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Essere ignoranti ma circondati di informazioni


Essere ignoranti ma circondati di informazioni
01/08/2012, 14:16

 C'è una espressione che mi capita di sentire spesso: "Siamo nell'era dell'informazione". In parte è vero, se si guarda la cosa a livello oggettivo. Effettivamente mai come adesso c'è stato un accesso facile alle informazioni: non solo Tv e giornali, ma anche e soprattutto Internet. Questo vuol dire che in media ne sappiamo più di prima? 
Decisamente no. Questo perchè non esiste l'equazione più informazioni uguale più conoscenza; anzi, si può dire che più informazioni creano meno conoscenza. 
E' un paradosso solo apparente. Infatti, quando si hanno poche informazioni è problematico trovare riscontri ed è un "prendere o lasciare". E questo, a sua volta, spinge i giornalisti, se non c'è una situazione di dittatura, a fare del loro meglio, essendo le uniche voci a disposizione. Ma quando le voci non sono più poche ed ufficiali, ma sono una marea, la qualità media delle informazioni scende sensibilmente. Infatti, a dare le notizie non sono più solo giornalisti professionisti, con una reputazione da mantenere o da difendere; chiunque può scrivere qualcosa. Per carità, magari a volte anche prendendo spunto da frasi vere, ma con una attendibilità da valutare caso per caso. 
E qui subentra il problema. Come fare per valutare? Sostanzialmente c'è bisogno di due cose: conoscenza e capacità di analisi. Cioè bisogna discernere all'interno della notizia quello che è verificabile da quello che non lo è. Verificata la prima parte, si vede se la seconda è compatibile. E la si può accettare, sia pure con riserva. Ma deve essere una accettazione  suscettibile di variazioni, se si scoprisse che la parte non verificabile diventa verificabile e falsa. 
Facciamo un esempio personale. Quando è cominciata la storia delle manifestazioni antiregime in Siria sinceramente non ci ho dato molto peso. ALl'epoca c'erano problemi anche in Libia, decisamente più gravi. Terminata la "rivolta" in Libia, con l'eliminazione di Gheddafi, si è tornati sulla Siria e le manifestazioni si sono moltiplicate, con le notizie di sempre maggiori violenze della polizia sui manifestanti. Tuttavia c'era una cosa che mi aveva insospettito: nessun giornalista occidentale era sul posto. Tutte le notizie arrivavano o da generiche "fonti dell'opposizione" (il che significa che per quanto ne so se l'è anche potuta inventare il giornalista che scrive), oppure dell'Osservatorio sui Diritti Umani in Siria (a volte declinato in inglese, Syrian Human Rights Watch). E' chiaro che, vista che quella era l'unica fonte, qualche dettaglio era necessario. E così ti scopro che l'organizzazione in questione è formata da una sola persona, un siriano con precedenti esperienze nel servizio segreto inglese e con ufficio a Londra. Una persona che non si nasconde neanche: mi è capitato di trovare una sua intervista su un tabloid inglese, con tanto di foto sua e dell'ufficio in cui lavora. Tuttavia è chiara una cosa: una fonte del genere perde gran parte della propria affidabilità. Lui dice che si tiene in contatto con i siriani tramite il telefono. Ma chi dice che non sia il servizio segreto inglese a dargli le istruzioni? O magari quello Usa che ha così stretti legami con quello inglese? Non posso certo garantire che sia così, ma non posso neanche garantire il contrario.
Poi di recente sono incominciati ad affluire immagini di file e file di cadaveri filmati con le dichiarazioni della cosiddetta opposizione ad Assad che si trattava di civili uccisi dall'esercito siriano. Ma chi lo garantisce? Come si fa a sapere? Ci sono immagini del carro armato che si ferma e spara. Ma di chi è quel carro armato? Dell'esercito siriano o dei tanti soldati che hanno disertato e si sono portati via anche armi e mezzi? Insomma, tante incertezze e poche certezze.
Poi si leggono notizie diverse sui siti "non allineati", diciamo così; cioè quelli dei Paesi non legati all'Occidente. E allora cominci a leggere che uno di quelli che ufficialmente sono campi profughi ai confini tra Turchia e Siria contiene solo giovani maschi di nazionalità libica, marocchina e di altri Paesi, ma non siriani; che l'esercito siriano uccide o ferisce o cattura libanesi, libici, egiziani e di altre nazionalità; un aereo turco per la ricognizione viene abbattuto sui cieli siriani (ufficialmente aveva solo sbagliato rotta, ma era stato colpito molto dentro il territorio siriano)... insomma, anche qui, pur non volendo prendere le notizie per oro colato, però qualche sospetto viene. Poi cominci a leggere i blog di alcuni italiani che dichiarano di essere andati in Siria e raccontano una situazione più simile a quella raccontata dal regime che dai giornali. Ed adesso il rapimento di due italiani. Liberati dall'esercito siriano, sono stati intervistati dalla Tv di Stato e hanno raccontato una cosa; sono arrvati in Italia e hanno raccontato una cosa completamente opposta. Domandina: cosa è successo sull'aereo che li ha riportati qui? Perchè hanno cambiato dichiarazioni? Gli hanno offerto qualcosa? Tutte domande senza risposta. 
Quello che è certo, almeno per me, è che delle dichiarazioni e delle notizie che arrivano dalla Siria non ci si può fidare. E che, quando la fonte è l'Osservatorio sui Diritti Umani in Siria o quando è sconosciuta, per me la notizia è falsa, salvo dimostrazione del contrario. 
Questo è solo un esempio, per far capire come secondo me bisogna agire. Naturalmente non tutti hanno il bagaglio di conoscenze e di esperienze che io ho, sia a livello personale che per lavoro. Tuttavia, sempre più spesso quello che noto è l'abitudine a prendere per vero la prima cosa che incurioscisce o stuzzica (magari perchè permette di scaricare su qualcuno le responsabilità dei problemi che uno si è creato) e diffonderla, senza riflettere, senza valutare, senza alcun filtro mentale. Insomma, un comportamento da ignoranti, ma circondati di informazioni 

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di Antonio Rispoli
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