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Gay: il coming out è da fare o meno?


Gay: il coming out è da fare o meno?
30/01/2013, 15:54

Sui giornali di oggi c'è una notizia, proveniente da uno studio fatto da una equipe di studiosi australiani: per i gay è meglio dichiarare la loro natura piuttosto che tenerla nascosta, come molti fanno, perchè così si vive meglio, con meno stress, meno ansie, meno tensione. 
Per carità, se ci limitiamo a questo, come si fa a non essere d'accordo? Qualsiasi cosa uno si tenga dentro, diventa una sorta di acido, che ti corrode dall'interno, che finisce con l'influenzare negativamente le proprie azioni, spesso genera anche rabbia che finiamo per scaricare sugli altri. Quindi meglio essere liberi da segreti. E questo vale per tutti e per qualunque segreto: tradire ikl proprio partner (se di lui ci interessa qualcosa) ha lo stesso effetto; se commettiamo un reato (e non siamo dei delinquenti nati) idem, e così via.
Ma che succede per chi si comporta come dice il proprio istinto, quando non siamo al di fuori dell'Italia? La risposta è semplice: odio e disprezzo sono il minimo che ci si può aspettare. Sul luogo di lavoro, per esempio. Mentre camminare per strada col proprio partner, se è dello stesso sesso, significa esporsi al rischio di essere presi a pugni o a coltellate. E' per questo che in un Paese come il nostro ammettere di essere gay è deleterio. Quando tutto questo manca, ti capita il carabiniere o il poliziotto che denuncia per atti osceni in luogo pubblico una coppia omosessuale che si bacia, come è capitato a Verona e a Roma. 
E non può essere diversamente, se teniamo presente qual è la situazione italiana; e in particolare due aspetti. Il primo è l'attitudine italiana (e non solo italiana) al machismo. Quell'attitudine che porta ancora oggi molti padri a dire al figlio: "Non piangere, fai l'uomo"; che porta i genitori a costringere i figli maschi (finchè è possibile) a tenerli con i capelli corti; e così via. Ma è la stessa attitudine che porta poi certa gente a picchiare i gay. E - spiace dirlo - è una attitudine che da noi è ereditata dal fascismo. Ma come si giunge dal machismo alla violenza? Anche qui è semplice da spiegare. Non tutti noi abbiamo una mente solida. "Solida" vuol dire che siamo sicuri della nostra identità fisica e sessuale, dei nostri parametri. Molti di coloro che sono convinti di avere una buona soliditàè mentale in realtà non ce l'hanno. E sono proprio loro i più violenti e pericolosi. Si specchiano nel gay e temono di essere come loro senza saperlo. Oppure sanno di essere gay e lo vogliono nascondere. 
Il secondo problema è il Vaticano. Le dichiarazioni omofobe di molti suoi esponenti, i continui paragoni dei gay con pedofili e con stupratori e così via, non fanno altro che incentivare questo clima di odio contro i gay. Ormai manca solo che qualche cardinale dica che è cosa buona e giusta massacrare di botte un gay, e il cerchio è completo. Anche questo, in un Paese bigotto come il nostro, ha un enorme peso. 
In realtà, le persone intelligenti sanno che l'essere gay è una condizione naturale. E' come quando due genitori hanno i capelli neri e nasce un figlio dai capelli biondi o rossi. Tutto normale insomma. Peccato che non lo si vuole accettare. E non è certo un problema di procreazione, come suggerisce stupidamente qualcuno. Oggi come oggi si possono avere figli in mille modi. Il più semplice? Per le coppie femminili, l'inseminazione artificiale, con seme del donatore; per le coppie maschili, utero in affitto. E' chiaro che si tratta di soluzioni dispensiose, che non tutti possono permettersi; soprattutto perchè in Italia, grazie alla legge 40, sono vietate. Ma sono soluzioni tecnicamente possibili ed attuate in tutto il mondo occidentale. 
Insomma, dichiarare di essere gay magari diminuisce lo stress diretto, ma in Italia ti fa diventare un bersaglio del primo imbecille che passa e ti condanna ad essere un cittadino di serie B, privo di due elementari diritti, quali quello di sposarsi e di avere un figlio. 

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di Antonio Rispoli
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