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Di Pietro verso il suicidio politico nella "Rivoluzione Civile"


Di Pietro verso il suicidio politico nella 'Rivoluzione Civile'
29/12/2012, 14:24

Oggi c'è stata la presentazione del nuovo movimento di sinistra guidato da Antonio Ingroia. Il movimento dovrebbe comprendere tutti i partiti e i partitini di sinistra che si vogliono aggregare, Italia dei Valori ed altri movimenti politici individuali, come quelli legati a Luigi De Magistris, ecc. Il Movimento si chiamerà Rivoluzione CIvile (interessante notare che, anche se la presentazione è arrivata oggi, Ingroia aveva registrato il sito RivoluzioneCivile.it sin dal 21 dicembre, anche se non è stato ancora attivato nulla) e si presenta come un altro polo, rispetto al centrodestra guidato da Berlusconi, al centrosinistra di Bersani, al centro di Monti e al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. 
Naturalmente, come si piazerà alle elezioni, è tutto da vedere. Facendo la somma aritmetica delle forze che compongono il movimento, probabilmente si fatica a superare il 5%; e quindi è destinato a diventare ultimo tra i poli. Ma la presenza di Ingroia potrebbe essere un fattore di traino.
Tuttavia, voglio concentrarmi su uno dei partiti del gruppo: Italia dei Valori. Che aderisse era evidente da diversi giorni, ma a che prezzo? Infatti una Italia dei Valori che corre ed agisce politicamente da sola ha un proprio elettorato (non elevato, dato che gli italiani hannoi ampiamente dimostrato, col loro voto, di preferire delinquenti e mafiosi, e non persone oneste) nel bene o nel male. Ma con un Idv all'interno di questo movimento, che succederà? 
DIfficile prevedere nei dettagli, ma due cose sono certe. La prima è lo scontro di personalità: Di Pietro, De Magistris, Ingroia e magari qualche altro. Sono tutte persone caratterialmente diverse, ma tutte con un carattere estremamente forte. Che succederà quando tali personalità si scontreranno? DIfficile da dire. Ancora: quanto tempo passerà prima che De Magistris ed Ingroia vorranno prendersi completamente l'Idv? E quanto tempo prima che Di Pietro vorrà dire la sua sulle iniziative del Movimento Arancione e così via? Insomma, se le premesse sono queste, il rischio è che questa Rivoluzione Civile possa avere una vita estremamente breve, prima di lacerarsi il mille frammenti. 
Ma soprattutto, questa mossa rischia di essere il suicidio politico per Antonio Di Pietro. Perchè a questo punto i casi sono due: o riesce a prendere il controllo di Rivoluzione Civile oppure farà la fine di Fini all'interno del Pdl prima di farsio cacciare. Cioè verrà estromesso, messo in un angolo, condannato all'irrilevanza. E cacciato nel momento in cui dovesse protestare. Ma con una differenza sostanziale: Fini era entrato nel Pdl con un ierzo dei voti prestati alla coalizione e ne è uscito portandosene via il 5% scarso. Di Pietro, che entra con un apporto minore di un terzo del totale, riuscirà a fare lo stesso? 
D'altronde, non è che avesse molte alternative. Gli attacchi diffamatori sferratigli dalla Gabanelli ed amplificati su Internet da una pattuglia molto numerosa di influencers, seguiti poi da un silenzio tombale (la scelta di Napolitano di anticipare a dicembre lo scioglimento delle Camere ha impedito di completare la raccolta firme per i referendum organizzati da Di Pietro contro l'abolizione dell'articolo 18 e contro il rimborso elettorale, ma nessuno ne ha parlato. Neanche un trafiletto a pagina 20 di un quotidiano nazionale), la diserzione di una folta pattuglia di ex eletti nell'Idv che sono corsi a cercare poltrone all'ombra del Pd, ed altri episodi vari, hanno demolito il consenso a favbore dell'Idv, che era scesa all'1,5%. E con quei voti non andavano da nessuna parte. E visto che col Pd non era possibile alcuna alleanza (anzi, era il partito da cui partivano gli attacchi più sanguinosi a Di Pietro), il rischio era semplicemente di sparire già dopo le elezioni di febbraio. Cosi l'ex Pm ha guadagnato forse un anno, politicamente. Ma poi?

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di Antonio Rispoli
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