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Un Paese sull'orlo del crollo

E se gli Usa stessero per diventare come la Germania nazista?


E se gli Usa stessero per diventare come la Germania nazista?
18/09/2012, 14:26

In questi giorni ci sono state tre notizie - una verificate e due non ancora - sugli Stati Uniti, che mi hanno colpito. 
La prima, quella verificata, riguarda l'annuncio del Presidente della Fed Ben Bernakke di voler sostenere l'economia statunitense con la cifra di 40 miliardi di dollari al mese per almeno 24 mesi. Si tratta in totale di quasi 1000 miliardi di dollari, quasi las metà dell'intero debito pubblico italiano. Il sostegno verrà fatto tramite l'emissioni di titoli; ma bisogna ricordare che, secondo le leggi americane, i titoli possono essere emessi solo se è presente una quantità equivalente di banconote in circolazione. CIoè, se ci sono 15 mila miliardi di dollari in titoli, ci devono essere anche 15 mila miliardi di dollari in banconote. 
Poi le due non verificate. La prima - proveniente da un blog che però richiama articoli usciti su quotidiano economico statunitense - riferisce che la Fed avrebbe aiutato, negli ultimi 12 mesi, le banche americane stampando dollari letteralmente in quantità industriale: ben 16 mila miliardi di dollari. Di questo regalo avrebbero goduto le principali banche nazionali, dalla goldman Sachs a scendere. In pratica, qualcosa di non molto diverso da quello che ha fatto Draghi, quando ha concesso alle banche europee credito illimitato all'interesse dell'1%. Solo che le banche europee si sono fermate a 1000 miliardi di euro. 
L'altra riguarda il fatto che il governo cinese e la Banca Centrale cinese hanno deciso di usare per il commercio internazionale anche la loro moneta, lo yuan, non solo il dollaro. E questo non in futuro, ma dallo scorso 6 settembre.
C'è un legame tra queste tre notizie? Sì, e solo i dollari. Mi spiego: se tutte e tre le notizie venissero confermate, rischiamo di trovarci con qualcosa come 50 mila miliardi di dollari in banconote in giro per il mondo. O meglio, in giro per una parte del mondo, dato che dall'elenco vanno esclusi tutti i Paesi che per esempio sono passati all'euro (come l'Iran, il Venezuela, la Bolivia) e quelli che passeranno allo yuan, perchè fanno molti affari con il gigante orientale (come i Paesi africani). Alla fine rischiano di trovarsi gli Usa, il Canada, il Messico e i Paesi del centroamerica, come Paesi che usano il dollaro. Il fatto che così pochi Paesi usino il biglietto verde, farebbe sì che le banconote ritornino su territorio statunitense. E se il governo Usa - indipendentemente da chi vincerà alle prossime elezioni - non ridurrà fortemente il debito pubblico, non sarà possibile eliminare le banconote in eccesso, perchè ce ne devono essere a sufficienza da coprire i titoli di Stato emessi. 
Avere tante banconote "ferme", che non vengono utilizzate per il commercio nazionale o internazionale, ha una grave conseguenza: quelle che viene chiamata "inflazione da stampa". In altri termini, il dollaro perderebbe sempre più valore e i prezzi dei beni statunitensi salirebbero a ritmi sempre più elevati. Questo farebbe aumentare i tassi di interesse sui titoli di Stato statunitensi. Per cui l'amministrazione Usa si troverebbe costretto a fare due cose: forti aumenti di tasse e forti tagli di spese per fare in modo da avere i soldi per ripagare i titoli di Stato senza che l'emissione degli stessi aumenti; oppure emettere nuovi titoli di Stato, quindi stampare anche nuove banconote ed aumentare l'inflazione. Nel secondo caso l'inflazione genererebbe la necessità di stampare nuovi titoli, che necessitano della copertura di nuove banconote che aumentano l'inflazione. Generando così quella che si chiama iper-inflazione, cioè una inflazione così elevata che i prezzi cambiano più volte nel corso della giornata. Uno dei casi più famosi di iperinflazione è quello della Germania tra il 1920 e il 1925, quando si arrivò a stampare francobolli da un miliardo di marchi e quando per comprare un dollaro servivano oltre 4000 miliardi di marchi. Se si cerca nel presente, abbiamo lo Zimbabwe, un Paese africano, che sta vivendo un periodo di iperinflazione. 
Ma quali sono le conseguenze dell'iperinflazione? Innanzitutto genera povertà: i prezzi aumentano così velocemente che spesso aumentano del 20 e anche del 50% in una sola giornata. Non di rado, in questi casi il pagamento degli stipendi avviene uno o due volte al giorno, per consentire di poter comprare da mangiare appena si esce dal lavoro.  Invece pochissimi riescono ad arricchirsi, per cui ci sarà una piccola elite ricchissima e una grande massa di poveri. In una situazione di questo genere, storicamente, si è sempre avuta una dittatura di qualche tipo. 
E gli Stati UNiti non sfuggirebbero a questa sorte. Già con il falso attentato dell'11 settembre, hanno dimostrato che la popolazione statunitense, se viene colpita e scioccata, è disposta ad accettare anche le leggi più inique. Infatti vennero approvate delle leggi, con il cosiddetto Patriot Act, veramente indegne di qualsiasi democrazia: possibilità di arresto e di tortura anche nei confronti di semplici sospettati di appartenere ad organizzazioni terroristiche, possibilità di perquisire senza mandato, ecc. E il tutto senza temere alcuna sanzione da parte della magistratura statunitense. Quindi, a fronte di uno shock altrettanto violento ma continuato del tempo, non ci sarebbe alcuna reazione neanche ad un Presidente che faccia leggi che reprimono la libertà, magari in nome del "rilancio economico". E magari - perchè no? - leggi razziste, che dicano che la colpa di tutto è degli afroamericani o degli ispanici. Potrebbe scoppiare una vera guerra civile. 
E questa è già una cosa grave in assoluto. Ma diventa gravissima se consideriamo che gli Usa sono il più grande arsenale nucleare del mondo insieme alla Russia. E l'idea che queste armi siano nelle mani di un dittatore, è qualcosa che fa paura. 
Certo, queste sono poco più che congetture. Il pericolo esiste, ma per ora siamo ben lontani dal dire che è una certezza. Ma è possibile che si debbano correre questi rischi solo per motivi ideologici, mentre nessuno dei presidenti Usa - nè quello attuale nè lo sfidante - faccia niente per risolvere concretamente la crisi? 

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di Antonio Rispoli
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