Editoriali / Capitani coraggiosi

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Di Pietro e gli Usa: intrigo internazionale o bufala?


Di Pietro e gli Usa: intrigo internazionale o bufala?
03/09/2012, 14:38

In questi giorni La Stampa ha pubblicato due interviste fatta una all'ex ambasciatore americano in Italia Bartholomeuw, morto una decina di giorni fa (e si spera che l'intervista l'abbiano fatta quando era ancora in vita) e l'altra all'ex console americano a Milano Semler. 
Oggetto delle interviste erano i loro rapporti con Antonio Di Pietro e con il pool di Mani Pulite. In pratica, entrambi hanno detto che hanno avuto contatti con l'ex Pm e che a loro aveva parlato dell'intenzione di perseguire Craxi e la Dc. Immediatamente sono partite le accuse a Di Pietro di aver agito nel 1992 dietro spinta degli Usa che volevano eliminare Craxi, dopo l'affare di Sigonella, e la Dc perchè voleva puntare su altri partiti. Una accusa a cui l'ex Pm ha risposto in una intervista con suo solito sarcasmo: "Ebbene sì, sono James Tonino Bond". 
Vediamo però di tornare a 20 anni fa e di vedere se queste accuse hanno un minimo di fondamento. Per farlo, bisogna guardare la successione dei fatti. Innanzitutto come nasce Mani Pulite? Nasce con l'arresto di Mario Chiesa, è noto. Ma come si arriva a questo arresto? SI arriva perchè è un imprenditore che va dai Carabinieri a denunciare il fatto che, per fare affari con il Pio Albergo Trivulzio, Chiesa gli ha chiesto una tangente. Da qui gli accordi con i Carabinieri e con Di Pietro, l'imprenditore che va a pagare la tangente, mentre ha un microfono nascosto addosso, il pagamento dei soldi e, pochi secondi dopo l'arresto di Chiesa (che prova a far sparire una seconda tangente precedentemente ricevuta buttando le banconote nel water, ma lo stesso si ottura e i Carabinieri recuperano il tutto. 
Partono le indagini e Di Pietro scopre che Chiesa ha tre conti in SVizzera, dai nomi di Ferrarelle, Sangemini e Fiuggi. Famosa la telefonata all'avvocato dell'arrestato per dire: "Avvocato, dica al suo cliente che l'acqua è finita". Poi ci furono le prime interviste a Craxi, in cui definiva Chiesa come "una mela marcia in un cestino di mele sane". Le due cose spinsero l'arrestato a parlare con Di Pietro e a raccontargli come era il resto del cestino di mele. Il risultato, due mesi dopo l'arresto di Chiesa, fu l'arresto di alcuni imprenditori, accusati da Chiesa, le cui dichiarazioni vennero riscontrate. A quel punto, succede una triste realtà di quei tempi. La Procura di Roma apre un procedimento contro alcune delle persone indagate a MIlano e chiede al pool di Mani Pulite di trasferire a loro i fascicoli. Tecnicamente è una cosa che si fa sempre, si chiama "avocazione": se una stessa persona è indagata da più procure per reati tra loro collegati, i fascicoli vanno alla Procura che indaga per il reato più grave. Ma all'epoca a capo dei Gip di Roma c'era quel Renato Squillante condannato per avere accettato tangenti da Cesare Previti (e non solo da lui). Quindi è facile immaginare che quei fascicoli sarebbero statio chiusi in un cassetto e nessuno ne avrebbe saputo più nulla. A guastare il progetto fu il pool, che disse di no e chiamò, come era suo diritto, la Corte di Cassazione a decidere se la richiesta di Roma era fondata o meno. Senza stare a riesumare le motivazioni tecniche dell'una e dell'altra parte, basti dire che la Cassazione dette ragione a Milano. Dei fascicoli di Roma nessuno ne ha saputo più nulla, mentre a Milano comincia il superlavoro. Perchè visto che i politici non riescono a fermarli, che i fascicoli non sono andati a Roma, che la gente comincia a sostenere con manifestazioni e corteo i magistrati, gli imprenditori cominciano ad avere paura. E quindi preferiscono precipitarsi letteralmente a parlare con Di Pietro, per confessare i loro reati prima di essere scoperti ed avere poi uno sconto di pena. Da qui arriva il coinvolgimento dei politici di alto rango compreso, nel dicembre del 1993, Bettino Craxi. 
Fermiamoci un attimo qui. In questa sequenza di fatti, cosa c'entra la Cia o l'amministrazione Usa? L'indagine era andata avanti balzando da episodio ad episodio, ognuno dei quali poteva fermare tutto. Immaginiamoci un Mario Chiesa che, anzichè parlare, decide di restare in cella, essere condannato e magari andare dopo a riscuotere il prezzo del suo silenzio. COsa sarebbe successo? Probabilmente Mani Pulite si sarebbe fermata lì. Oppure immaginiamo la Cassazione che, nella diatriba con Milano, dà ragione a Roma. Cosa sarebbe successo? Fascicoli in un cassetto della Procura a prendere polvere e tanti saluti a tutta la compagnia. Oppure gli imprenditori che mantengono il loro sangue freddo e si fidano dei politici che pagano, per cui non vanno a confessare da Di Pietro. In quel caso probabilmente l'ex Pm sarebbe stato consuiderato un fascista, dato che il primo gruppo politico ad essere praticamente annientato dalle sue indagini fu il PCI milanese. 
 Insomma, è facile lanciare accuse, ma se esse non sono agganciate ai fatti che sono accaduti, che cosa ne rimane? Solo materie per i processi di diffamazione che sicuramente seguono. In realtà, i fatti finora emersi dicono che Mani Pulite fu una serie di operazioni giudiziarie che sono riuscite nel loro intento di scovare i reati (solo il 5% degli indagati venne poi prosciolto). Il fatto che poi provocarono la caduta dei partiti di allora, fu solo una conseguenza di una realtà di cui non si parla mai. Cioè che i partiti erano marci. E lo erano da oltre 20 anni. Ma si erano tenuti, prima con i richiami all'unità d'Italia contro gli estremismi delle Brigate Rosse e delle organizzazioni di estrema destra; poi spendendo senza ritegno denaro pubblico aumentando il debito pubblico del 50% in meno di 10 anni. Quando anche questo finì (a fine 1992 l'Italia fu colpita da una tempesta monetaria e il governo Amato fece una finanziaria da 92 mila miliardi, per trovare i soldi per pagare i dipendenti pubblici) non restava più niente che unisse politici, imprenditori e dirigenti dello Stato. Restava solo da dare un colpetto per far cadere tutto. E il colpetto furono le indagini di Milano. 
Tutto questo è colpa della Cia? O di chissà quale complotto? O semplicemente colpa degli italiani, che oggi come 20 anni fa sono troppo attaccati a questo o quel politico a cui leccano il deretano per capire che quando un sistema è marcio bisogna abbatterlo e raderlo al suolo? E senza aspettare un nuovo Di Pietro o un nuovo Borrelli. Dovremmo essere noi a mettere uno stop a tutti i partiti che stanno dimostrando di essere marci esattamente come lo erano la DC, il PSI e tutti gli altri 20 anni fa 

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di Antonio Rispoli
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