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Decreto legge del governo per il lavoro? No, solo per le imprese


Decreto legge del governo per il lavoro? No, solo per le imprese
24/05/2013, 18:51

ANcora una volta, siamo punto e accapo. E' una cosa da non credere: è come un medico che dà il veleno ai propri pazienti, vede che muoiono, ma continua a dare il veleno, sostenendo che quella è l'unica cura. Ma quando si apriranno gli occhi davanti alla realtà? 
Il riferimento è all'azione del governo Letta. Ancora una volta, nelle dichiarazioni dei membri del governo sul come rilanciare l'economia, non c'è alcuna proposta per aumentare l'occupazione. Si parla solo di dare soldi alle imprese: meno tasse sulle nuove assunzioni, incentivi di vario tipo e così via. Ma a che serve? La prima misura verrà usata solo per truffare lo Stato, con finti licenziamenti e finte riassunzioni. E anche l'altra genialata di cui si parla, il cosiddetto "contratto generazionale": si prende una persona vicina alla pensione, gli si fanno fare gli ultimi 3-4 anni con un contratto part-time da 18-20 ore settimanali e si assume, sempre con un contratto part-time da 18-20 ore, un giovane. Così gli imprenditori hanno formalmente 10 dipednenti part-time che in realtà lavorano tutta la giornata. E i lavoratori si devono stare: con questa disoccupazione che cresce, meglio un lavoro sottopagato che il nulla. 
Ma nessuna misura affronta il problema. Del resto basta chiedere ad un imprnditore: quasi nessuno in questo momento assumerebbe qualcuno, perchè la domanda interna è asfittica, non si muove. Quindi, a che serve aumentare la produzione? Solo per riempire il magazzino? E una volta che uno l'ha riempito, cosa fa? E' questo che succede nei momenti di crisi. La disoccupazione aumenta non per un capriccio del destino o per un complotto internazionale, ma semplicemente perchè la domanda è assente. E quindi cominciano i licenziamenti. 
Ma è impossibile aumentare la domanda interna, se non si aumentano gli stipendi. Perchè non serve a nulla aumentare artificiosamente il numero degli occupati, sostituendo due contratti part time ad uno a tempo indeterminato. Anzi, i contratti a tempo determinato, come tutti i contratti precari, andrebbero duramente penalizzati, aumentando i contributi da versare. Perchè ingessare il mercato solo con i contratti a tempo indeterminato è sbagliato; ma favorire la precarizzazione fa ottenere solo una crisi come quella attuale. Perchè il problema è quello: lo stipendio. Gli italiani sono in Europa tra quelli che hanno gli stipendi più bassi (anche se i greci ormai ci battono di molte lunghzze).Questo, unito alla precarizzazione del lavoro e alla mancanza di un welfare di sostegno che accompagni il lavoratore da un lavoro all'altro, spingono la gente a comprare solo il minimo indispensabile. Magari anche di meno, se è possibile. Ed è questo che blocca il sistema economico. 
Infatti, ci si dimentica sempre che l'economia, per funzionare, deve muoversi. Cioè ci devono essere continui acquisti e vendite, tali da tenere la massima quantità possibile di denaro in circolazione. In teoria non è difficile: io incasso lo stipendio e con quello compro generi alimentari al supermercato; il supermercato usa quei soldi per pagare gli stipendi ai loro dipendenti e per pagare i propri fornitori; e così via. E' chiaro che questo circuito funziona finchè c'è denaro in circolazione. Se gli stipendi sono bassi, la gente compra di meno, quindi i supermercati licenziano. CHiaramente fa meno scorte, quindi i loro fornitori a loro volta licenziano, perchè fanno minori affari. E così via. 
Non so quanti lo ricorderanno, ma nel 2003 ci fu una campagna di spot, decisa dal governo Berlusconi, dove faceva vedere un tizio che camminava con una busta dove aveva comprato qualcosa e chiunque incontrasse gli diceva "Grazie". E alla fine c'era il messaggio che diceva che ogni acquisto faceva girare l'economia dell'Italia. Il messaggio è verissimo, ma è chiaro che bisogna prima fornire i mezzi.
Per esempio, perchè la Germania ha meno problemi degli altri Paesi? Ne sta avendo solo adesso perchè le manovre di falsa austerità adottate in tutta Europa hanno colpito pesantemente le esportazioni, anche quelle tedesche. Perchè lì gli stipendi sono in media il doppio dell'Italia. Inoltre le aziende, quando sono in attivo, distribuiscono agli operai fior di bonus. Per fare un esempio banale, nel 2011 la Fiat ha distribuito ai suoi dipendenti (solo a quelli che avevano lavorato almeno 50 settimane all'anno) un bonus di 600 euro; la Bmw ne ha distribuito uno di 7500 euro. Unito al fatto che un operaio Fiat prende 1300 euro mentre quello tedesco 2500 euro al mese, si capisce perchè nel momento in cui entrambi vengono licenziati, il primo si preoccupa e taglia tutte le spese, mentre il secondo può prendersela un po' più comoda, contribuendo a tenere su l'economia. ma quella tedesca, non quella italiana. 
Per questo sarebbe necessario aumentare gli stipendi. E' l'unica strada per uscire dalla crisi. E non aumentarlo dei 10-20 euro al mese derivanti dall'eliminazione dell'Imu, ma di 300 euro al mese. Solo così è possibile uscire dalla crisi. 
Ma se è così semplice, perchè non lo si fa? Risposta semplice: a pagare sarebbero le imprese. E i politici non hanno nessun interesse a far pagare alle imprese il dovuto. Se lo fanno, poi chi gli dà i contributi? Meglio far pagare i lavoratori, tanto nessuno di loro verserà 100 mila o 500 mila euro ad un partito per la campagna elettorale. Ma continuando così, dalla crisi non si uscirà mai. E un'altra crisi sta arrivando: tempo 10-15 anni e un'altra tempesta economica, più violenta di quella attuale, ci travolgerà. E come la affronteremo, se non siamo ancora usciti da questa oppure se ne saremo appena usciti? Come ci difenderemo?  

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di Antonio Rispoli
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