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Germania: possiamo incatenarla per incapacità altrui?


Germania: possiamo incatenarla per incapacità altrui?
27/08/2015, 18:47

Il velocista Usain Bolt in questi giorni ha partecipato ai Mondiali di atletica di Pechino, vincendo alla grande sia i 100 metri che i 200 metri. Un grande successo, per cui tutti si sono complimentati con lui, mentre i giornali (anche quelli non sportivi) gli dedicavano titoloni in prima pagina. Che cosa pensereste se domani la IAAF (cioè la federazione internazionale di atletica leggera) ordinasse che Bolt deve correre indossando 30 chili di peso extra? Lo trovereste giusto, se le sue qualità fisiche venissero bloccate da una norma del genere? Chi ama l'atletica sicuramente non lo troverebbe giusto: sulla pista si corre alla pari; il più forte vince. Agli altri non resta che allenarsi e sperare. 

Questo non avviene solo nell'atletica leggera. Ci sono anche altri campi dove c'è chi domina. Per esempio l'economia. E in Europa abbiamo la Germania che domina l'economia europea. E quindi che cosa facciamo? Si rimprovera alla Germania di avere un elevato surplus commerciale, cioè di esportare troppo rispetto a quello che importa. E allora che facciamo? Chiudiamo la Bmw e la Mercedes (e magari anche la Siemens) finchè il surplus degli altri Paesi non aumenta? Insomma, dobbiamo mettere dei pesi addosso alla Grecia, per consentire agli altri di recuperare? Come se fosse una colpa se gli imprenditori tedeschi agiscono per il meglio e se la Germania ha creato un sistema economico che le consente di andare avanti a tutto gas. Perchè gli altri non fanno lo stesso? Se la Bmw e la Mercedes negli ultimi 10 anni hanno costantemente aumentato le vendite e la Fiat no (salvo gli ultimi mesi, ma bisognerebbe scindere le vendite della Chrysler da quelle della Fiat, ora che sono riunificate sotto il simbolo FCA), possiamo forse incolpare le case tedesche? O non dipende forse dal fatto che l'ultima macchina valida prodotta dalla Fiat è la Punto nel 1990? E allora che facciamo? Cancelliamo tutti i prodotti usciti dalle catene di montaggio tedesche negli ultimi 25 anni? 

La situazione in realtà è semplicissima. Abbiamo una Formula 1 (la Germania), quattro o cinque macchine veloci e poi una serie di catorci che cercano di mantenere il passo. E l'Italia è uno dei peggiori catorci. Per carità, possiamo continuare a dire che non è giusto, che la Formula 1 si deve fermare, che ci deve aspettare, ecc. Ma la realtà è che quella resta una Formula 1 e noi restiamo un catorcio. E perchè restiamo un catorcio? Per svariati motivi. Innanzitutto perchè abbiamo una classe imprenditoriale di incapaci. La classe imprenditoriale italiana è fatta di figli di papà, di gente che è diventata qualcuno solo perchè legata a questo o quel politico che gli ha fatto le leggi ad hoc grazie alle quali si sono arricchiti. Il tutto condito da robuste dosi di evasione fiscale e di aiuti pubblici, senza i quali le aziende avrebbero chiuso. E' questo che può andare avanti? E' un sistema economico che ha un qualche futuro? E non si tirino in ballo le piccole e medie imprese. Sono piccole e contano quanto le formiche davanti ad una mandria di elefanti, rispetto ai colossi tedeschi: posso essere anche un milione, le formiche non riusciranno mai a spostare i tronchi d'albero come gli elefanti. 

E non è solo questione di dimensioni, ma di comportamento. L'imprenditore italiano - non importa se piccolo, meglio, grande o gigante - cerca di guadagnare con l'evasione fiscale e con il taglio dei salari, agevolato e stimolato da leggi come la Legge Biagi, la Legge Fornero e il Jobs Act. L'imprenditore tedesco invece punta su una produzione di qualità e quindi non si fa scrupoli nel pagare 2500 euro al mese o più il proprio dipendente. La differenza non è minima. Il primo a capirlo fu Henry Ford, creatore della fabbrica di auto omonimo. Capì che se avesse creato per gli operai un ambiente di lavoro confortevole e con un salario elevato, avrebbe avuto del personale fidelizzato che avrebbe lavorato sodo senza scioperi e senza proteste. E quindi creò sale mensa, asili all'interno delle fabbriche, e cose del genere. E pagò i suoi operai il doppio del minimo di legge, il che li rendeva abbastanza ricchi, tra gli operai non specializzati, che di solito avevano salari da fame. 

A questo si aggiunge il sistema economico. Il nostro sistema economico è basato sulla famiglia. Sono loro il welfare che aiuta chi ha la fortuna di averne una alle spalle. Il lavoro si trova sempre più spesso grazie alla raccomandazione e comunque, quando lo si trova, è mal pagato (quando non sottopagato) e sempre a rischio di licenziamento. Per cui molti lavoratori dipendenti preferiscono rinunciare ad una parte dello stipendio pur di mantenere il posto di lavoro. Perchè una volta perso il lavoro, non c'è nessuna tutela degna di questo nome. Non così in Germania, dove lo Stato aiuta i disoccupati con un assegno mensile, pagando l'affitto, le bollette ed altri benefit. Questo significa che i ricatti del datore di lavoro hanno meno forza. "Vuoi licenziarmi? E licenziami". Tanto, se va bene, sopravvivo senza sforzi eccessivi finchè non ho trovato il nuovo posto di lavoro; se va male, faccio una vita misera, ma godendo del minimo indispensabile. Se a questo aggiungiamo il fatto che i salari sono molto elevati, abbiamo una ulteriore tutela: se uno non ha le mani bucate, il salario consente di mettere da parte anche grosse somme di denaro, che tornano utili in caso di difficoltà. 

Quindi la domanda interna è solida anche nei periodi di crisi. E le esportazioni... beh, non è mica colpa della Germania se poi gli altri Paesi non reggono il ritmo. Ci sarebbe bisogno di un governo che, anzichè coccolare gli imprenditori, come fanno i governi italiani di ogni schieramento politico (non vorrete mica che gli imprenditori smettano di finanziare partiti e politici, consentendo a questi ultimi di fare una vita nel lusso), li prenda a calci in culo, facendoli muovere dalla bambagia in cui vivono da troppi decenni, sbafandosi le risorse del Paese senza dare niente in cambio.

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di Antonio Rispoli
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