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E Bersani ammazzò il Pd...


E Bersani ammazzò il Pd...
18/04/2013, 18:32

Oggi, 18 aprile 2013, sarà una data che entrerà nella storia politica del Paese. Allo stato è impossibile prevedere quale sarà l'evoluzione della situazione nel nostro Paese, ma quello che è certo è che oggi il Pd è stato eliminato. E a compiere l'operazione è stato il suo segretario e i suoi vertici, con la scelta di Franco Marini come candidato alla Presidenza della Repubblica. Una situazione assurda, per certi versi, ma che ha portato a questa conclusione. 
 Il Pd non è mai stato un esempio di coerenza. Lo dimostrò sin dalla nascita, con Valter Veltroni che come prima cosa, col governo Prodi in sella per un voto o due, disse che il Pd non si sarebbe alleatoi con nessuno dei partitini che sostenevano il governo. Un paio di mesi e Berlusconi ebbe buon gioco nel convincere Lamberto Dini e Clemente Mastella (in totale a loro facevano capo sei senatori) a far cadere il governo. Poi ci fu la campagna elettorale del 2008, debole e insulsa, con Veltroni che mai replicò agli insulti e alle diffamazioni fatte da Berlusconi contro il Pd; col risultato che ovviamente il Pdl, già in vantaggio, stravinse. Poi quattro anni di governo Berlusconi, e anche qui il Pd è stato un ectoplasma: mai presente in massa, quando la maggioranza presentava qualche defezione, mai un qualche ostacolo alle leggi che interessavano Berlusconi; anzi, spesso aveva assenze strategiche, quando il Pdl era in aula. Assenze che permettevano al Pdl di far passare le proprie leggi senza ostacoli. Poi il governo Monti, con un superinciucio tra Pd, Pdl e Udc, dal quale Berlusconi si è tirato fuori al momento giusto mentre Bersani ci è rimasto impigliato. Ed infine la campagna elettorale di questo inverno, debole come non mai, con l'atteggiamento di chi già aveva vinto le elezioni. E i risultati si sono visti. Ed ora l'incapacità di Bersani di formare il governo, ondeggiando tra il Pdl e Beppe Grillo. 
Ed infine questa pantomima sulla scelta del nome del candidato alla Presidenza della Repubblica. Sono stati tirati fuori i peggiori nomi possibili: Amato, Marini, Mattarella, D'Alema... cioè la casta con la C maiuscola, il vecchio che più vecchio non si può. E con l'evidente intento di piazzare una poltrona sotto il sedere di chi non è più in Parlamento. Perchè l'idea di cercare i voti del Pdl per un candidato condiviso non è da disprezzare; ma non si può scegliere questo vecchiume solo per trovare il nome condiviso: dei paletti bisognava porli. 
E' chiaro che in questa situazione di debolezza, è stato facile per Renzi - che ha ancora il dente avvelenato per la sconfitta alle primarie - spaccare il partito e portarsene via un pezzo. Sel, dal canto suo, ha bisogno di visibilità per non sparire e quindi si sono staccati anche loro. E, come quando si spacca una roccia si staccano frammenti grossi ma anche polvere, ci sono state decine di deputati del Pd che hanno votato in maniera difforme da quanto deciso da Bersani. E così Marini non ce l'ha fatta ad essere eletto. E ora ritorna tutto in gioco. 
Ma indipendentemente da chi verrà eletto come Presidente, quello che conta sono i danni che Bersani ha arrecato al Pd. Danni probabilmente letali per il partito. Soprattutto se, come appare ormai certo, si andrà alle elezioni entro la fine del 2013. Il rischio è che il partito si spacchi. 
E oggi i primi ad andare contro le scelte di Bersani sono stati gli aderenti al Pd. Su Twitter e su Facebook si moltiplicano gli inviti a votare Stefano Rodotà come Presidente della Repubblica, mentre in qualche caso addirittura per protesta è stata occupata qualche sede del Pd. Un malessere che quindi non risiede solo nei bisticci per il copntrolo del partito; ma è un malessere che non arriva a quegli stessi vertici. Che ormai sono troppo autoreferenziali per valutare altro che non sia il potere: i politici vivono in un mondo separato da quello delle altre persone, non hanno altra preoccupazione che la prossima elezione per essere rinconfermati lì; e tutto il resto del mondo non conta. 
E con questo sto escludendo volontariamente l'analisi di tutte le voci riguardanti gli inciuci o gli altri rapporti sotterranei tra Pdl e Pd, dato che non voglio avventurarmi in un terreno che, per forza di cose sarebbe estremamente viscido e scivoloso. Ma nonostante questo, la situazione resta tragica. 
Qui la colpa però non è del solo Bersani. La condivide con molte persone. Innanzitutto con gli altri dirigenti del Pd: D'Alema, Veltroni, Rosy Bindi, Finocchiaro, Franceschini, ecc. Perchè loro non sono differenti da Bersani: anche loro hanno scarsissime capacità politiche ed una enorme distanza dalle necessità dei cittadini. Ma soprattutto condivide la colpa con i milioni di italiani che lo votano. Perchè ancora una volta gli italiani hanno dimostrato di non usare il cervello, quando sono in cabina elettorale. 

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di Antonio Rispoli
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