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Consip, Raggi, Desirèe... ma quanto sanno i cittadini della giustizia?


Consip, Raggi, Desirèe... ma quanto sanno i cittadini della giustizia?
14/11/2018, 15:45

Nelle ultime settimane, ci sono state importanti novità per due processi che hanno fatto riversare fiumi di inchiostro: il processo Consip e il processo contro la sindaca di Roma Virginia Raggi. E ci sono state diverse persone che hanno messo a confronto le due vicende. Ma è stato un comportamento corretto? 

Decisamente no. Perchè noi abbiamo una differenza fondamentale tra le due vicende. Nel processo Consip noi abbiamo avuto una decisione del Gip che ha stabilito chi dovesse essere rinviato a giudizio. Quando il Gip prende questa decisione fa un esame - perchè lo prevede il Codice Penale, non è una sua scelta - veloce di quelle che sono le prove del Pm e valuta se l'imputato è palesemente innocente o no. Attenzione, parliamo di una innocenza evidente, solare, senza dubbi. Del tipo l'accusa dice che Giovanni Bianchi ha rapinato la banca il giorno X all'ora Y, ma quel giorno Giovanni Bianchi era ad un matrimonio a 600 Km. di distanza e ci sono immagini e testimonianze. Ed è quello che è stato deciso per Tiziano Renzi: secondo il Gip non c'è nè un indizio, nè una prova contro di lui. Per questo non si procederà contro di lui. Ma questo non vuol dire che gli altri siano colpevoli. Solo che, se sono innocenti, c'è bisogno di esaminare le prove per verificarlo. E questo spetta alla discussione tra le parti che avviene solo durante il processo. 

Per la vicenda Raggi, tale discussione è avvenuta. Ed è risultato che l'accusa era vera: la sindaca di Roma ha mentito all'autorità anticorruzione riguardo i suoi rapporti con Raffaele Marra e il ruolo che quest'ultimo aveva all'interno dell'amministrazione comunale nelle prime fasi dopo l'elezione. Ma il giudice ha anche deciso che l'autorità anticorruzione non è una di quelle autorità davanti cui c'è l'obbligo di dire la verità. Quindi ha commesso il fatto, ma il fatto non è reato. Una valutazione tecnica (che non sono in grado di discutere, neanche se avessi davanti le motivazioni della sentenza) che il giudice può rendere solo alla fine di un processo, dopo aver ascoltato tutti i testimoni e visionato tutte le prove. 

Purtroppo, questo è un esempio - uno solo tra i tanti - di come la gente parli a vanvera, senza conoscere le cose. Soprattutto sui social network. Il processo penale ha delle regole, che bisogna conoscere per poterne discutere. Ma sono regole che spesso non conoscono neanche i giornalisti che trattano le notizie sulle sentenze, figuriamoci se le conoscono i cittadini... E così subentrano confusioni, notizie vere ma descritte in maniera balorda e in generale una falsa impressione di incapacità o inefficienza dei magistrati che spesso non c'è. Anche perchè un magistrato non può parlare con i giornalisti di ciò che accade nei loro processi, mentre gli avvocati non fanno altro. 

Prendiamo un altro esempio, la morte di quella ragazza di 16 anni a Roma, Desirèe Mariottini. Molti hanno scritto frasi offensive contro il Tribunale del Riesame che ha cancellato ieri l'accusa di omicidio per due dei cinque arrestati. Ma teniamo presete i diversi momenti. Il Gip deve confermare o meno l'arresto entro 48 ore. Se l'arresto è immediato, come è stato in questo caso, le prove a disposizione sono scarse. Il Tribunale del Riesame invece agisce dopo diversi giorni. Nel caso specifico, alle prove si è aggiunto l'esame tossicologico, che ha dimostrato che Desirèe aveva fatto il pieno: alcool, spinelli, cocaina, eroina e psicofarmaci. Una combinazione che per il suo organismo è stata letale e che gli è stata fornita non dagli extracomunitari, ma da uno spacciatore italiano che è stato arrestato un paio di giorni fa. Per questo ad uno ad uno, tutti gli stranieri sono stati scagionati dall'accusa di omicidio. Cambiano le prove, cambia il giudizio dei giudici. 

Non è una cosa così rara, in un processo penale. Alle volte può succedere persino durante il processo vero e proprio. Una volta mi capitò in un processo per pedofilia: un tizio accusato di aver abusato sessualmente di fratello e sorella. Le testimonianze dell'accusa erano precise e inequivoche, anche quelle dei bambini. Ma la difesa presentò una serie di testimoni che sistemavano i due bambini in oratorio per le prove di una recita, anche se nessuno dei testimoni era sicuro che questo fosse successo anche nel giorno esatto della violenza. Alla fine il giudice ritenne le testimonianze della difesa non concludenti e condannò l'imputato; ma la linea difensiva dell'avvocato sorprese molto anche il Pm che finì col chiedere una condanna molto tenue. Probabilmente perchè non era sicuro alla fine della colpevolezza dell'imputato. 

Addirittura si può cambiare la sentenza solo sulla differente valutazione delle prove tra il primo e il secondo grado. Ricordo il caso di una persona condannata in primo grado a 30 anni di reclusione e assolto in appello. La differenza fu la valutazione sulla testimonianza di una prostituta che aveva assistito: in primo grado venne creduta, in appello no. Oppure un altro caso di omicidio, ad opera di un carabiniere, condannato in primo grado a 30 anni di reclusione per omicidio. Ma in appello la Corte accettò la tesi difensiva che era stato un incidente, perchè erano partiti due proiettili mentre il carabiniere puliva la pistola. E quindi derubricò il caso ad omicidio colposo dichiarandolo prescritto. Come si vede, in questo caso non c'è stato neanche bisogno di nuove prove. 

Bisogna capire che un processo è nelle mani di esseri umani. E i magistrati, in quanto tali possono anche fare valutazioni non esatte, valutazioni criticabili, e talvolta possono anche agire in malafede. Ma questo non vuol dire che bisogna essere prevenuti nei loro confronti. Anche perchè, quando agiscono in malafede, io li ho visti agire contro i poveri cristi, mai contro i potenti. Ma nell'immaginario collettivo, spesso i giudici e i Pm vengono visti come quelli che agiscono contro i cittadini. 

Perchè il problema, come ho detto, prima è che la gente non sa nulla di quelli che sono i vari passi di un processo, dalla notizia di reato (cioè il fatto da cui parte l'indagine) fino a che non diventa definitiva la sentenza. Leggono notizie confuse, frammentarie, spesso scritte da persone che - pur essendo giornalisti - non sanno a loro volta nulla del processo penale. L'esempio più clamoroso fu qualche anno fa, quando uscì la notizia che la Corte di Cassazione aveva stabilito che lo stupro potesse essere considerato di lieve entità. Articoli che acchiappavano click a palate, gente indignata (e falsamente indignata) ma nessuno che si sia informato su cosa dicesse effettivamente quella sentenza. Per inciso, a nessuno dei giudici era venuto in mente di dire che lo stupro può essere di lieve entità. 

Semplicemente la Cassazione era stata chiamata a decidere sul ricorso di un uomo condannato in primo grado e in appello per aver stuprato la moglie. Durante il processo di appello, l'avvocato difensore aveva chiesto che venisse concesso all'imputato, in caso di condanna, lo sconto di pena previsto per la "lieve entità del fatto". La Corte d'Appello rifiutò ma, nelle motivazioni della sentenza, i giudici devono spiegare i perchè e i percome della loro decisione. E quando si arrivò alla richiesta della difesa (userò parole mie, per spiegarmi), i giudici scrissero in pratica: "Sulla richiesta della lieve entità, non è neanche il caso di parlarne, tanto è inapplicabile". Ovviamente non esattamente in questi termini, ma il concetto era quello. Quando venne fatto ricorso in Cassazione, venne sollevato anche questo punto. Su cui i giudici dissero: "Aspettate un attimo, giudici di Corte d'Appello. Non potete tirare via così un argomento del genere. Io adesso vi rimando la sentenza, perchè voi dovete argomentare bene e con precisione perchè non è applicabile la lieve tenuità del fatto". Come si vede, siamo agli antipodi. Era solo una questione tecnico-giuridica su come va scritta la sentenza in quel caso; ma non una autorizzazione dei giudici a commettere reati. Discorso semplice, ma vallo a spiegare a chi legge gli articoli scritti a vanvera...

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di Antonio Rispoli
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