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Ecuador, Cile, Argentina, Brasile, Venezuela: tutte vittime di uno stesso carnefice


Ecuador, Cile, Argentina, Brasile, Venezuela: tutte vittime di uno stesso carnefice
21/10/2019, 15:59

Mi ha sinceramente stupito vedere le notizie della repressione in Cile essere riportata nelle prime pagine dei giornali. Ma pochi si sono interrogati su quello che è l'America meridionale in questo momento. 

Per capirlo, bisogna conoscere un po' di storia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il Sud America è diventanto un po' il giardino di casa degli Usa. In tutti i Paesi è stato importato lo stesso sistema istituzionale: un presidente eletto dal popolo a capo del governo con Parlamento monocamerale. E a vincere le elezioni era puntualmente qualcuno legato a filo doppio con gli Usa (di solito perchè sia il partito di maggioranza che quello principale di opposizione erano legati agli Usa; così anche se i voti si spostavano dall'uno all'altro, non cambiava la sostanza). E la politica di questi governi era sempre identica: tasse per i più poveri, sgravi fiscali e aiuti economici agli imprenditori più ricchi, risorse naturali regalate ad aziende statunitensi. Perchè è vero che non parliamo dell'Arabia Saudita, ma in Sudamerica c'è il petrolio, c'è l'oro e ci sono molte altre risorse naturali. Che gli Usa hanno sfruttato come meglio volevano. 

Poi, tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 c'è stata una sorta di reazione. Per esempio, in Venezuela nel 1989 ci fu il cosiddetto "caracazo", una serie di manifestazioni, durate solo due giorni, ma represse dall'esercito nel sangue, con oltre 3000 morti. Uno dei militari che rifiutò di sparare sui manifestanti fu il colonnello Hugo Chavez che da quel momento si lanciò in politica diventando poi presidente nel 1999. In Argentina ci fu una fortissima crisi economica, che dette il via ad una serie di manifestazioni, con la gente che sfondava le porte dei supermercati per prendere il cibo. Al termine di quella situazione venne eletto presidente Nestor Kirchner. In Bolivia, con molta meno violenza, venne eletto presidente Evo Morales; mentre in Brasile prendeva il potere Lula da Silva. Tutti costoro, poi seguiti anche da Josè Mujica in Uruguay, introdussero una politica completamente diversa, che era a favore degli strati economicamente più deboli della società. 

E così in Venezuela abbiamo avuto Chavez che ha portato l'alfabetizzazione dal 10% ad oltre il 90%, ha portato l'acqua nelle case (un terzo dlela popolazione non aveva l'acqua corrente) e aperto decine di ospedali pubblici. Lula da Silva ha introdotto l'assegno di disoccupazione e un sistema di welfare valido per ridurre il numero di minori che crescevano senza istruzione e al limite della legge. Kirchner ha reso di proprietà pubblica e accessibili a prezzi ridotti molti servizi pubblici, ha alzato gli stipendi minimi e aumentato il welfare per la gran parte della cittadinanza. Questi sono solo esempi (poi ognuno può andare a cercare i dettagli Paese per Paese), ma la sostanza è stata quella per tutti i Paesisudamericani. E le risorse per queste misure da dove provenivano? Quasi sempre dalla nazionalizzazione dell'estrazione delle risorse naturali. E si trattava quasi sempre - come ho detto prima - di aziende statunitensi o comunque dove gli Usa avevano fortissimi interessi economici. 

Ma chiaramente un colosso come gli Usa non poteva stare a guardare. E così, agevolati dalle morti di Nestor Kirchner in Argentina e di Higo Chavez in Venezuela e dai guai giudiziari di Lula da Silva e di chiunque gli stesse vicino, ecco che in tutto il Sudamerica salgono al potere persone legate nuovamente agli Usa. Non in Venezuela, dove due colpi di Stato (uno nel 2002 e uno con Guaidò quest'anno) sono stati sconfitti perchè la popolazione ha fatto muro contro gli usurpatori. Ma in Brasile è stato eletto Josè Bolsonaro, per esempio, che come prima cosa ha dato il via libera all'uso smodato di antiparassitari ed altre sostanze velenose in agricoltura, ha fatto bruciare deine di migliaia di chilometri quadrati di foresta amazzonica e ha avviato un programma di costruzioni in Mazzonia del valore di decine di miliardi di dollari. In Argentina è stato eletto Mauricio Macrì, anche lui neoliberista, che ha mandato il Paese quasi in default, aumentando le tasse sui più poveri, privatizzando tutto il possibile e tagliando le tasse ai più ricchi. Ciliegina sulla torta, ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale un prestito di oltre 50 miliardi di dollari. Prestito che l'Argentina non è in grado di pagare e quindi diventa un motivo per provocare tra qualche mese l'ennesimo default, con tutte le conseguenze negativa che questo ha sull'economia. 

E poi ci sono le notizie di questi giorni, con l'Ecuador e il Cile messi a ferro e fuoco da manifestanti che protestano per le troppe tasse che sono costretti a pagare. Il Cile ha risposto con il coprifuoco e l'esercito (l'Ecuador non ha un esercito degno di questo nome, quindi non ha potuto utilizzare la forza che in misura ridotta), ma questo non è bastato a fermare i manifestanti: 10 morti in Cile, 5 in Ecuador, palazzi incendiati e alla fine i due governi che hanno dovuto scendere a patti con i manifestanti (in Cile questo ancora non è ritenuto sufficiente, ad oggi). Ed il problema è che entrambi i governi stanno ancora applicando le misure di falsa austerity che sono richieste da Washington per impoverire la popolazione. Perchè lo schema è noto, è stato applicato ovunque gli Usa abbiamo potuto intervenire direttamente o con il Fondo Monetario Internazionale: salari più bassi e più tasse sulla parte povera della popolazione portano a persone disperate, che sono disposte a lavorare per una manciata di dollari al mese. Mentre i ricchi, che sono sempre legati agli interessi di Washington godono di sussidi e tagli fiscali. 

Il punto è che non siamo negli anni '60 o '70, quando la gente non si rendeva neanche conto che esisteva un altro genere di vita. Oggi Internet porta l'individuo ovunque nel mondo. Quindi i cileni e gli ecuadoregni lo sanno che in Venezuela, a dispetto di tutto quello che ha combinato Guaidò e la ricca borghesia imprenditoriale che stanno cercando di distruggere il Paese, la gente ha aiuti dello Stato per poter andare avanti. E quindi vogliono lo stesso anche loro. Sanno che in Venezuela, in Argentina, in Brasile e in Bolivia hanno combattuto e vinto contro gli interessi statunitensi (anche se non sono vittorie definitive, come abbiamo visto) e vogliono che si faccia lo stesso nei loro Paesi. Nel 1973 bastò il colpo di Stato che uccise Salvator Allende in Cile e mise al suo posto un dittatore come Pinochet per spaventare tutti i Paesi vicini. Oggi hanno visto che anche i colpi di Stato si possono sconfiggere e la gente è più disposta di prima a proteste di massa, per quanto siano pericolose nel caso in cui il governo usi la forza. Anche perchè l'uso della forza è limitato. Oggi nessun governo potrebbe dire ai soldati di sparare alla cieca sulla folla, come avvenne in Venezuela nel "caracazo". Se lo facesse, diventerebbe un paria a livello internazionale e persino gli Usa dovrebbero prendere le distanze per evitare problemi di governo e di consenso all'interno del Paese. 

Ora, perchè le popolazioni sudamericane raggiungano una effettiva indipendenza dagli Usa, manca un ultimo passo: devono smetterla di votare per i loro rappresentanti. Cosa non facile, perchè le promesse sono seducenti. Macrì vinse le elezioni in Argentina promettendo un taglio delle tasse ed un aumento dei posti di lavoro. In un Paese con una disoccupazione al 30%, come si può definire non allettante tale promessa? La realtà è che la disoccupazione non è calata, le tasse sono aumentate, i salari sono diminuiti ed è aumentata anche l'inflazione causata dalla continua svalutazione del peso, la moneta argentina. Certo, tra chi l'ha votato molti se ne sono pentiti. Ma adesso è lui che ha il potere in mano, ha il controllo dei mass media. E non è un caso che i mass media si stanno scatenando con continue campagne diffamatorie contro Cristina Kirchner e i suoi uomini. Servono a convincere gli argentini a votare per Macrì o per qualcuno che porti avanti le stesse politiche alle prossime elezioni. E lo stesso accade in tutti i Paesi sudamericani. 

Gli unici baluardi che resistono sono il Venezuela e la Bolivia. Nel secondo caso, perchè non ha alcuna risorsa naturale degna di nota e quindi non interessa a nessuno. Per il Venezuela invece l'ostacolo è la cittadinanza. Nonostante le balle raccontate dai mass media italiani, la maggior parte dei venezuelani ricorda come si viveva prima di Chavez. Si ricorda di quando i liquami correvano lungo i bordi delle strade dei quartieri poveri, di quando se ti ammalavi potevi solo sperare nell'effetto terapeutico di qualche erba della zona, di quando si lavorava per un pugno di monete sotto un datore di lavoro che poteva anche picchiarti, torturarti o ucciderti senza affrontare mai la giustizia. E non vogliono tornare a quella situazione. Per questo quando ci sono stati i colpi di Stato contro i presidenti in carica hanno reagito facendo muro contro di loro. I venezuelani non sono stupidi. Sanno quello che stanno passando e sanno che Maduro non è capace di affrontare la situazione. Ma sanno anche che un Guaidò può fare solo di peggio. Perchè Guaidò è della stessa pasta di Jaime Lusinchi o di Carlos Andres Perez, il presidente che ordinò di sparare sulla folla durante il "caracazo" e che poi venne arrestato per peculato (cioè per essersi intascato soldi dello Stato). 

Il problema è che gli Usa sono un vicino ingombrante. Non puoi mandarli a quel paese, ma allo stesso tempo non puoi vivere serenamente stando così vicini. Cuba ne è un esempio. Sono quasi 60 anni ormai che si sono ribellati agli Usa, cacciando il dittatore Fulgencio Batista; e sono 60 anni che gli Usa cercano di riconquistare il potere. Hanno usato l'embargo economico, hanno usato l'invasione militare (la famosa Baia dei Porci, nel 1961), hanno usato la diffamazione via social in tempi più recenti con la blogger Yoani Sanchez, trasformata in una eroina che si batte da sola contro il regime castrista (in realtà il 90% di quello che lei ha scritto si è dimostrato falso; tanto che negli ultimi anno gli Usa l'hanno un po' "mollata", dato che non ha più nessuna credibilità). Le hanno provate tutte, ma Cuba è riuscita ad andare avanti, raggiungendo anche livelli di eccellenza nell'istruzione (tutti i cittadini hanno una istruzione al livello dei migliori licei italiani) e nella medicina (Cuba è il Paese al mondo dove la mortalità infantile è più bassa. Inoltre i suoi medici sono richiestissimi in Sud America e in Africa sia come insegnanti, sia per aiutare i medici locali in caso di catastrofi). E questo è molto più di quanto si possa dire per molti altri Paesi che invece hanno accettato di fare i servi degli Usa.

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di Antonio Rispoli
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