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Decadenza di Berlusconi, tra rinvii e ricorsi fasulli


Decadenza di Berlusconi, tra rinvii e ricorsi fasulli
09/09/2013, 11:35

Oggi alle 15 inizierà la discussione in Giunta per le immunità del Senato su Silvio Berlusconi. L'argomento è noto: si dovrà decidere se, in base alla legge Severino, Berlusconi potrà continuare ad essere senatore oppure dovrà tornare a casa e restare non candidabile fino al 31 luglio 2019. Una decisione non da poco, dato che significherebbe la incandidabilità perpetua per Berlusconi: da una parte nel 2019 avrà ben più di 80 anni e quindi è difficile pensare che possa apparire in TV e convincere qualcuno; dall'altra nei prossimi 6 anni potranno arrivare a sentenza definitiva processi come il processo Ruby (7 anni ed interdizione perpetua dai pubblici uffici, in primo grado) che lo renderanno incandidabile a vita. 
Quindi, la situazione di oggi è un momento chiave: se esce ora dla Parlamento, non ci rientra più. Quello che adesso il Pdl cerca di fare è procurarsi tempo. Tempo per bloccare l'applicazione della legge Severino, far cadere il governo Letta e andare a nuove elezioni, per vincere almeno alla Camera, in modo da avere una maggioranza che cancelli l'applicazione della legge Severino, se non la legge stessa.  Peccato che non ci sono gli estremi di legge per ottenere tutto questo. Vediamo a quali punti si appellerà il Pdl per chiedere un rinvio. 

- Retroattività della legge Severino, in quanto legge penale: Questa è ovviamente solo una barzelletta, dal punto di vista legale. Infatti, la legge Severino non è una legge penale. Lo dimostra che di essa non si tratta mai in un processo, come si farebbe per una legge penale. Mi spiego: se si trattasse di una procedura penale, verrebbe seguita in un qualche punto del processo; se si trattasse di una sanzione, verrebbe messa nella sentenza del Tribunale (come accade per esempio per l'interdizione dai pubblici uffici; e così via. Ma la legge Severino è solo una legge amministrativa, decide se ci sono ostacoli a che un parlamentare occupi il suo posto. SI tratta di una legge che agisce in due precisi momenti e quindi ha due "tribunali". Per coloro che si presentano alle elezioni con la fedina penale sporca (nei limiti previsti dalla legge stessa), c'è la Commissione elettorale, poi eventualmente il TAR e il Consiglio di Stato; per coloro che sono in carica, la giunta per le immunità della Camera a cui appartiene e poi l'Aula per intero. E questo secondo caso è quello di Berlusconi. 

- Parere della Corte Costituzionale sulla legge Severino: Non potrebbe mai darlo, sulla vicenda Berlusconi. Perchè la Giunta per le immunità non ha alcuna possibilità di arrivare alla Consulta. Potrebbe essere l'Aula a chiederne l'intervento, ma solo per un conflitto di attribuzione (come quando il Pdl e la Lega votarono compatti che Ruby era la nipote di Mubarak). Per una valutazione di costituzionalità della legge è necessario passare per un giudice. Questo potrebbe essere fatto in caso di nuove elezioni: quando ci si trova davanti al TAR, si chiede di portare la questione alla Corte Costituzionale. Se ci sono gli estremi, se ne può parlare. E comunque, anche ammesso che si trovasse un qualche escamotage per mandare la questione alla Consulta, i magistrati non potrebbero che scrivere nella sentenza che non sono titolati ad occuparsene dato che si tratta di una questione che, come dice giurisprudenza costante della Corte Costituzionale, si deve discutere all'interno del Parlamento. La definizione tecnica è che sono incompetenti per giurisdizione. 

- Ricorso al Tribunale Europeo: Questa dà l'impressione di essere la classica mossa per disperazione. Infatti non ci sono gli estremi per presentare il ricorso. Innanzitutto, si può ricorrere alla Corte dei Diritti dell'Uomo solo quando è stato esperito ogni tentativo all'interno di uno Stato. E non è questo il caso, dato che la legge Severino viene discussa oggi per la prima volta in Parlamento, mentre il ricorso è stato presentato nei giorni scorsi. Seconda cosa, ammesso che la Corte ne discuta e dia ragione all'imputato, l'unica conseguenza è una sanzione contro il Paese (l'Italia in questo caso), ma nessuna influenza sulla legge o sulla sentenza Mediaset. Terza cosa, i precedenti riportati sono per fatti che nulla hanno a che vedere con il caso Berlusconi: un soldato olandese condannato per una legge approvata dopo che lui aveva commesso il fatto, un presidente lituano che era stato condannato ad una interdizione perenne dalla vita politica del Paese (e la Corte ha invece deciso che l'interdizione perpetua deve esserci prima dei fatti-reato oppure esserci una interdizione limitata)... insomma, casi lontanissimi dalla realtà italiana. 

- Revisione della sentenza Mediaset: Questa è una novità degli ultimi giorni. Secondo quanto anticipato da Repubblica, Berlusconi si appresterebbe a richiedere alla Corte d'Appello di Brescia una revisione del processo basata su un documento: una sentenza di un Tribunale svizzero, nella quale, incidentalmente, si afferma che Frank Agrama è l'intermediario obbligatorio per chiunque voglia comprare i diritti di trasmissione in Tv di taluni film. Secondo le teorie berlusconiane, questa sentenza sarebbe il fatto nuovo che permetterebbe di rifare il processo. E quindi la legge Severino non sarebbe applicabile, in questo caso. Peccato che manca una base legale a questa teoria. Infatti la sentenza è del 2010, e quindi doveva essere la difesa di Agrama a presentare per tempo questa sentenza durante il processo. Inoltre si tratta di una sentenza, cioè dell'opinione di un magistrato. Non è un fatto. Ed è difficile immaginare che questa base sia sufficiente per ottenere una revisione. E certamente una cosa del genere non è sufficiente per ottenere un rinvio sine die. 

Insomma, sono le solite cavolate che il Pdl è solito usare per tentare di intorbidare le acque ed atteggiarsi a vittima dei complotti delle fantomatiche toghe rosse. La qual cosa è dimostrata ulteriormente dalle dichiarazioni degli esponenti del Pdl in Tv, tutti finalizzati a sottolineare come sia la magistratura ad aggredire Berlusconi. In realtà, nessuno fa (o risponde) una semplice domanda: ma quando Berlusconi commette un reato, i giudici cosa dovrebbero fare? Girarsi dall'altra parte? Oppure dovrebbero fare una sentenza scrivendo: "Berlusconi è colpevole, ma poichè è il leader del Pdl non viene condannato"? Il punto è questo, molto semplice: Berlusconi è un delinquente, e questa volta, nonostante abbia tentato di fermare i magistrati con 15 leggi ad personam, non è riuscito a mandare tutto in prescrizione. E quindi è stato condannato. Semplice, no? Adesso c'è l'unica cosa vera che hanno detto quelli del Pdl negli ultimi 20 anni: c'è una questione politica. Se nella politica c'è ancora qualche piccola traccia di pulito, Berlusconi va mandato a casa a fare il padre nobile del partito; se così non sarà, allora vuol dire che nel Parlamento non c'è nulla di pulito.  

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di Antonio Rispoli
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