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Cosa è il Pil e come si calcola? E come va il Pil in Italia?


Cosa è il Pil e come si calcola? E come va il Pil in Italia?
04/12/2017, 15:56

In queste settimane si è molto discusso dei risultati del Pil dell'Italia, che viene dato in notevole crescita (ad inizio anno si prevedeva un 1%, ma adesso siamo a prevedere un 1,5% e forse anche qualcosa in più). Ma a seguito di alcune discussioni su Internet, mi sono reso conto che molti non sanno cosa sia il Pil e a che cosa serva. 

Cominciamo da una frase che spesso viene utilizzata (per lo più a spoposito): "Il Pil non misura benessere e felicità". Una frase coniata dallo stesso inventore del Pil, l'economista Simon Kuznets. Ed è vero. Il Pil è stato creato per misurare lo sviluppo economico; e l'economia non ha nulla a che fare con la felicità e il benessere individuale. Ma perchè, qualcuno di voi conosce un indicatore oggettivo di felicità e benessere? Il Pil non è stato creato per dire quanto io amo i miei genitori o i miei figli, nè permisurare nessun altro sentimento o sensazione. Serve a misurare la ricchezza di un Paese, in maniera non difforme da un bilancio della società. Che non dice quanto sono felici o depressi i dipendenti o il proprietario, ma solo se l'azienda sta sul mercato oppure sta per chiudere. 

Quindi, esattamente come si misura il Pil? Tecnicamente, è la somma di tutto ciò che viene prodotto, al netto delle importazioni e delle sovrapposizioni. Spieghiamolo con qualche esempio. Io vado a comprare dle pane e spendo 3 euro. Se quel pane è stato prodotto in Italia con grano italiano, macinato in Italia, e con lievito italiano, in un forno alimentato a legna tagliata in Italia, il Pil ha guadagnato 3 euro. Se invece immaginiamo che si tratta di pane fatto con grano importato, ma macinato in Italia, si sottrae il costo del grano importato. Se è fatto con farina importata, si sottrae il costo della farina e quindi al Pil si aggiunge solo il costo del lievito, quello della manodopera e quello del forno. Insomma, si mette nel Pil solo il costo di quello che è stato fatto in Italia. 

Ovviamente, il Pil è un dato che può essere scomposto. C'è una parte del Pil che è creato dalla produzione interna, c'è una parte che è creato dall'export, è così via. Per esempio, se guardiamo alla crescita del Pil quest'anno in Italia, vediamo che più della metà proviene dall'export. Ed è una divisione anomala, dato che di solito la maggior parte della crescita viene dalla domanda interna. C'è una scomposizione di quanto Pil proviene dall'agricoltura, quanto dall'industria, quando dal terziario e così via. Sono dettagli che dovrebbero servire a chi governa a capire come indirizzare l'economia nazionale, cosa che però in Italia non viene fatta da una ventina di anni: l'ultimo governo che ha fatto una seria programmazione economica è stato il primo governo Prodi. Il secondo ci ha provato a fare lo stesso, ma purtroppo è stato decapitato dopo soli 20 mesi e non è riuscito a completare l'opera. 

Ma quanto vale il Pil italiano? Circa 1700 miliardi di euro. Dal 2011 ha avuto un balzo in avanti perchè, secondo le regole Eurostat, sono stati conteggiati anche i proventi della criminalità (ovviamente sono stime fatte secondo parametri uguali in tutti i Paesi europei). Questo significa che il deficit è di poco sotto i 50 miliardi (è pari al 2,6% del Pil) e il debito oltre i 2300 miliardi (133% del Pil). 

A questo proposito, vorrei fare una breve digressione su un argomento che è stato spesso tirato in ballo: il 3% come rapporto deficit/Pil previsto dai Trattati di Maastricht. Molti sottolineano come non ci sia alcuna base scientifica in quel limite e che quindi per questo può essere tranquillamente ignorato. Ora, la prima parte è vera: non c'è alcun motivo scientifico oppure economico per decidere questo limite e non un altro limite. Ma è una semplice misura di buon senso. Mi spiego: una unione tra Stati diversi non può non avere regole comuni, quanto meno per evitare che uno Stato fallisca, come è successo con la Grecia. Quindi un limite all'indebitamento andava messo. Se poi è il 2%, il 3% o un'altra misura è indifferente. Se uno ha una azienda e va in banca a chiedere uno scoperto di conto corrente, glielo danno in base al giro di affari dell'azienda. Ma ovviamente, non si poteva fare lo stesso tra gli Stati: c'era il rischio che ci fossero litigi, questioni e altro. Quindi si è scelta una misura allo stesso tempo rigida (il 3% per tutti) e differente (il Pil varia da Stato a Stato). 

A questo punto tocca a ciascuno Stato scegliere la strada migliore per realizzare quei risultati. L'Italia ha scelto il peggiore, facendo debiti su debiti e aumentando il debito pubblico. Anche il governo Renzi, con le continue richieste di flessibilità, non ha fatto altro che aumentare il debito pubblico (e poi ha regalato i soldi alle aziende, cioè alla parte più ricca del Paese ignorando le necessità dei lavoratori dipendenti). Invece la Germania ha adottato su se stessa l'austerity: deficit negativo (vuol dire che nel bilancio statale le entrate sono maggiori delle uscite), sia pure di poco, e crescita tra il 2 e il 3% l'anno. Risultato: negli ultimi tre anni il suo debito pubblico è passato dal 76% del Pil al 66% del Pil. Come si vede, non ci vuole molto. E' chiaro, bisogna che qualcuno paghi. In Germania l'hanno trovato chi paga: tutti. Infatti l'evasione fiscale, rispetto al Pil, è un quarto dell'Italia. Dove invece gli evasori fiscali sono aiutati e coccolati da tutti i governi, senza nessuna eccezione. E così siamo arrivati che ogni anno ci rubano (perchè gli evasori fiscali rubano, l'evasione fiscale è un furto ai danni dei lavoratori e delle persone con un basso reddito) 117 miliardi secondo il governo; più del doppio secondo la Guardia di Finanza. Ma anche prendendo i dati del governo, è una cifra pari a più del doppio del deficit. Basterebbe incassare metà di questa cifra per azzerare il deficit e avere lo stesso percorso positivo della Germania. Semplice, no? 

Quindi, come si vede, il Pil è una questione solo economica. Per questo certe frasi, apparentemente assurde, hanno senso. Per esempio ci fu una grossa discussione l'anno scorso quando, durante una puntata di "Porta a Porta" venne detto che i terremoti fanno crescere il Pil. Può sembrare assurdo, ma in effeti le spese per l'emergenza prima e per la ricostruzione poi finiscono nel Pil, facendolo aumentare. Naturalmente, è un discorso freddo e razionale, che ignora completamente le sofferenze di chi perde la casa o di chi perde parenti e amici. Quelle sono voci che non rientrano nel Pil. Così come una speculazione edilizia compiuta distruggendo alberi e boschi fa aumentare il Pil, ma non tiene conto dell'enorme danno fatto all'ambiente. Questo vuol dire che il Pil è un indicatore sbagliato? Dipende da cosa uno vuole misurare. La bellezza di un paesaggio non si può misurare, la serenità che dà il guardare un tramonto da un luogo panoramico o da una spiaggia non si può misurare, l'affetto verso i propri parenti non si può misurare. Quello che si può misurare è l'aspetto economico, anche quando è quello legato alle persone finite sotto le macerie di una casa crollata a causa del terremoto. Quando i sentimenti diventeranno misurabili (speriamo mai), potremmo anche creare un nuovo indice che misuri anche quelli. Ma fino a quel momento, quello che possiamo misurare è il lato economico. E il Pil fa egregiamente il suo lavoro.

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di Antonio Rispoli
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