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L'opinione dell'Unione degli Industriali di Napoli

Elezioni politiche: scomparso dal programma il Mezzogiorno


Elezioni politiche: scomparso dal programma il Mezzogiorno
14/02/2013, 19:05

Vi è un quadro di orientamenti generali, contenuti nel documento presentato da Confindustria, che rappresenta lo sforzo di porre concretamente al centro della prossima campagna elettorale il grande tema della crescita e della centralità dell’industria. Misure strutturali di contesto ed interventi dall’impatto immediato devono viaggiare di pari passo.  Occorre ridurre la spesa pubblica improduttiva, che spesso è stata tra l’altro lo strumento improprio di politiche clientelari e foriere di illegalità e malaffare. Va tranciato il circolo vizioso tra cattiva politica, corruzione, illegalità diffusa, sperpero di denaro pubblico. Occorre riformare un apparato amministrativo cresciuto per successive stratificazioni e duplicazioni, semplificare le norme che regolano le dinamiche economico – produttive, ridurre la pressione fiscale a cominciare dal costo del lavoro, rendere automatici gli incentivi vincolandoli prevalentemente – ex post – ad investimenti in ricerca e innovazione.  Dopo anni di colpevole assenza, non è più rinviabile l’avvio di una nuova stagione di politiche industriali vere che mettano al centro la necessità di recuperare  competitività per il nostro settore manifatturiero.  Il PIL regionale, dal 2007 ad oggi, ha perso 8,4 punti percentuali ( 1,5 solo nell’ultimo anno ), l’equivalente di quasi 8 miliardi di euro. L’occupazione è diminuita nello stesso periodo di 147 mila unità, con la disoccupazione giovanile giunta al 44,4%. Siamo lontanissimi dagli indicatori fissati dalla Commissione Europea nel Documento Europa 2020. Ciò che serve all’Italia è ciò che serve anche al Mezzogiorno.  Napoli e la Campania, ma più in generale l’intero Sud, non hanno bisogno né di politiche straordinarie né di risorse aggiuntive oltre quelle già previste dalla Politica di Coesione e dagli impegni al co-finanziamento dello  Stato centrale. Purchè questi impegni siano rispettati. Già troppe occasioni sono andate sprecate: il fattore “tempo” nelle scelte che si andranno ad assumere, e l’effettiva capacità di dare poi ad esse spedita attuazione e concretezza, saranno i due fattori su cui il Paese, e il Mezzogiorno, si giocheranno le proprie residue  chance  di colmare il gap rispetto alle aree più ricche e dinamiche dell’Europa.  Un caso emblematico è quello della cosiddetta “Economia del mare”: da oltre un decennio si assiste ad un proliferare di slogan (  Napoli Capitale del Mediterraneo, Mezzogiorno molo europeo nel Mediterraneo … ) che mai tuttavia si trasforma in scelte conseguenti e azioni tempestive ed incisive. Rifunzionalizzare i porti meridionali ed interconnetterli, curare l’infrastrutturazione e i collegamenti funzionali tra porti, interporti e retroporti, costruire piattaforme tecnologiche adeguate alla gestione ed allo smistamento dei grandi traffici commerciali, intercettare le nuove domande di beni e servizi avanzati dei Paesi emergenti: Napoli e la Campania certamente potrebbero rappresentare l’hub logistico di una significativa politica di sviluppo economico lungo le vie del mare.    Urgono però rapidità e concretezza delle azioni per la crescita.  La quasi totalità delle grandi scelte che attengono i temi dello sviluppo locale si presenterà, in virtù dell’architettura istituzionale del Paese e del suo ordinamento, quale auspicabile approdo di complessi processi di governance multilivello. Non vi è, infatti, tema di vera rilevanza strategica per il futuro di Napoli che non passi per l’indispensabile concerto tra i vari livelli istituzionali che, seppur con diverse prerogative e funzioni, saranno comunque coinvolti  nei processi decisionali, e nelle successive azioni attuative. Si pensi, ad esempio, al grande tema della valorizzazione del patrimonio paesaggistico, naturalistico, storico – archeologico, architettonico, ed alle straordinarie opportunità, anche in tema di marketing territoriale e strategie di incoming turistico, che una sua più dinamica e innovativa fruibilità  potrebbe innescare. Il tutto da immaginare all’interno di una più complessiva azione di promozione delle nostre eccellenze, a partire da quelle dell’industria alimentare e delle produzioni tipiche.  Si tratta di un tema che, soprattutto dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, dovrebbe risiedere integralmente nelle funzioni dell’Ente Regione, attraverso gli strumenti operativi degli EPT. Tuttavia continua ad esistere un Ministro del Turismo e un Ente Nazionale di Promozione Turistica, le cui azioni andrebbero inoltre integrate con le linee strategiche e i Piani di Gestione del  Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con le Sovrintendenze, con i progetti di promozione che le Amministrazioni Comunali mettono in campo.  Senza un serio, ordinato, stringente raccordo istituzionale, si rischia la paralisi – o peggio ancora la più totale confusione – in termini di azioni concrete.  Questo elemento, considerate le farraginosità dell’apparato amministrativo nel suo complesso, ingenera in noi preoccupazione.  Caso emblematico di tale rischio è lo svolgimento e la concreta attuazione dei Grandi Progetti a valere sul POR FESR 2007 – 2013. Dieci di questi impattano sulla Città e la sua area metropolitana, per investimenti pubblici complessivi di circa 2 miliardi di euro - in infrastrutture, portualità, mobilità, banda larga, riqualificazioni urbanistiche, bonifiche – e coinvolgendo, a vario titolo, oltre 40 amministrazioni centrali o locali. Napoli e la Campania usufruiranno di Fondi Europei  Obiettivo Convergenza fino al 2020. Va rafforzato il “presidio nazionale” del Ministero della Coesione e del DPS che, d’intesa con la Regione e con i Comuni oggi individuati quali soggetti beneficiari dei finanziamenti, dovranno garantire che neanche un euro possa andare in disimpegno automatico per mancanza di progettazione o di capacità amministrativa di spesa.  Si pensi, ancora, al tema delle politiche industriali. Il 44% delle imprese manifatturiere dichiara maggiori difficoltà nell’accesso al credito, e ciò si ripercuote negativamente anche sugli investimenti del comparto: solo il 14,6% delle aziende – nel 2012 – ha dichiarato di aver investito.  Il PIL regionale, per il 77,7%, è prodotto dal settore dei servizi e del commercio, il 2% dall’agricoltura, il 5,7% dall’edilizia, e solo il 13,6% dal manifatturiero. Il nostro obiettivo deve essere portare questa percentuale al 20%, e per riuscirvi occorrono scelte – a tutti i livelli istituzionali – orientati al sostegno alle imprese industriali, ed in particolare alle PMI. Pensiamo anzitutto al credito di imposta per attrarre nuovi investimenti nel Mezzogiorno, per quelli in Ricerca e Sviluppo e per chi assume giovani e donne, a strumenti di sostegno per la modernizzazione produttiva attraverso l’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature, al consolidamento degli  strumenti finanziari per la ristrutturazione del debito e la rateizzazione dei mutui, a misure che contrastino il credit crunch e velocizzino i pagamenti delle P.A. ( si pensi alle dimensioni assunte da tale drammatico fenomeno in materia di forniture sanitarie di beni o servizi ), ad incentivi integrativi per i Contratti di Rete e le aggregazioni, ad azioni concrete di supporto per l’internazionalizzazione. Un faro di attenzione andrà acceso anche sulla necessità di riqualificare e valorizzare il nostro capitale sociale. Negli ultimi quindici anni quasi 350 mila giovani scolarizzati hanno lasciato il Mezzogiorno per cercare un’opportunità altrove. Quasi un terzo di questi sono campani, la metà napoletani. La popolazione residente in Città è ormai stabilmente scesa sotto la soglia del milione, il 23% dei giovani abbandona prematuramente gli studi, il tasso provinciale di disoccupazione giovanile e femminile sfiora il 40%, il pil procapite nominale annuo è di poco superiore ai 15 mila euro. Urge un grande investimento sulle ragazze e sui ragazzi  del nostro territorio. Sfruttando al meglio il Fondo Sociale Europeo, accorciando la filiera scuola – lavoro, utilizzando tutta la strumentazione prevista dalle recenti riforme del mercato del lavoro a vantaggio dei giovani in cerca di prima occupazione o di reimpiego, coinvolgendo le istituzioni universitarie e della ricerca – molte delle quali vere e proprie eccellenze nazionali da valorizzare meglio - e riformando i Centri per l’Impiego.  Infine, Napoli probabilmente più di altre grandi città italiane necessita di una dimensione metropolitana di governo. Il nuovo Esecutivo dovrà riprendere e condurre in porto la riforma istitutiva delle Città Metropolitane. Con l’indispensabile coinvolgimento delle amministrazioni del territorio, della Conferenza delle Autonomie Locali, del Governo Regionale, e sotto il coordinamento del Dipartimento della Funzione Pubblica, occorrerà rimettere in moto il percorso interrottosi con la conclusione anticipata dell’attuale Legislatura. Al netto di questi singoli dossier tematici per noi certamente prioritari, e più complessivamente, siamo convinti che  le risorse pubbliche disponibili per investimenti in conto capitale debbano essere prevalentemente concentrate sui grandi beni pubblici, materiali e immateriali, la cui qualità è propedeutica alla crescita ed allo sviluppo.  Rendere un territorio competitivo, attrattivo, business friendly, significa anzitutto bonificarlo e metterlo in sicurezza dal punto di vista idrogeologico,  dotarlo di connessioni e banda larga, di una giustizia civile rapida ed efficiente, di una pubblica amministrazione competente e snella, di sicurezza, di un’alta qualità della formazione scolastica e di eccellenza.  Al nuovo Governo, ed in particolare alla deputazione parlamentare napoletana e campana,  chiederemo scelte coerenti con questa impostazione  generale, consapevoli che rigore e sviluppo possono e devono essere i due volti di una stessa medaglia. E chiederemo di rendere agevoli ed efficaci le dinamiche di governance che sovraintendono l’attuazione delle scelte assunte in tema di sviluppo e crescita, anche pensando a specifiche misure sperimentali di semplificazioni amministrative in deroga alle normative vigenti, ad esempio in materia di funzionamento delle conferenze dei servizi o di estensione della regola del “silenzio  assenso” per alcuni procedimenti autorizzativi propedeutici alla realizzazione di investimenti.  Le risorse ci sono, a partire da quelle comunitarie, attorno agli obiettivi prioritari per la crescita di Napoli che nel tempo sono stati ormai abbondantemente selezionati. E’ giunto il momento di AGIRE

Paolo Graziano
(Presidente Unione Industriali della Provincia di Napoli) 

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di Redazione
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