Editoriali / L'opinione

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Il Forum dei De Magistris’ brothers

Giggino o’ rais, l’ultima icona di una Napoli che affonda

Non c'è peggior sordo di chi fa finta di non sentire

Giggino o’ rais, l’ultima icona di una Napoli che affonda
22/08/2013, 10:09

NAPOLI – Purtroppo non c’è peggior sordo di chi fa finta di non sentire, e il sindaco di Napoli ne è un esempio lampante. Dai comunicati fiumi, ai tweet impazziti fino allo scontro a muso duro contro realtà ben diverse da quelle che lui focalizza di notte quando sui ‘social’ amministra, o tenta di amministrare una città che non ha bisogno di Twitter. Gli amici più stretti gli stanno dicendo che sbaglia, addirittura un grande ‘vecchio’ come Antonio Bassolino gli ha ricordato di ‘tweettare’ di meno e fare autocritica, qualche ora fa anche la notizia che il governatore Caldoro si è opposto all’ipotesi di Claudio de Magistris mega direttore organizzativo del Forum delle Culture; il capogruppo d’opposizione Lettieri lo ha definito un rais, e quando si parla di rais ci viene subito in mente il volto sconvolto dalla follia di Saddam Hussein. Ma Luigi de Magistris non è un uomo sconvolto dalla follia, è solo un sindaco che ha perduto la bussola e si orienta a vista cercando di navigare in acque calme confondendole. ''Mio fratello Claudio è un lavoratore che, come tutti, ha diritto ad un salario, essendo un professionista a cui vanno riconosciuti competenza e sacrificio, essendo una risorsa per l'Amministrazione, per la quale ha lavorato gratis fino ad ora''. E questo discorso non fa una piega, è il seguito che non funziona. Claudio de Magistris è una persona indagata dalla procura nell’ambito della maxi inchiesta su Coppa America, ma questo non fa piacere a nessuno ricordarlo, per cui, è obbligo morale oltre che istituzionale, attendere la chiusura dell’inchiesta ed il proscioglimento o la condanna, prima di prendere qualsiasi altra decisione. Ma questo, ovviamente, vale per tutti, tranne che per Claudio.''La condizione lavorativa di mio fratello Claudio sembra essere diventata uno di quei temi da cui dipendono le sorti dell'Amministrazione e della città''. Si caro sindaco, per forza di cose, ma non dimentichiamo che sei stato tu a volerlo. Ma poi i toni si fanno molto più seri: ''Claudio è stato determinante nella competizione elettorale da me vinta, per il suo impegno politico e per la sua capacità nel settore della comunicazione e dell'organizzazione degli eventi”. E qui entriamo nel vivo della frattura familiare. Ebbene si, chi riesce con le proprie doti a far vincere le elezioni comunali al fratello in una grande città italiana come Napoli mica può restare fuori alla porta dopo? Non è pensabile, ne terrestre, per cui bisogna inevitabilmente individuare delle linee sulle quali dirigere gli sforzi per riuscire ad entrare nel gioco. L’America’s cup ne è stata la prova lampante, oltre ad essere stata la chiave di volta per questa illustre entry. Ma ci ha pensato la procura della Repubblica prima, la Corte dei Conti poi, l’Europa adesso che addirittura potrebbe richiedere i soldi indietro, ad annichilire il progetto dei de Magistris’ brothers. La maxi inchiesta, ancora in corso e con dei risvolti veramente particolari, non ha lasciato scampo alla pazienza del giovane Claudio che sbattendo la porta ha fatto intendere che o viene assunto e quindi pagato regolarmente, o abbandona il progetto originario della ‘rivoluzione arancione’ per vedere, giustamente, dove andare a sbarcare il lunario. Una buona chance era data dal Forum Universale delle Culture, orfano oramai di tutto e di tutti. Dopo la designazione di Nino Daniele all’assessorato alla cultura, e stipulato il contratto alla balia sudamericana Neumann, mancava solo il super direttore organizzativo, posto vacante che calzava con la figura di Claudio de Magistris. Ma siccome il primo cittadino di Napoli fa sempre “i conti senza l’oste”, gestisce in prima persona una manovra che è destinata a fallire per gli ovvi e scontati motivi di pubblico dominio. E adesso? E adesso viene il meglio, aspettando il Forum Universale delle Culture che prima o poi inizierà.

 

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di Girolamo Savonarola
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