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"Evasione fiscale di sopravvivenza", una bufala che continua


'Evasione fiscale di sopravvivenza', una bufala che continua
26/07/2013, 18:54

Ieri il sottosegretario all'Economia Stefano Fassina si è lanciato in un elogio dell'evasione fiscale "di sopravvivenza"; cioè quella evasione fiscale motivata - a sentirne i sostenitori - da una eccessiva pressione delle tasse e all'unico scopo di mantenere in vita l'attività commerciale. 
Ora, che tale evasione fiscale esista, è vero; ma dove? Cioè qui parliamo di qualche negozietto, situato per lo più al sud, che dichiara il minimo previsto dagli studi di settore per non chiudere. Ce ne sono? Senz'altro, ma sono una percentuale insignificante. E certo non è evasione fiscale di sopravvivenza, quella che spinge i gioiellieri a dichiarare redditi medi annui inferiori ai 20 mila euro, cioè meno di un operaio; o i ristoranti di lusso a dichiarare cifre simili. 
Purtroppo qui c'è il solito problema: il continuo via libera dei vari governi all'evasione fiscale. In realtà quello di Fassina io lo interpreto come un messaggio agli evasori: andate tranquilli, tanto non faremo leggi punitive contro di voi. Non importa che ogni anno questo costi allo Stato ben 150 miliardi di mancate entrate: finchè ci saranno lavoratori dipendenti da tassare, allo Stato italiano i soldi non mancheranno mai. Infatti è bene ricordare che il 97% delle entrate fiscali annue vengono dai lavoratori dipendenti e solo il 3% da imprenditori, professionisti, artigiani, commercianti, ecc. Eppure i primi sono circa 22 milioni e i secondi 5; quindi almeno un quarto delle entrate dovrebbero venire da questo secondo gruppo, non il 3%. Per non parlare del fatto che, quando si parla delle classifiche dei più ricchi di Italia, non ci sono lavoratori dipendenti (a parte qualche politico o qualche boiardo di Stato), ma solo industriali e professionisti. E allora come è questa storia? 
In realtà, quella della pressione fiscale elevata è una balla. Nel senso che la pressione elevata c'è sui lavoratori dipendenti; c'è su coloro che vogliono pagare le tasse; ma la maggioranza dei lavoratori indipendenti se ne fregano e possono tranquillamente pagare le tasse che vogliono. Anche perchè non ci sono sanzioni degne di questo nome. A livello penale, l'evasione fiscale è sanzionata con una pena massima di 3 anni. Una pena così bassa che si prescrive in 4 anni. Un po' pochi per fare una indagine (che ovviamente è molto tecnica e quindi richiede la consulenza di un esperto che si prende mesi e mesi di tempo, dato che deve ricopstruire tutta la contabilità dell'azienda in materia corretta) e tre gradi di processo. Resta solo la sanzione amministrativa, contro cui è facile fare ricorso; e se l'evasione è elevata, è persino conveniente fare ricorso: dopo 10 anni si può chiedere l'applicazione della legge Mondadori e pagare il 5% della somma evasa, senza interessi e senza sanzioni. 
E a dire che non è vero che la pressione fiscale è troppo elevata non sono io, ma è la Confcommercio. La quale, in uno studio del 2011, esaminò la questione attraverso una domanda: di quanto bisogna ridurre la pressione fiscale per ottenere un aumento spontaneo del pagamento delle tasse da parte delle imprese? Lo studio fece emergere che, se lo Stato riducesse le tasse sulle imprese di 100 miliardi (cioè un quasi totale azzeramento delle tasse per loro), l'aumento spontaneo di tasse pagate sarebbe di soli 15 miliardi. A dimostrazione che il problema non è quello. E allora cosa si può fare? Beh, basta ricordare quello che successe nel 2007: bastò che Visco sostituisse il capo della Guardia di Finanza (non c'era più il generale Speciale, ora deputato del Pdl e messo là da Tremonti; quello che usava gli elicotteri della Gdf per farsi portare le spigole fresche a Cortina) e facesse un po' di faccia feroce per ottenere un aumento delle tasse pagate di 30 miliardi di euro. Quindi è chiaro che quello che bisogna fare è spaventarli un po'.
Per esempio: modifichiamo il reato di falso in bilancio, per cui venga punito con la reclusione da 4 a 20 anni, con una soglia di esenzione (per esempio che sotto i 30 mila euro l'anno la pena è solo una multa). La pena non è eccessiva: il furto è punito con una sanzione fino a 5 anni. E cosa è l'evasione fiscale (fatta attraverso il falso in bilancio) se non un furto ai danni della povera gente? Chi ha bisogno di ricorrere al welfare, usa servizi che sono pagati con le tasse dei più ricchi; se uno non paga le tasse, riduce la possibilità per chi ne ha bisogno di accedere al welfare. Quindi è come se rubasse. Allora, se per aver rubato ad una persona la legge dice che merito 5 anni di prigione, per aver rubato a 60 milioni di italiani una pena a 20 anni è più che giustificata. 
A questo punto di solito salta su un imbecille che dice: "E che facciamo? Mandiamo dentro per 20 anni uno che ha evaso qualche migliaio di euro?". Ovviamente, poi qui sta ai giudici valutare la pena in proporzione alle dimensioni del falso in bilancio: ad uno che evade 100 mila euro, gli danno 4 o 5 anni, sicchè se è furbo, usando il patteggiamento, può ottenere l'affidamento ai servizi sociali; a Calisto Tanzi, che ha fatto falsi in bilancio per miliardi di euro, gli danno 20 anni e magari anche qualche cosa in più. 
Come si vede è una misura facile facile e a costo zero, ma che potrebbe far entrare nelle casse dello Stato decine di miliardi; cifra che aumenterebbe se venisse messo in galera a lungo qualche nome noto (per fare qualche esempio di nomi famosi condannati per evasione fiscale, ci possiamo mettere SIlvio Berlusconi o gli stilisti Dolce e Gabbana; una decina di anni a testa sarebbero un segnale molto efficace). Ma non si può fare. Perchè? Perchè SIlvio Berlusconi ha depenalizzato il falso in bilancio nel 2001 proprio perchè aveva diversi processi in corso; e il processo Mediaset, per cui tra qualche giorno si aspetta la sentenza della Cassazione, non è altro che quello che rimane di un processo per evasione fiscale di 367 milioni di euro. E quindi il Pdl farà l'inferno, per impedire una legge del genere. Legge che neanche il Pd vuole approvare: dovrebbe rinunciare ai finanziamenti privati degli imprenditori. Per non parlare del Movimento 5 Stelle: qualcuno crede che sia un caso che dal 2007 ad oggi mai Beppe Grillo abbia parlato degli evasori fiscali? Basta ricordare che una volta o due Grillo ha usato condoni fiscali, segno che non è un pagatore fedele. E dato che al padrone non piace, i suoi fedelissimi servitori in Parlamento si guarderanno bene dal fare leggi in proposito o dall'approvarne. 
E così continueranno a litigare per manovre di piccolissimo cabotaggio: l'Imu, l'Iva, se tagliare questa o quella voce del welfare, ecc. E la più grossa fonte di denaro a portata di mano risulta ignorata da tutti i partiti presenti in Parlamento.  

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di Antonio Rispoli
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