Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Donadi, De Magistris, ecc.: l'Idv è terra di conquista?


Donadi, De Magistris, ecc.: l'Idv è terra di conquista?
02/11/2012, 18:04

In questi giorni si leggono sui giornali prese di posizione di vari esponenti dell'Italia dei Valori contro il leader del partito, Antonio Di Pietro. Ha cominciato Massimo Donadi, capogruppo alla Camera, che già da tempo sta lottando contro Di Pietro. Per essere esatti, il capogruppo cerca di legare l'Idv al Pd a qualunque costo. Quindi la spaccatura è nata quando Di Pietro ha denunciato il comportamento anti-istituzionale ed eticamente vergognoso, tenuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a proposito del caso Mancino; nonchè i suoi attacchi ai magistrati di Palermo rei di fare il proprio dovere. Donadi avrebbe voluto che Di Pietro avesse chiesto scusa a Napolitano, indipendentemente se i suoi appunti fossero giusti o meno; Di Pietro ovviamente ha rifiutato. 
Contemporaneamente c'è stata la puntata di Report di domenica scorsa contro il leader dell'Idv, una puntata che decisamente non rende merito alla tradizione del programma di approfondimento di RaiTre. Perchè la puntata andata in onda è stata una puntata-spazzatura: testimonianze di persone pluricondannate per diffamazione spacciate come vere; silenzio assoluto sulle decine di sentenze che hanno dimostrato come il cosidetto scandalo degli immobili del'Idv sia solo un gigantesco mare di fango scagliato addosso all'ex magistrato; un montaggio delle interviste agli esponenti dell'Idv fatto per far sembrare DI Pietro teso ed impacciato, quando probabilmente era solo incazzato. E come dargli torto? La prima volta che emerse questo caso degli immobili dell'Idv era il 2007. Da allora l'ex Pm è dovuto andare in Tribunale decine di volte per questa storia, per aver denunciato i suoi diffamatori (Veltri e Di Domenico, ma anche Il Giornale che li ha pubblicati senza fare nessun controllo); ad un certo punto è lecito non doversi più preoccupare di smentire cose palesemente false. Invece ecco che arriva Report (ad elezioni regionali siciliane in corso e all'inizio di una stagione elettorale bollente. Una coincidenza?) e rimesta nel fango. Senza peraltro fare alcunchè: lo stesso servizio lo si poteva fare senza interviste, semplicemente andando a prendere gli articoli del Giornale di 4-5 anni fa. Non ci sarebbe stata una virgola di meno, perchè non si è dato modo ai telespettatori di sentire l'altra campana. 
Ed infine il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Che giovedì, ospite della trasmissione Servizio Pubblico ha espresso il suo rapporto con l'Idv in questa maniera: da quando sono sindaco, non faccio più parte dell'Idv; voglio portare l'Idv all'interno del "partito arancione" che si presenterà (forse) alle prossime elezioni del 2013. Sto sintetizzando, ma questo è quello che ho compreo. 
Insomma, chi più chi meno, diversi stanno cercando di tradire Di Pietro: Donadi vuole portare l'Idv dentro al Pd (magari per ottenere qualche poltrona in caso di vittoria nel 2013 del centrosinistra? SArebbe interessante saperlo); De Magistris vuole semplicemente prenderselo. Per contro, c'è una base di militanti che vuole continuare ad eleggere persone avendo la certezza quasi assoluta che sono onesti. O che vengono espulsi dal partito se non lo sono.  
Ma qui si toccano i due punti deboli che ha l'Idv sin dall'inizio. Il primo è che a fare la scelta deic andidati è - direttamente o indirettamente - lo stesso leader Antonio Di Pietro. E l'esperienza dimostra che a capire le persone è una frana. Avrebbe bisogno di un organo fatto di persone che possano controllare i candidati e valutarli approfonditamente; mentre di solito Di Pietro decide a pelle o quasi. La seconda è collegata a questa: proprio perchè la scelta è fatta dal solo DI Pietro e non è ben ponderata, a livello locale spesso ci sono intoppi, sotto forma dei responsabili locali che fanno i "ducetti", diciamo così. Cioè hanno una gestione autoritaria e spesso familistica del territorio di loro competenza; provocando così il forte scontento dei militanti di base. Ma questo è il primo problema da risolvere. Perchè se all'inizio, quando l'Idv era un partitino da 1-2%, la gestione privata di Di Pietro poteva bastare, lo stesso non si può fare per un partito che sta al 5%; e men che meno si può fare se il partito dovesse ulteriormente crescere. Ma se i dirigenti locali non vengono scelti con accuratezza, sarà difficile che cresca. Quello che Di Pietro dovrebbe fare è creare una struttura burocratica - snella ma efficiente - che sia in grado di funzionare sia con un partito al 3% che con un partito al 7 o al 10%. 
Ma, per quel poco che ho capito della persona, non lo farà. Ha una mentalità "contadina" per certe cose. CIoè l'Idv è una sua creatura, l'ha creato lui e non vuole che altri se lo prendano. Per questo ha mantenuto la struttura verticistica e accentrata che c'era all'inizio, anche se la stessa si è dimostrata sbagliata; per questo continua ad accentrare tutto su di sè. Ed adesso che ci sono persone come Donadi e De Magistris, certi meccanismi atavici rischiano di risvegliarsi e di rendere più difficili quelle modifiche che al partito urgono. 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©