anche ad un miglioramento dei conti pubblici. Il risultato è che nel 2018 il deficit è stato dello 0,5% del Pil e il Pil è cresciuto di oltre il 2%. In virtù di questi risultato il Portogallo sta riducendo velocemente il rapporto debito pubblico/Pil, cosa che nel lungo periodo consente di creare una riserva per quando arriverà la nuova crisi. 

Come si vede, quindi, non c'è bisogno di essere la Germania, per avere delle performance economiche importanti. Questo lo dico perchè, quando porto la Germania come esempio di una economia da imitare, mi sento ancora oggi rispondere bufale del tipo: "Bella forza, loro con l'euro stanno impoverendo gli altri Paesi europei"; oppure: "La Germania ha mandato in fallimento la Grecia per potersela comprare per pochi spiccioli"; e via di questo passo. E invece basta avere un governo fatto di gente capace per ottenere buoni risultati economici. E' chiaro che quando parlo di "governo capace" non parlo di quelli che ha avuto l'Italia dal 2008 in poi. Perchè vediamo quali governi ha avuto l'Italia. 

A fine 2008 in Italia c'era il governo Berlusconi. E quando la crisi economica giunse in Italia, il governo non fece nulla per arginare. Grazie a loro abbiamo avuto un crollo del Pil del 5%, il più alto della storia italiana. E un deficit passato dall'1,5% del marzo 2008 (governo Prodi) ad un deficit superiore al 5% del dicembre 2009. Anche negli anni successivi il governo Berlusconi cercò di minimizzare il problema. Chi non ricorda Berlusconi che ancora nel 2010 diceva che lui non vedeva la crisi economica perchè c'erano i ristoranti pieni e gli aerei in partenza per località uristiche dove non si trovava posto? Poi, alla crisi economica si aggiunse la crisi politica, dovuta alla separazione di Alleanza Nazionale, dopo il famoso litigio con Fini ("Che fai? Mi cacci?"). E nonostante i tentativi di Napolitano di proteggere quel governo, nel novembre 2011 dovette dare le dimissioni perchè ormai non aveva più una maggioranza in Parlamento e le leggi venivano approvate solo grazie all'astensione di massa del Pd. 

A quel punto subentrò il governo Monti. Molti affermano che lui ci ha salvato dal default, e quindi esprimono apprezzamento. Ma io non sono d'accordo. Fece manovre finanziarie che ci costarono centinaia di migliaia di euro, ne facevamo una ogni due mesi. Ma il deficit scese solo di poco, meno di 20 miliardi. Perchè in realtà le manovre di Monti furono le stesse "lacrime e sangue" adottate in Grecia. E il governo Monti creò le stesse distruzioni in economia che sono state create in Grecia: taglio del welfare, abbassamento dei salari attraverso una maggiore precarizzazione del lavoro, taglio delle pensioni mediante la legge Fornero, e così via. Mentre allo stesso tempo venivano elargiti cospicui sussidi pubblici alle imprese che - come sempre accade in questo caso - intascarono e portarono quei soldi nei loro conti nei paradisi fiscali. Poi ci furono le elezioni del 2013 e il governo Letta. Di cui il meglio che si può dire è che fu un governo evanescente. 

All'inizio del 2014 Renzi scalzò Letta da Palazzo Chigi. Anche qui, ci sono coloro che credono che Renzi abbia fatto del suo meglio, tirando in ballo i dati del miglioramento del Pil e dell'occupazione. Ma è una valutazione a dir poco superficiale. Perchè è vero che l'occupazione aumentò, ma fu solo grazie al Jobs Act e al fatto che quella legge facilitava l'assunzione a tempo determinato. E poichè l'Istat considera un posto di lavoro per 364 giorni dopo la fine di quel rapporto di lavoro, l'aumento fu dovuto al fatto che tantissimi disoccupati venivano considerati occupati perchè avevano lavorato magari per un mese o due negli ultimi 12 mesi. In quanto all'aumento del Pil, fu dovuto quasi esclusivamente al miglioramento dell'export. Cioè gli altri Paesi miglioravano la loro situazione economica, e questo si ripercuoteva positivamente sul Pil italiano. Faccio un solo esempio: nel 2017 (governo Gentiloni, ma è stata una prosecuzione dle governo Renzi) il Pil è aumentato dell'1,5%. Secondo i dati Istat, di quell'aumento lo 0,8% è stato dovuto all'export e lo 0,4% è stato un aumento nominale, cioè dovuto all'aumento dei prezzi. Quindi l'aumento effettivo dell'economia italiana è stato solo uno 0,3%. Come ho detto, il governo Gentiloni è stata la prosecuzione del governo Renzi, e quindi non c'è altro da aggiungere. 

Poi c'è stato il governo attuale, che io chiamo Salvini-Di Maio, dato che il presidente del Consiglio Conte ha già dimostrato di non contare nulla. Ed è stato un disastro da tutti i punti di vista: aumento del deficit, crollo del Pil e una possibile finanziaria da 50 miliardi e oltre che a dicembre prossimo potrebbe uccidere definitivamente l'Italia. Quindi come si vede, l'unico dei Paesi dei PIIGS che è ancora nei guai è proprio l'Italia. Ma nessuno ci pensa più. Tutti sono impegnati a litigare a sostegno del leader politico che sostengono e ad insultare quelli che considerano avversari (o meglio, nemici). E ogni tanto si sente qualcuno (l'ultimo è stato il Ministro dell'Interno Matteo Salvini) richiamare il "Made in Italy". Come se significasse qualcosa, quando si esce dal settore del lusso e dal settore agroalimentare. In realtà, l'economia italiana è sempre più debole, i consumi interni sono ormai bassissimi e l'occupazione si basa sui contratti precari e su milioni di lavoratori sfruttati e sottopagati. E non mi riferisco solo agli extracomunitari che lavorano 14 ore al giorno nei campi, per 10 o 15 euro al giorno, ma anche agli italiani che firmano contratti regolari e poi devono accettare paghe dimezzate per conservare il proprio posto di lavoro. 

Quindi è inutile dire "E' colpa dell'euro" oppure "E' colpa della Germania" oppure "E' colpa della Bce". Perchè gli altri Paesi dei PIIGS stanno anche loro nella Ue e usano l'euro. Eppure loro sono migliorati in maniera sensibile, noi no. Loro hanno sistemato, magari solo parzialmente, delle inefficienze del loro sistema economico; l'Italia ha la stessa economia del 2008. Anzi, in diversi aspetti è peggiorata. Bisognerebbe avere il coraggio di dire che il problema dell'Italia sono gli italiani, che votano col deretano e scelgono leader politici pessimi. Mentre coloro che hanno veramente migliorato l'economia italiana (come Romano Prodi) sono stati defenestrati.

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di Antonio Rispoli
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