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Decadenza Berlusconi: tanto tempo perso inutilmente


Decadenza Berlusconi: tanto tempo perso inutilmente
30/10/2013, 15:40

Nonostante siano passati quasi tre mesi dalla sentenza di Cassazione che sanciva la condanna devinitiva per Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione per frode fiscale, ancora si discute sulla decadenza del Cavaliere. Una discussione che non solo è inutile, dato che la legge è chiarissima, ma è anche in contrasto con la legge stessa. Durante la trasmissione di martedì di Ballarò, Maurizio Crozza l'ha detto come battuta ("Le parole come immediatamente hanno un significato ben preciso. Quando andavo a scuola e il professore mi diceva: 'Crozza vai immediatamente dal preside', io non ci andavo dopo qualche mese"), ma è assolutamente vero. Nella legge Severino dice che la decadenza è immediata, ma qui si sta ancora a discutere. 
E con che argomentazioni poi! Roba da bar sport; anzi, a livello addirittura inferiore. 
La prima argomentazione per cui il Pdl sta bloccando tutto riguarda il problema della retroattività: secondo loro la legge Severino non si può applicare a Berlusconi, perchè va applicata solo a chi ha commesso i reati dopo l'approvazione della legge, cioè dopo il dicembre 2012. In alternativa, dicono, sentiamo cosa ne pensa la Corte Costituzionale. Ora, conoscendo i tempi della giustizia italiana, soprattutto quando l'imputato è un parlamentare, se la decadenza dovesse essere applicata solo a coloro che hanno commesso reati dopo dicembre 2012, se ne parlerebbe dopo il 2020. Ed è evidente che così non può essere. Ma c'è un modo molto più semplice per capire se la legge è applicabile così oppure no. Si tratta di fare una cosa che evidentemente i parlamentari del Pdl non hanno mai fatto: prendere il testo della legge e cominciare a leggerlo. Una cosa molto semplice, tutto sommato. Così facendo scoprirebbero che nella Severino non si parla mai del reato, ma solo della condanna. Parlando in astratto, se esistessero persone condannate senza aver commesso alcun reato, sarebbero sottoposte alla decadenza in ogni caso. Quindi la richiesta è ridicola e contraddetta dalla legge. Ma ancora più ridicola è la richiesta di mandare il tutto davanti alla Corte Costituzionale. Per il semplice motivo che il Parlamento non è autorizzato a rivolgersi alla Consulta per un parere su una legge, ma solo per le questioni riguardanti il conflitto di attribuzione di competenze e cose simili; insomma, su quali sono i limiti esatti dei suoi poteri. Chi può chiedere un parere alla Corte sulla costituzionalità della legge è solo un giudice - penale, amministrativo o civile - che faccia una apposita ordinanza motivata nel corso di un procedimento. Ma la Costituzione impedisce esplicitamente qualsiasi interferenza dei giudici con l'attività del Parlamento. E quindi anche questa è una balla. 
Da spanciarsi dalle risate è l'ultima eccezione - ultima per ora, ovviamente, in attesa della prossima - sollevata da Niccolò Ghedini davanti alla Corte d'Appello e da Francesco Nitto Palma davanti alla Giunta per il Regolamento del Senato, unitamente alla richiesta, in questo caso, di rinviare la discussione sulla decadenza di Berlusconi. Secondo questa novità, non si può avere contemporaneamente la sentenza di interdizione dai pubblici uffici (da ricalcolare ad opera della magistratura, come prevede la sentenza di condanna della Corte di Cassazione) e la decadenza ad opera della Severino, perchè si tratta di quello che in diritto si definisce "ne bis in idem". Si tratta del principio per cui una persona non può subire due sanzioni dello stesso tipo per lo stesso fatto. Peccato che non siano sanzioni dello stesso tipo. E sia un avvocato di lunga esperienza come Ghedini che un magistrato come Nitto Paola dovrebbero aver studiato all'università la differenza tra una sanzione penale e una sanzione amministrativa. Nel caso specifico poi c'è una enorme differenza tra l'interdizione ai pubblici uffici (che prevede l'impossibilità ad avere qualsiasi ruolo pubblico, compreso per esempio quello di consulente di una regione) e l'ineleggibilità prevista dalla Severino, che invece è limitata al solo fatto di non poter accedere ad una carica elettiva. E questo persone esperte di diritto non possono non saperlo. 
In realtà, l'applicazione della legge Severino è semplice ed immediata. Il testo parla chiaro: se una persona viene condannata a più di 2 anni di reclusione, decade dal suo posto di parlamentare. Berlusconi è stato condannato a 4 anni. Il sillogismo aristotelico ci dice che Berlusconi deve decadere dal suo posto di parlamentare. Punto, discorso chiuso. Ogni altra considerazione è solo una perdita di tempo, un qualcosa di inutile. E sbagliano i giornali a dare peso alle dichiarazioni di quelli del Pdl, su questo argomento. 
E questo vale anche per il futuro: quelli del Pdl voteranno contro la decadenza, insieme ad una parte del Pd e del Movimento 5 Stelle (se si voterà con voto segreto), ma tutti coloro che lo faranno violeranno la legge Severino, puramente e semplicemente. Perchè la legge non lascia spazio ad interpretazioni, è netta: è stato condannato? Deve decadere.

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di Antonio Rispoli
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