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Confindustria spinge ad agire contro la crisi, ma ne è responsabile


Confindustria spinge ad agire contro la crisi, ma ne è responsabile
13/04/2013, 15:19

Ormai non passa giorno senza che il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi non intervenga per dire che il governo non sta facendo niente per fermare la crisi, che si sta perdendo tempo e via discorrendo. Cosa che non è del tutto sbagliata. Ma siamo sicuri che stia indirizzando l'indice dalla parte giusta? 
La risposta è in una notizia di pochi giorni fa: i Carabinieri vanno al Salone del Mobile di Milano e fanno qualche controllo su un centinaio di aziende espositrici. E trovano lavoratori in nero, subappalti irregolari ed altre cose del genere. Scattano multe per 100 mila euro e ci sono altre sanzioni collaterali.; e finisce tutto lì. Inutile dire che in media, dato che le leggi italiane sono a favore degli evasori, lo Stato vedrà ben poco di quei soldi. In media solo 2 euro ogni 1000 di multe effettivamente fatte. 
Ma il problema sono le aziende. Pensiamoci: che significa avere un lavopratore in nero? Significa avere una persona che guadagna poco e che non può collaborare in maniera significativa alla crescita del Pil. Ma contemporaneamente significa anche che l'imprenditore si intasca soldi che dovrebbe spendere. Dopo tutto, perchè pagare un lavoratore 2000 euro lordi al mese, come sarebbe giusto, quando si possono sborsare solo 500 euro in nero? Certo, la scusa è subito pronta: le tasse sulle imprese sono eccessive. 
Peccato che la smentita arriva proprio dalla Confcommercio. Infatti, se fosse vero che il problema è l'eccesso di tasse, ridurle farebbe risalire a galla il sommerso. Invece uno studio della Confcommercio del luglio 2011 dimostra che, se lo Stato riducesse le imposte sulle imprese in una misura pari a 100 miliardi l'anno, le maggiori entrate per lo Stato sarebbero solo di 15 miliardi. Questo vuol dire che non è un problema di tasse elevate, ma solo di onestà che nel mondo imprenditoriale è quasi completamente assente. Dopo tutto, quando si pagano le tasse lo si fa per due motivi: per costrizione o per rispetto sociale. Il primo caso è quello del lavoratore dipendente: lui riceve solo il netto, il lordo è solo scritto sulla busta paga. Il secondo è quello del cittadino modello, specie estremamente rara nel nostro Paese. Cioè di colui che, pur potendo evadere, decide di non farlo e di rispettare la legge prima di tutto per evitare la riprovazione sociale (che in Italia comunque non arriverebbe). E visto che il secondo caso è quello più raro, che riguarda una persona su mille o anche meno, nella maggior parte dei casi bisogna concentrarsi sulla costrizione. Insomma, dicendolo terra terra: bisogna partire dal presupposto che tutti gli imprenditori siano degli evasori e poi agire di conseguenza. E soprattutto fare leggi seriamente punitive. Oggi leggi di questo genere non ce ne sono: il falso in bilancio ha una prescrizione di soli 4 anni; il che vuol dire che va in prescrizione prima ancora che la Procura possa metterci le mani. Se fai una grossa evasione fiscale, poi arriva la legge Mondadori, che ti consente, se il processo davanti all'Autorità tributaria dura più di 10 anni, di pagare solo il 5% della multa per non affrontare il terzo grado e chiudere la propria posizione. E così via. Così, che razza di coercizione c'è? 
Ecco perchè poi ci sono 120 miliardi l'anno che lo Stato non incassa da industrie, banche, professionisti, artigiani e commercianti per evasione fiscale. E la cifra è rilevante: basti pensare che se nel 2012 tutti avessero pagato il dovuto, lo Stato avrebbe potuto annunciare di aver raggiunto il pareggio di bilancio ed avere una sessantina di miliardi di euro da usare a favore dei lavoratori, dei disoccupati e degli esodati. Ripeto, 60 miliardi di euro. Non sono noccioline. Ormai questa cifra non possiamo più permettercela. Bisogna che tutti paghino, in modo da ottenere una progressiva riduzione dell'imposizione fiscale. Perchè non è che le troppe tasse provocano l'evasione, bensì l'opposto: è l'evasione che costringe lo Stato ad aumentare le tasse su coloro che, per forza o per amore, le devono pagare. 
Perchè ormai è tempo di cessare questa situazione. Bisogna capire che è inutile cercare capri espiatori: la Merkel, la Germania, l'euro, il signoraggio, il Nuovo Ordine Mondiale, Pippo, Pluto e Paperino. I cittadini per primi devono rendersi conto che il problema è la domanda interna che si riduce sempre di più, cioè la quantità di beni che possiamo acquistare con uno stipendio. E quindi devono chiedere per prima cosa un forte aumento di stipendio, che recuperi i tagli del potere di acquisto avvenuti negli ultimi 25 anni. E devono protestare quando sentono parlare di incentivi alle imprese, perchè quegli incentivi - è dimostrabile con le semplici regole dell'economia, oltre che con i fatti - non si traducono mai in un aumento degli stipendi o in un aumento dell'occupazione, ma sempre e solo in un arricchimento degli imprenditori. Io non è che ce l'ho con questo, se uno riesce ad arricchirsi onestamente, buon pro gli faccia. Ma quando una persona si arricchisce, toglie risorse al sistema economico. Pensateci: prendiamo uno come Berlusconi, come Briatore, come Montezemolo. Cioè persone che guadagnano milioni al mese. Credete veramente che quelle persone riescano a spendere i loro soldi? Ovviamente no. Quindi se li tengono in banca, magari all'estero. Ma quei soldi vengono tolti alla circolazione monetaria. Facciamo un esempio: il governo deve regalare un milione di euro e deve decidere se darli ad uno molto ricco oppure dare 1000 euro ciascuno a 1000 operai. Se li dà a quello ricco, lui ringrazia (se è educato) e se li mette in tasca. Se invece vengono dati 1000 euro a 1000 operai, ciascuno di quei mille userà quei soldi per comprare quei beni che normalmente sono irraggiungibili con la paga mensile. E in questa maniera i soldi vengono dati ai commercianti, i quali useranno quei soldi per pagare i propri fornitori, i quali li useranno per pagare i produttori. Tutta questa catena è un circuito economico, che invece è assente nell'altro caso. Perchè le necessità di uno ricco sono identiche a quelle degli altri solo che sono più costose: l'operaio compra una Panda, il ricco una Porsche o una Ferrari; l'operaio si compra il telefonino da 30 euro, il ricco un palmare. Ma superate certe cifre, il resto dei soldi viene messo via. E quindi viene interrotto quel circuito positivo cui facevo riferimento prima. 
Confindustria potrebbe dare un sostanzioso contributo: basterebbe che i suoi membri pagassero le tasse e 40 miliardi l'anno (o forse anche di più) di maggiori entrate sarebbero assicurati. Ma come sempre, anche in questo caso la cosa più semplice è guardare la pagliuzza che è nell'occhio del prossimo, piuttosto che la trave che è nel proprio

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di Antonio Rispoli
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