Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Economia italiana in crescita con l'euro? Yes, we can


Economia italiana in crescita con l'euro? Yes, we can
05/03/2013, 18:11

Continuano ad affastellarsi, sui giornali e sul web, le idee e le ricostruzioni più assurde, che hanno però una caratteristica in comune: tentano di sgravare qualsiasi responsabilità dai veri responsabili. Cioè i governi degli ultimi 20-25 anni (in misura diversa) e quindi, in definitiva, noi cittadini. Perchè siamo noi che li abbiamo eletti. 
Tra le varie teorie, una di quelle che vanno per la maggiore è quella che sostiene che l'euro è stata una creazione della Germania per conquistare economicamente il resto dell'Europa. E la prova di questo starebbe nel fatto che dalla crisi la Germania ci ha guadagnato, mentre gli altri Paesi ci hanno perso. Già in altri editoriali ho spiegato come la crisi sia una crisi di sistema, come usare l'euro ci abbia portato un elevatissimo vantaggio economico, come uscire dall'euro sia un enorme danno per il nostro Paese. Adesso esaminiamo un aspetto diverso: l'Italia può uscire dalla crisi restando nell'euro?
Per farlo per prima cosa dobbiamo esaminare le differenze tra il tessuto sociale italiano e quello tedesco, per capire perchè la crisi è stata affrontata in maniera così diversa. Ma non si può capire questo punto se non si esamina la storia economica della Germania recente.
A partire dalla Seconda Guerra Mondiale, si tratta di un Paese che ha avuto un semplice obiettivo: avere una economia e una moneta forti. E la cosa non deve stupire: l'iperinflazione degli anni '20 è un ricordo che allora bruciava come un marchio infamante, e quindi si voleva evitare il bis. Inoltre, per molti tedeschi il marco rappresentava la Germania perchè era l'unica cosa che era rimasta più o meno uguale sin dall'unificazione nel 1870. Per questo gli industriali tedeschi, nella ricostruzione e poi nei decenni successivi, hanno agito sapendo di non poter puntare su svalutazioni o altri trucchetti. Quindi hanno creato una economia che, per l'esportazione, punta sull'alta qualità dei prodotti, anche a costo di un prezzo più alto. Quando si è passati all'euro, per i tedeschi non ci sono state difficoltà: abituati ad una moneta forte, hanno continuato come prima e si sono trovati bene. 
Completamente opposta è la situazione dell'Italia. Il nostro Paese è andato avanti sempre con continui aiuti all'industria: prima contributi pubblici e cose del genere; poi le "svalutazioni competitive", come venivano chiamate. Svalutazioni che però comportavano un altissimo costo, sia come interesse sui titoli di Stato (sistematicamente sopra il 10%), sia come inflazione. L'inflazione ha una ricaduta soprattutto sui salari e sulle pensioni, erodendole costantemente. E il problema è diventato più grave con l'abolizione della scala mobile, che ha impedito ai salariati di recuperare la perdita di potere d'acquisto creato dall'inflazione stessa. Quando siamo entrati nell'euro, per compensare gli industriali che lamentavano la impossibilità di svalutare, da una parte sono state aumentate le erogazioni di denaro pubblico nei loro confronti, dall'altra si sono fatte leggi per ridurre i salari dei lavoratori. E quindi ecco il pacchetto Treu, la legge 30 (chiamata anche legge Biagi), e in generale tutte le norme per precarizzare il lavoro. 
Ed è questa la differenza principe tra l'economia italiana e quella tedesca: dover lottare senza aiuti ha "costretto" gli imprenditori tedeschi a lottare con la qualità, ad investire per avere il meglio; gli imprenditori italiani invece hanno agito con le spalle coperte e in un'ottica di guadagno immediato. In pratica è come uno che si allena 15 ore al giorno con inetnsità e un altro che si allena tre ore. E' chiaro che in caso di difficoltà il primo affronterà i problemi con facilità, il secondo non ce la fa. Ed è esattamente questo quello che è accaduto con la crisi economica. La Germania aveva gli anticorpi perchè era una situazione per loro abituale; noi non li abbiamo. 
Quindi come si vede non c'è nessun complotto ordito contro di noi, dai cattivissimi tedeschi; ma semplicemente - come sempre avviene - quando un Paese è in difficoltà, ce n'è sempre un altro che si prende i mercati. Nel caso specifico, tuttavia, non è che la Germania sia senza colpa. Infatti, la politica ormai è scesa a livelli bassissimi e la Merkel si sta comportando esattamente come si sono comportati i politici italiani negli ultimi 30-40 anni: politica miope e che guarda solo all'immediato. Solo così si spiega le fortissime spinte sugli altri paesi e sulla Bce per manovre di "austerità" da applicare nei vari Paesi, consistenti in licenziamenti e tasse a gogò. Una misura che nell'immediato ha favorito i tedeschi, xcreando problemi ai concorrenti; ma che adesso sta bloccando i mercati europei anche alla Germania. 
C'è quindi una soluzione? Sì, facilissima. Bisogna spostarsi verso gli standard tedeschi. Il problema è che non abbiamo imprenditori a quell'altezza. QUelli italiani sono capaci al massimo di spostare le produzioni all'estero. Quindi l'unica è fare una cernita degli stessi, costringendoli ad adeguarsi a certe norme. E la prima cosa da fare è aumentare gli stipendi; e di parecchio. Tipo 2-300 euro al mese. Questo da una parte permetterebbe a moltissime persone di ricominciare a spendere, favorendo l'economia; dall'altra costringerebbe gli imprenditori a darsi da fare per migliorare la qualità dei prodotti, dato che sarebbe un segnale importante che la precarizzazione e quindi i salari in discesa sono un ricordo. Poi si dovrebbe continuare con leggi serie anti-evasione fiscale (a cominciare dalla reintroduzione del carcere per chi commette questo che è a tutti gli effettio un furto) e aumento dei dipendenti pubblici incaricati di garantire la legalità: poliziotti, carabinieri, finanzieri, giudici, personale delle cancellerie, ecc. Già questo basterebbe a dare una scossa all'economia. E questo senza uscire dall'euro. Dopotutto, se i tedeschi ce la fanno, perchè noi non dovremmo? Non siamo inferiori agli altri. 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©