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Elezioni 2013: una campagna elettorale vuota


Elezioni 2013: una campagna elettorale vuota
24/01/2013, 19:36

Mancano ancora 30 giorni di campagna elettorale, prima delle prossime elezioni; ma finora è stata una noia totale. La più brutts e inutile campagna elettorale che io ricordi. Finora non c'è stato niente che assomigliasse ad un programma o a propoate di qualche tipo. Certo, si potrebbe obiettare che sul sito di Beppe Grillo c'è il programma del Movimento 5 Stelle; peccato che sia un condensato di demagogia, populismo, ovvietà, senza un briciolo di novità. Oppure qualcun altro potrebbe obiettare che anche Rivoluzione Civile ha presentato un proprio programma: alcune decine di punti che, se applicati, potrebbero anche essere interessanti. Peccato che anche lì, se si esclude qualche ovvietà (cancellazione dell'acquisto degli F-35), sono punti a dir poco velleitari e con scarso rapporto con la realtà. 
Niente invece da Pdl, Pd, e liste Monti. Al massimo un riferimento all'agenda Monti. Ma qual è l'agenda Monti? La continuazione delle politiche praticate negli ultimi 10 anni dal governo Berlusconi e poi intensificate con l'intervento di Monti? Quindi ancora un aumento delle tasse sui più poveracci (attraverso l'aumento delle cosiddette imposte indirette, come l'Iva e le accise sui carburanti), un taglio alle pensioni, la chiusura di scuole ed ospedali? E contemporaneamente un aumento delle spese militari, delle spese improduttive della casta dei politici (tipo i due aerei extralusso che il governo Monti ha comprato a 400 milioni di euro l'uno), dei soldi regalati alle banche e alle scuole private? Questa è l'agenda Monti? Beh, i risultati li abbiamo visti: aumento della disoccupazione, aumento del debito pubblico, riduzione del Pil, recessione, ecc. E quindi stiamo parlando di una ricetta per distruggere economicamente il Paese, come è stato fatto della Grecia. Perchè nel 2008 la situazione della Grecia era grave, ma non disperata. Da quel momento in poi però è stata intrapresa una serie di misure distruttive per il Paese: aumento delle tasse sui più poveracci, un taglio alle pensioni e agli stipendi, la chiusura di sucole e ospedali, ecc. Nel frattempo aumentavano le spese militari. Il risultato è stato un aumento della disoccupazione, un crollo del Pil (che è i due terzi di quelli che era nel 2007), un aumento del debito pubblico e una recessione che durerà almeno fino al 2015. Mentre le migliori stime dicono che non ritornerà ai livelli di ricchezza del 2007 prima del 2022. Ma in realtà probabilmente i tempi saranno ancora più lunghi. 
Perchè i cosiddetti "esperti" del Fondo Monetario Internazionale e della Bce (a cominciare da Cristine Lagrande e da Draghi), nonchè i cosiddetti "esperti" economisti come Monti non hanno nessuna idea di quale sia il tessuto sociale che, con le loro decisioni, vanno a lacerare. E, come una tela strappata, quando incidi fino in fondo, i danni non svaniscono, se non ricrei daccapo la tela. Le loro manovre hanno distrutto le basi del tessuto economico greco, come Berlusconi e Monti stanno distruggendo quelle del tessuto economico italiano e Rajoy quelle del tessuto economico spagnolo. Rispetto alla Grecia, l'Italia ha un Pil più alto e quindi per distruggerla ci vuole più tempo. Ma rispetto alla Grecia, il nostro tonfo sarà molto più pesante. Per intenderci: attualmente in Grecia ci sono quasi 3 milioni di disoccupati; il che è gravissimo. Ma se l'Italia avesse la stessa percentuale di disoccupazione, i disoccupati sarebbero 20 milioni. Come arginare una simile massa? 
Il problema è che i suddetti "esperti" affrontano argomenti di cui non sanno niente. La realtà economica non è solo formule e numeri. Sono persone, sono abitudini, è psicologia dei singoli e di massa. E' tante cose. Cose di cui loro non hanno idea. Infatti si tratta di persone ricche, nate riche e cresciute nel lusso e con una vita facilissima. Non hanno idea di cosa sia la vita di un operaio o di un impiegato. Hanno sempre avuto i soldi per togliersi ogni capriccio e le conoscenze per accumularne altri. In un certo senso sono come gli schizofrenici: vivono una realtà che non esiste, se non per loro. 
E' un po' la storia dell'economia: tutti gli economisti erano gente ricca o ricchissima. I primi erano industriali, monaci (quando l'essere monaco significava gestire immense terre ed incassare molti soldi sotto forma di decima) e cose del genere; poi erano tutti professori e consulenti aziendali, oppure professori e consulenti del governo. Insomma, persone   che ricevevano lauti stipendi ed erano fortemente motivati a creare delle teorie che difendessero gli interessi delle imprese e dei governi. Con una sola eccezione: Marx. Karl Marx fece una vita abbastanza travagliata, dal punto di vista economico. Fu a lungo disoccupato e soffrì la fame. Quindi, quando stese le sue teorie economiche, lo fece guardando gli strati sociali dal basso. Questo, unito alle sue qualità di sociologo e di economista, gli permise di smantellare il liberismo usando le teorie liberiste. Per questo da allora il suo pensiero viene manipolato e distorto. Perchè, se applicate seriamente, le teorie marxiste permetterebbero uno sviluppo economico, al prezzo di un minor arricchimento di chi è già ricco. CIoè dei Monti, dei Draghi, delle Lagarde, dei Warren Buffet e dei Bill Gates. Ma permetterebbero la salvezza di tutti gli altri. 
Prendiamo un esempio attuale: la crisi in corso si può risolvere, in Italia, in 24 mesi. Basta fare una cosa molto semplice: sanzionare penalmente gli evasori ed aumentare gli stipendi in materia notevole, nell'ordine dei 300 euro netti al mese, per chi guadagna menod i 50 mila euro all'anno. E' una manovra che vioene considerata tipicamente "di sinistra", ma è l'unico metodo per mettere in moto l'economia. Dare i soldi ai cittadini e farli spendere è l'unica misura che ha senso in questo momento. QUalsiasi altra misura che non sia una riduzione dello squilibrio esistente tra ricchi e poveri nel nostro Paese è una misura che non aiuterà ad uscire dalla crisi. Ed aumentare la tassazione e diminuire il welfare non farà altro che aumentare il debito pubblico. E' questo che vogliono i principali partiti? 

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di Antonio Rispoli
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