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Crisi politica: verso uno schifo di governo o inutili elezioni?


Crisi politica: verso uno schifo di governo o inutili elezioni?
30/09/2013, 13:48

E così, come sapevano tutti, Berlusconi ha ordinato la crisi di governo. Era l'unica strada che gli rimaneva per impedire il voto del Senato sulla legge Severino (in Giunta questo venerdì e in aula tra due settimane) che impone la sua decadenza da parlamentare. Se si trattasse di una partita a scacchi, potremmo dire che Berlusconi si è arroccato: l'ultimo tentativo di difesa agli attacchi al re. 
Inutile dire che questa scelta è dannosa per il Paese, dato soprattutto il fatto che domani scatterà l'aumento dell'Iva al 22% e che entro tre mesi va approvata la legge di stabilità (quella che una volta si chiamava legge finanziaria). Ma adesso quali prospettive si aprono davanti a noi italiani? 
Sostanzialmente due, una peggiore dell'altra. La prima possibilità è che si verifichi quella scissione nel Pdl di cui si parla: una ventina di senatori disposti a lasciare il proprio partito e a sostenere dal centro il governo Letta. Con i voti del Pd, di Scelta Civica e di Sel, si avrebbero quei voti sufficienti ad avere una risicata maggioranza. Per fare cosa non si sa, dato che sarebbe una maggioranza così eterogenea da non poter prendere seriamente nessuna decisione. Si tratterebbe solo di tirare avanti alla men peggio. L'alternativa è quella di andare alle urne, come invocano M5S e Lega. Con che risultati? Da suicidio: i sondaggi dimostrano che Pd, Pdl e M5S si spartiscono circa il 75-80% dei voti. Questo significa che in caso di elezioni si avrebbe una situazione simile a quella di marzo: Pd o Pdl che hanno la maggioranza alla Camera, grazie al premio di maggioranza; mentre al Senato avranno un centinaio di seggi a testa. E poi? Si ripeterebbe quello che è successo a marzo 2013: o un accordo Pd-M5S, o un accordo Pdl-M5S o un accordo Pd-Pdl (dipenderà da chi prenderà più voti alla Camera e per ora i sondaggi dicono che vincerà il Pdl). Insomma, un nuovo governo di larghe intese. Oppure non si crea nessun governo che abbia la maggioranza e si va a votare a luglio, in pieno semestre europeo guidato dall'Italia. E poi dopo altri tre o quattro mesi si tornerebbe al voto. E poi ancora dopo tre o quattro mesi e così via. 
Ecco le due possibilità che si aprono. Con quali conseguenze è facile da capire: spread sempre più alto (oggi è salito di 30 punti, grazie all'accenno della crisi. Se dura per un anno, un aumento di spread di 30 punti significa 5 miliardi di euro di interessi in più spesi per interessi sul debito), un Paese bloccato, spese ingentissime (una elezione costa oltre 400 milioni) e così via.
Ma c'è anche una terza ipotesi, da non escludere. Mi spiego. Berlusconi è quello che è, ma di sicuro non è uno stupido. Sa che la legge Severino si può discutere in Senato, se va bene, ma non davanti al TAR. Se si va a nuove elezioni, lui non è candidabile in nessuna maniera. C'è già una sentenza del TAR che nega questa possibilità, per una persona che voleva candidarsi a febbraio 2013. Quindi la commissione elettorale ne boccerebbe il nome nelle liste di Forza Italia; il Tar riconfermerebbe questa scelta e se anche volessero portare il caso davanti alla Corte Costituzionale, lo farebbe un Berlusconi non parlamentare. E si sa come la presenza in politica di Berlusconi sia tutto: senza i suoi privilegi di parlamentare, le indagini della magistratura finirebbero per scoprire ogni altarino; e senza essere in Parlamento, gli imprenditori avrebbero meno interesse a favorire investimenti pubblicitari in Mediaset, creando forti riduzioni nelle entrate della società. Siamo sicuri che sia questo l'interesse di Berlusconi? Molto più facile che quello a cui stiamo assistendo possa essere una sceneggiata. Comprensiva di una falsa diaspora dal Pdl per mantenere attivo un governo Letta (o chi per lui), ma senza più essere coinvolto come partito. Infatti a quel punto il governo sarebbe identificato esclusivamente col Pd e Berlusconi potrebbe fare campagna elettorale continua ed incessante su tutte le Tv, garantendosi un maggiore consenso elettorale. Bloccando poi contemporaneamente la propria decadenza al Senato per altri 6 mesi, si arriverebbe a febbraio-marzo, periodo in cui diventa già impossibile sciogliere le Camere, per avere un governo durante il semestre europeo di presidenza italiana (da luglio a dicembre 2014). A quel punto la decadenza di Berlusconi verrebbe bloccata dai ricatti dei "transfughi" che si dimostreranno poco transfughi e molto vicini a Berlusconi. Poichè nel Pd c'è una certa riluttanza a giocare allo sfascio del Paese e alla rovina della sua reputazione, con questa falsa crisi Berlusconi si garantirebbe una impunità ancora per 15 mesi, un tempo che potrebbe essere sufficiente per cancellare la legge Severino e per scadere l'interdizione dai pubblici uffici che la Corte d'Appello di Milano sta per far scattare tra pochi giorni. 
Solo fantasia? Può darsi. E' una valutazione basata solo sui comportamenti delle persone, quindi è tutt'altro che solida. Tuttavia è una possibilità da non escludere.
Il punto è che in questa situazione, non c'è alcuna prospettiva positiva, per gli italiani. Certo, bisognerebbe cambiare la legge elettorale per ottenere qualcosa di positivo, ma ormai l'hanno ripetuto tutti, al punto che ripeterlo è diventata una barzelletta. In realtà questa legge sta bene a tutti: a Grillo, che ha detto che non vede l'ora di andare a votare con il Porcellum; a Letta e a tutto il Pd; e a Berlusconi. Lo dimostra il fatto che la legge elettorale non è in discussione in nessuna commissione del Parlamento e alcuni partiti, come M5S non hanno mai presentato neanche una legge apposita. E il motivo è semplice: il Porcellum permette al padrone del partito (nel caso di Grillo e Berlusconi) di scegliere i servi da far entrare in Parlamento. E consente ai partiti più complessi (come il Pd) di decidere quante persone devono entrare per ciascuna delle correnti interne al partito. Inoltre, nel caso di Forza Italia e di M5S, consente ai padroni del partito di accentrare tutta la campagna elettorale su di sè, facendo sparire mediaticamente coloro che effettivamente vanno in Parlamento. Per esempio, non so quanti elettori del Movimento 5 Stelle sarebbero in grado di riconoscere i loro eletti se mostrassi delle foto. 
E questa è la situazione della politica italiana ad oggi. E domani? Ho paura ad immaginare la risposta.  

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di Antonio Rispoli
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