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Egitto, un Paese dove il colpo di Stato serve allo status quo


Blindato egiziano per il trasporto delle truppe
Blindato egiziano per il trasporto delle truppe
05/07/2013, 18:43

In questi giorni, abbiamo assistito ad uno stranissimo colpo di Stato in Egitto. Infatti il Presidente Morsi è stato deposto dai militari senza l'uso della violenza (anche se oggi ci sono stati tre morti) e tra gli applausi della popolazione. Come mai? 
Per capirlo, bisogna prima capire che Paese è l'Egitto. Si tratta di un Paese dove l'esercito ha sempre avuto un peso notevole, sin dalla sua indipendenza. E' stata una forza di conservazione, ma senza gli estremismi causati dalla religione. E questo ha impedito che si sviluppasse un forte partito religioso. Infatti i Fratelli Musulmani sono sempre stati una minoranza. A volte in politica, a volte nell'illegalità, ma sono stati una minoranza. E quando hanno preso il potere, dopo la cosiddetta primavera araba, cioè la rivoluzione che ha estromesso i dittatori del Nord Africa (non solo Mubarak in Egitto, ma anche Gheddafi in Libia, Bouteflika in Algeria, Ben ALì in Tunisia), sono riusciti solo a dimostrare che si faceva bene a tenerli lontani dai poteri decisionali. Infatti, l'attività del Presidente Morsi - che è stato eletto dai Fratelli Musulmani - è stata un disastro per il Paese, dal punto di vista economico. Settore nel quale sono state prese una serie di decisioni, molto populiste, ma non sempre sostenibili. Per esempio, le bollette elettriche a prezzo fisso (si paga un tot al mese) molto basso, nell'ordine dei 5-10 euro; il carburante che è venduto ad un prezzo molto basso, perchè fortemente sovvenzionato; la farina, anch'essa comprata all'estero e venduta a prezzi bassissimi, perchè sovvenzionata; e così via. Il problema è che l'Egitto, come tutti i Paesi islamici, non ha un debito pubblico, perchè il prestito con interessi è contrario alle leggi del Corano. Quindi, quando compra il petrolio all'estero o la farina, le paga con i soldi contenuti nelle riserve della propria Banca Centrale. Riserve che non hanno un adeguato corrispettivo dato che l'Egitto da produttore di petrolio è diventato consumatore e il turismo, da solo, non basta. Purtroppo i suoi pozzi di petrolio sono esauriti o in via di esaurimento e il consumo negli ultimi 20 anni è salito notevolmente. 
L'insieme di queste cose ha creato un aumento della povertà nel Paese e la necessità per l'Egitto di chiedere un prestito all'Fmi. Il quale ha posto come condizione la fine delle sovvenzioni per cibo e petrolio. Ma se si pensa che negli ultimi 24 mesi le riserve in valuta estera nel Paese si sono dimezzate, quanto può servire un prestito? Solo ad allungare i tempi? E poi, quando finiscono le riserve in valuta estera, che farà l'Egitto? Farà soffrire la fame ai propri cittadini? Una domanda che non è retorica: negli ultimi mesi è stato difficile per gli egiziani trovare le stazioni di servizio che disponessero di benzina, dato che non sempre è stato possibile comprarla. Ora, finchè è la benzina, è un disagio che si può sopportare, per brevi periodi. Ma se si tratta del cibo? QUanto possono andare avanti glie giziani senza cibo? 
Questo è uno di quei casi dove le buone intenzioni dei politici sono controproducenti. Perchè è chiaro che le intenzioni sono ottime: benzina a basso costo, elettricità e farina (cioè uno dei cibi base della cucina egiziana) intesi come servizio pubblico e quindi dati a prezzi bassissimi. Tutto bene. Ma bisogna avere i soldi per farlo. 
Ed in questa situazione di crisi, la rabbia contro Morsi e i Fratelli Musulmani in questi giorni aveva preso la via della violenza. E quindi l'intervento dei soldati è stato, tutto sommato, un intervento intelligente: è riuscito ad imporre un cambio, lasciando che la violenza non si sfogasse eccessivamente in scontri tra le opposte fazioni. Per questo l'esercito è stato un agente di conservazione. Certo, come andrà in futuro, come si risolverà la crisi in corso è tutto da vedere. Se il Presidente Mansour o il suo successore riusciranno a risolvere i problemi è da vedere. Ma sicuramente Morsi ha dimostrato di non essere all'altezza e gli egiziani hanno avuto la conferma che non possono mangiarsi il Corano per sopravvivere. E quindi è probabile che ridiventerà un Paese laico, esattamente come lo era sotto Mubarak. 

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di Antonio Rispoli
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