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Gioventù, parità dei sessi: è questa la politica che serve?


Le Ministre del governo Renzi con Napolitano
Le Ministre del governo Renzi con Napolitano
26/02/2014, 15:08

Il governo Renzi ha appena ottenuto la fiducia alla Camera e al Senato e quindi speriamo che faccia qualcosa di buono. Ma una cosa mi ha colpito, leggendo i commenti delle persone e gli articoli di giornale: tutti quelli che hanno avuto parole di elogio per il governo, hanno elogiato il fatto che è una compagine giovane, come età media; e inoltre il fatto che è un governo fatto per metà di donne. 

Ma sono veramente queste le qualità che interessano della politica? Quello che dice una donna è forse differente da quello che dice un uomo che ha le stesse idee politiche? Il fatto di essere nata donna garantisce per caso onestà o capacità? Certo, in politica le donne sono sottorappresentate, abbiamo un'Italia dove le donne in posti di comando sono ancora poche. Ma il problema è che essere donne (o uomini) non può essere nè un merito nè un demerito, quando si aspira ad una carica, di qualunque tipo essa sia. 

Nè può essere un merito o un demerito la giovane età. Quando i Padri Costituenti fissarono l'età di 50 anni come età minima per entrare al Senato, non fu un capriccio. L'idea era una Camera dei Deputati più "giovane" e quindi più innovativa, mentre un Senato più anziano - e quindi più esperto e saggio - avrebbe calmato le intemperanze dei giovani. Contemporaneamente, i giovani avrebbero appreso le esperienze dei più anziani, diventando a loro volta più esperti. Almeno in teoria. Poi è chiaro, vedere ultrasettantenni eletti alla Camera per convenienza elettorale, non è che rispecchia quelle idee. Ma quelle idee che 67 anni fa portarono alla stesura della Carta Costituzionale oggi non esistono più all'interno del Parlamento. Se non in pochissimi elementi. 

Tuttavia, c'è una cosa da sottolineare. Mi è capitato spesso di leggere una frase su Internet, qualificata come "proverbio Masai": il giovane corre molto veloce, ma è l'anziano che conosce la strada. Ed è un proverbio che ben si adatta a Renzi. Perchè cosa è Renzi, se non un giovane (almeno per la politica) che scalpita e vuole correre? Ma per andare dove non si sa. Finora la strada che ha preso è la stessa presa dal governo Berlusconi, dal governo Monti e dal governo Letta. Infatti il primo provvedimento annunciato è un taglio del 10% dell'Irap, cioè una misura che taglie le tasse alle aziende, che già ne pagano poche, dati gli oltre 150 miliardi l'anno evasi. Non solo: è un provvedimento senza copertura, nel senso che ci sarà un corrispondente taglio ai trasferimenti per le regioni. E poichè nello specifico l'IRAP serve a pagare in parte i servizi sanitari pubblici, saranno i cittadini economicamente più deboli a pagare. Come è da vedere: chiusura di ospedali, ticket più alti, servizi sanitari in meno. Chi lo sa? 

Quello che è certo è che lo schema si ripete: si tolgono soldi alla povera gente per far arricchire le aziende. In ossequio alle politiche della destra liberista, a cui il Pd a quanto pare si è iscritto in pieno. Peccato che queste politiche economiche hanno già dimostrato di essere fallimentari. La crisi in corso in molti Paesi del mondo dal 2008 ad oggi, al di là di fattori contingenti come la crisi dei mutui subprime, è una crisi dovuta alla diffusione delle teorie neoliberiste. Allora mi chiedo: quanto è giovane una persona che applica teorie vecchie di 2 secoli e mezzo che hanno dimostrato di essere un fallimento? Non è l'anagrafe che determina l'età, ma la mente. 

E allora perchè si continua ad applicare il neoliberismo? Una persona ingenua potrebbe chiederselo. Ma la risposta è evidente. Il neoliberismo serve ed è stato ideato per afr arricchire le imprese. E sono le imprese la principale fonte di finanziamento privato dei partiti e dei politici. Quindi è ovvio che i politici, in una maniera o nell'altra finiscano per adottare il neoliberismo, così da essere "ricompensati" con maggiori finanziamenti. Invece a che pro fare leggi per i cittadini? Certo, sono una massa, ma una massa che non versa soldi ai politici. Ed in genere è una massa che è facile da manipolare: qualche promessa, un po' di insulti all'avversario, e qualche legge-esca per abbindolarli definitivamente. 

In quanto alla parità dei sessi, anche questa non conta nulla. Per fare un esempio, una delle donne è la figlia del proprietario della Ducati: è la Guidi, Ministro dello Sviluppo Economico. Come si può pensare che faccia qualcosa per far pagare le tasse al proprio paparino, nel caso che evada il fisco? E non è che c'è differenza tra lei e Matteo Colaninno, anche lui ricco imprenditore italiano: non c'è solo un conflitto di interessi, ma anche una palese inadeguatezza ad affrontare la situazione economica dell'Italia. Perchè anche lei è sulla stessa strada di Renzi, cioè quella del neoliberismo (anche se nel suo caso c'è un interesse molto più personale e molto più diretto). 

In realtà, sono altre le qualità politiche che servirebbero. Onestà, cioè la volontà di rispettare la legge sempre e comunque; capacità, cioè usare le proprie conoscenze per fare il proprio lavoro nel migliore dei modi; affidabilità, cioè fare promesse che poi vengano mantenute. Ma prima e sopra di questo, c'è un'altra qualità che è completamente assente non sono nella politica, ma nella cittadinanza: l'etica. L'etica non è altro che la versione laica dei dieci comandamenti della religione cattolica: è l'insieme dei principi cardine dei valori che ciascuno di noi dovrebbe avere. E che dovrebbero impedire ai politici anche di fare cose legali ma da evitare. Per esempio, dare l'appalto all'amico dandogli le indicazioni giuste. In fondo non è difficile. 

Ma qui andiamo alla fantascienza. In realtà nessuno dei politici (se non qualcuno a livello locale) ha mai sentito parlare di etica e nessuno la applica. Semplicemente la politica si usa per i propri comodi e, anche chi non viola la legge, nessun politico fa nulla per la massa dei propri cittadini. Indipendentemente dall'età e dal sesso dei politici. 

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di Antonio Rispoli
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