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Elezioni in Israele, hanno perso i palestinesi


Elezioni  in Israele, hanno perso i palestinesi
23/01/2013, 15:34

Ci sono state le elezioni in Israele, per il rinnovo quadriennale della Knesset, il Parlamento nazionale. E come sempre accade, le preferenze degli elettori si sono frammentate in tanti partiti e partitini. 
Tuttavia, si può fare una analisi procedendo per aree. L'area più grande è quella della destra, che occupa circa la metà del nuovo Parlamento. Poi c'è quella che viene definita "destra ultraortodossa": è formata da appartenenti a quei gruppi religiosi più estremisti e dai coloni delle colonie illegali con cui Israele ha strappato le terre ai palestinesi. Questi due gruppi hanno circa i due terzi dei seggi. Poi ci sono i partiti centristi che superano di poco il 20% e i partiti di sinistra.  
Chiaramente ciascuno presenta il proprio programma, ma su due punti tutti i partiti concordano. Il primo è un potenziamento della sicurezza israeliana. Termine che, preso alla lettera, è anche condivisibile: chi non vuole la sicurezza del proprio Paese? Ma quello che in Italia significherebbe la promessa di avere qualche poliziotto in più per le strade, in Israele significa maggiori incursioni dell'esercito contro i civili palestinesi. L'ultimo episodio è avvenuto tra il 17 e il 19 gennaio: un intero villaggio, abitato da 200 palestinesi è stato distrutto e raso al suolo nella valle del Giordano. Giacchè si trovavano, i soldati israeliani hanno provveduto anche a depredare i palestinesi, facendoli dormire all'aperto, senza un riparo.  
Il secondo punto, collegato al primo, riguarda le colonie illegali. Come sa chiunque conosca la storia di quei territori, dal 1948, Israele ha progressivamente preso il territorio occupato dai palestinesi, chiudendoli in spazi sempre più stretti. Contemporaneamente  su quei territori sono stati costruiti insediamenti, occupati dagli elementi peggiori della società israeliana: gente che ammazza per divertimento; che insegna ai bambini a 3 anni a sputare contrio i palestinesi, a 8 a lanciargli dei sassi e a 14 a sparare con le pistole contro di loro; che fanno incursioni notturne nelle case dei palestinesi, uccidendo chiunque trovano. Vengono descritti come persone che hanno in una mano la zappa e in una mano il mitra, ma in realtà entrambe vengono utilizzate innanzitutto contro i palestinesi. Naturalmente con la copertura e l'appoggio dell'esercito. 
Sono colonie che da nessun'altra parte sarebbero tollerate, dato che sono solo un mezzo illegale per rubare territorio; ma sono anche una importante fonte di reddito per il Paese e di voti per i politici. Infatti Israele, con la sua politica immigratoria, ha persone da allocare in posti di lavoro; e le colonie sono diventate fabbriche importanti in molti settori. Inoltre facendo così è stata ridotta anche la pressione demografica gravante sulle città israeliane. 
Naturalmente a scapito dei palestinesi, che continuano ad essere la parte perdente, in ogni caso.  Anzi, nei prossimi quattro anni potrebbe andare peggio: Netanyahu ha 60 seggi su 120 e si deve alleare con qualcuno. Se si allea con i partiti più a destra, costoro vorranno qualcosa in cambio. E visto che durante la campagna elettorale hanno inveito contro Netanyahu per aver usato la mano troppo morbida contro i palestinesi (per intenderci, la mano morbida ha compreso l'operazione Piombo Fuso nel 2009 con 1500 civili palestinesi morti e 5000 feriti e quella recente del novembre scorso con oltre 3000 feriti, di cui un terzo bambini e centinaia di morti), è facile immaginare cosa chiederanno: maggiori attacchi contro i palestinesi, maggiori stragi, la distruzione di altre città palestinesi. Insomma, sempre più sangue di civili palestinesi scorrerà per le strade. E questo per volontà della maggioranza degli israeliani. 
Per cui è inutile che si tacci chi, come me, denuncia la violenza e la repressione dell'esercito israeliano come antisemiti. Non solo perchè il termine è tecnicamente sbagliato (la maggior parte degli ebrei è indoeuropea, i semiti sono i palestinesi) ma soprattutto perchè è una denuncia vera. Che si ripete in una stanza vuota, come un'eco destinata a morire, dato che non viene ripresa da nessun media di rilevanza nazionale: queste denunce sono assenti dai quotidiani, dai settimanali e dalle Tv. Restano solo in pochi che tentano, inutilmente, di richiamare l'attenzione su queste ed altre situazioni similari in giro per il mondo. 

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di Antonio Rispoli
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