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Gli italiani lavorano ma sono poveri. E il Pil come cresce così?


Gli italiani lavorano ma sono poveri. E il Pil come cresce così?
24/09/2018, 15:48

La prima volta che sentii questo fatto fu all'inizio degli anni '90. Mi capitò di leggere un libro di una sociologa statunitense che, con molto coraggio, aveva fatto quella che possiamo definire una sperimentazione sul campo. 

Si era presa un periodo sabbatico dalla sua università, aveva riempito una valigia di vestiti, aveva salutato la sua famiglia e aveva vissuto due anni in mezzo la strada. Aveva trovato lavoro come cameriera in un fast food, con salario al minimo sindacale, e abitava in un motel (negli Usa affittare una casa è difficilissimo, chiedono cauzioni da cpogiro). Nel libro in cui raccontava la sua esperienza, raccontava proprio questo: l'impossibilità di arrivare a fine mese. Faceva spesso dei doppi turni, ma nonostante questo in due anni aveva potuto comprare solo tre T-shirt e un jeans. Per sua fortuna aveva portato con sè tre paia di scarpe nella valigia, altrimenti non avrebbe avuto i soldi per comprarne. I soldi servivano tutti per il motel e per mangiare; e per quest'ultima voce non spendeva neanche molto, visto che spesso mangiava con lo sconto al fast food in cui lavorava. E non era solo lei ad attraversare questi problemi: nel locale in cui lavorava c'era un ragazzo che cercava di mettere i soldi da parte per il college; ma nonostante facesse doppi e tripli turni (cioè 24 ore consecutive al lavoro; uno sforzo massacrante) anche lui aveva difficoltà ad arrivare a fine mese. Alla fine la sociologa concludeva dicendo che per un lavoratore era impossibile vivere senza aiuti dall'esterno. 

Oggi possiamo dire la stessa cosa per gli italiani. La conferma è arrivata ieri, dal dato che oltre il 12% dei lavoratori è al di sotto della soglia di povertà. No, diciamolo in numeri: ci sono due milioni e mezzo di persone che lavorano, si fanno un culo così per far arricchire gli altri ma restano poveri. Cioè non sono in grado di arrivare a fine mese senza sacrificare qualcosa di importante, come il cibo o le cure mediche. E tutto per permettere all'imprenditore di turno di evadere le tasse e di andare in vacanza in albergo 5 stelle a Cortina d'Ampezzo o magari ad Innsbruck. Questo è il sistema economico che è stato creato in Italia. Un sistema economico pensato per favorire i ricchi e per massacrare i poveri. Ma che ha il gravissimo problema di non consentire una crescita del Paese. Cosqa che ai politici va benissimo, tanto si ingrassano; agli imprenditori va benissimo, tanto evadono il fisco e si arricchiscono; e va benissimo agli speculatori che mandano lo spread alle stelle. Certo, va malissimo per il restante 80% di italiani, fatto di gente onesta che lavora e che cerca lavoro. Ma di loro nessuno se ne interessa. 

In realtà questo è l'effetto combinato di diversi provvedimenti: legge Biagi, la legge Fornero sul lavoro, il decreto Poletti, il Jobs Act, Ognuna di queste leggi è stata pensata e scritta col preciso obiettivo di togliere tutele e diritti ai lavoratori, in modo da renderli più vulnerabili alle imposizioni dei datori di lavoro. E l'effetto totale è stato esattamente quello del dato: due milioni e mezzo di lavoratori poveri. Una persona su 8 che lavorano come dipendente che non arriva a fine mese. Nessuna persona che abbia buon senso può considerare questi dati accettabili o normali. E sarebbe malafede attribuirli alla globalizzazione: ogni Paese fa le proprie leggi. Nessuna globalizzazione ci impone di avere 270 miliardi di evasione fiscale ogni anno oppure di avere i salari più bassi di tutta Europa, Grecia a parte. E' una scelta dei nostri politici, delle persone che noi eleggiamo ma che poi fanno gli interessi di chi è ricco, perchè sono costoro che li finanziano. 

Del resto, sarebbe facilissimo eliminare il problema. Basterebbe eliminare o comunque ridurre fortemente i contratti precari ed instaurare un minimo salariale decente (intorno ai 1300 euro al mese, attualmente) e i lavoratori poveri scomparirebbero. Ma questo non viene fatto. La motivazione ufficiale è che se si prendesse una misura del genere, le aziende andrebbero all'estero, delocalizzerebbero, e la disoccupazione aumenterebbe. Si vede che secondo i nostri politici, dobbiamo essere schiavi di chi si arricchisce. Non abbiamo il diritto di essere persone, con una loro vita dignitosa, per loro. Abbiamo solo il dovere di lavorare come muli e magari dobbiamo anche ringraziare coloro che ci sfruttano. Quando si ascoltano politici ed economisti in Tv, la cosa su cui insistono ossessivamente è quanto noi dobbiamo agli imprenditori italiani che danno lavoro agli italiani. In realtà, è facilissimo dimostrare in economia che un imprenditore è quasi sempre una entità negativa per il Paese. Diventa neutra quando fa tre cose: paga le tasse, investe nella propria azienda e paga ai lavoratori uno stipendio equo. CHiarendo che "equo" non significa "secondo la legge". Uno stipendio equo è lo stipendio che consente al lavoratore di vivere tranquillamente, senza gravi rinunce. E oggi in Italia non c'è nessun imprenditore che rispetti questi tre punti. 

Qualcuno potrebbe dire: ma perchè l'imprenditore deve pagare stipendi alti? Lui che ci guadagna? In realtà è semplice da spiegare: un salario alto consente al lavoratore di spendere. E se il lavoratore spende, l'imprenditore vebnde, se produce prodotti di qualità. E' lo standard usato in Germania e nei Paesi Scandinavi, non a caso i Paesi che hanno una crescita continua e costante del Pil e scarsi problemi di povertà e di disoccupazione. Chi mi legge potrebbe dire: ma fai sempre riferimento a Germania e ai Paesi Scandinavi?Sì, perchè hanno creato un sistema economico che è il migliore possibile e tutti dovrebbero prendere esempio da quei Paesi. Ma in realtà è impossibile: non si può insegnare il senso civico esistente in quei Paesi e sconosciuto nel nostro. 

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di Antonio Rispoli
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