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Gli Usa accusano l'Iran, mentre preparano un attacco


Gli Usa accusano l'Iran, mentre preparano un attacco
17/06/2019, 16:03

La settimana scorsa, due petroliere sono state silurate nello stretto di Hormuz, un braccio di mare largo una trentina di chilometri stretto tra Iran e Arabia Saudita. Il governo statunitense subito è stato pronto ad accusare l'Iran delle due esplosioni, mandando in giro un video in cui asseriscono che si vedono pasdaran iraniani che tolgono da una delle navi esplose una mina inesplosa. Naturalmente, in quel video non si vede nulla, non si capisce neanche se le persone inquadrate sono iraniane. Il giorno dopo è toccato all'Arabia Saudita accusare l'Iran. Naturalmente tutte le accuse sono senza prove. 

Questa notizia fa il paio con il sabotaggio di altre due petroliere avvenuto qualche settimana fa in un porto dell'Oman. Anche in quel caso venne accusato l'Iran dagli Usa e dall'Arabia Saudita, anche in quel caso senza prove. E questo viene dopo che Trump ha ripristinato le sanzioni contro l'Iraqn, ha introdotto sanzioni verso tutte le banche e le società non statunitensi che faranno affari con l'Iran, ha accusato l'Iran di aver ripreso la costruzione di bombe nucleari, mentre gli ispettori dell'Onu hanno stabilito che l'Iran ha seguito tutte le direttive dell'accordo firmato con Barack Obama... Insomma, se non è persecuzione questa, ditemi voi come definirla. Mi sembra di rivivere il 1939, quando l'URSS decise di attaccare la Finlandia. E allora accusò lo statarello di violare i confini russi, di attaccare i loro soldati, di minacciare la sicurezza dell'URSS. Alla fine pretese che l'esercito finlandese si ritirasse a 150 Km. dalla frontiera (abbandonando quindi tutte le fortificazioni costruite proprio contro una invasione sovietica). E quando la Finlandia rispose: "Va bene, ma solo se l'esercito sovietico si ritira alla stessa distanza", Stalin ordinò l'attacco. Ecco, Trump sembra che sti afacendo la stessa cosa. Che stia provocando l'Iran solo per avere il pretesto per un attacco. 

E non sono il solo ad avere questa impressione. Infatti al Senato Usa è stata presentata una proposta di legge che obblighi tutti i finanziamenti relativi ad una eventuale guerra all'Iran a passare per il Senato. Può sembrare ovvio, ma non è così. Quando si fa la legge finanziaria in cui si decidono le spese per l'anno successivo, si stabilisce genericamente quanti soldi avranno a disposizione le Forze Armate. Se il presidente - che per la Costituzione Usa è anche il capo delle Forze Armate - decide un attacco, non deve neanche comunicarlo al Parlamento: lo può fare nelle 48 ore successive l'attacco stesso. Caso mai poi il Parlamento deve finanziare il prosieguo della guerra. E, per la mentalità degli statunitensi, se in quel momento un parlamentare dicesse no ai finanziamenti, verrebbe visto come un traditore, uno che vuole lasciare i soldati in balia dei nemici, uno che vuole abbandonare i soldati, come venne fatto in Vietnam. Chi ricorda il film Rambo II, avrà notato con quanta rabbia Rambo insiste nel cercare di liberare i soldati detenuti dai vietnamiti. O quanta rabbia ha quando alla fine se la prende col capo della missione che l'aveva ingannato. Bene, quella è la stessa rabbia che hanno molti cittadini statunitensi, davanti ad un membro del Parlamento che non finanzi l'esercito in azione. 

Del resto, ci sono due motivi che il presidente Donald Trump può accampare per giustificare l'attacco. Il primo è la volontà di rifarsi dello smacco subito nel 1979, quando, subito dopo la rivoluzione di Khomeini, i pasdaran iraniani invasero l'ambasciata statunitense a Teheran e rapirono tutto il personale presente. Gli Usa prepararono un piano per liberarli con l'aiuto di alcuni soldati, ma il piano fallì miseramente già in fase di preparazione, a causa dei moltissimi errori fatti in fase di strategia. Fu per questo che qualche anno dopo Reagan spinse l'Iraq ad attaccare l'Iran. Il secondo motivo è il petrolio. L'Iran non è solo un Paese che ha immensi giacimenti. Il petrolio che può estrarre è definito "leggero", cioè povero di scorie. E questo rappresenta un tipo di petrolio molto richiesto, in quanto raffinarlo è molto economico, cosa che aumenta i margini di profitto delle aziende petrolifere. Sappiamo quanto Trump abbia "fame" di petrolio per gli Usa. 

C'è poi un terzo motivo, di cui non si parla mai, ma che è evidente. Ed è che Trump ha scelto di avere una posizione estremamente subalterna, rispetto ad Israele. Ed Israele vuole che l'Iran venga messo nell'impossibilità di muoversi. E qui il discorso si fa complicato, perchè sono cose di cui nessun medium italiano parla. Uno degli argomenti di cui si parla spesso nei comizi elettorali in Israele (e che non vengono mai riportati dalla stampa) è la questione del "Grande Israele". Si tratta di un concetto religioso, legato a quello della "razza eletta". Cioè gli ebrei devono impadronirsi di tutte le terre che, secondo il Talmud, hanno occupato in passato. Usando i confini moderni, il "Grande Israele" comprende, oltre ad Israele, la Giordania, il Libano, la Siria, l'Iraq, parte dell'Iran e parte dell'Egitto, fino al canale di Suez, almeno. E' chiaro che, nonostante lo strapotere militare e i missili a testata nucleare di cui dispone, Israele non ha nessuna possibilità di invadere prima la Siria e poi l'Iran. Serve una strategia fatta di piccoli passi. 

Alcuni di questi passi già sono stati fatti: nel 1967 Israele invase e conquistò la Cisgiordania alla Giordania, Gaza all'Egitto (aveva conquistato anche la penisola del Sinai, ma poi dovette restituirla nel 1974) e la Alture del Golan alla Siria. Poi nel 2006 Israele tentò di impossessarsi anche di un pezzo del Libano, tentativo sventato dall'intervento dell'Onu e di caschi blu guidati dall'esercito italiano. Nel frattempo è proseguita sin dagli anni '70 la pulizia etnica nei territori conquistati, con il progressivo sterminio dei palestinesi, la distruzione delle loro case e la costruzione di case riservate agli ebrei al loro posto. Ora c'è ancora poco spazio da occupare, servono nuovi territori in cui espandersi agli israeliani. Per questo si sono uniti ad Arabia Saudita, Turchia ed Usa nell'attacco alla Siria e nel finanziare ed armare sia l'ISIS che Al Qaeda. Ma adesso quell'attacco è fallito e gli Usa devono trovare un'altra strada per aiutare Israele. 

Perchè Israele ha due problemi, in questa sua guerra. Il primo è mantenere una bassa intensità apparente. Cioè deve sempre trovare qualche scusa che i mass media occidentali possano far apparire accettabile. E quindi per esempio accusò l'esercito libanese di aver ucciso alcuni soldati per giustificare l'attacco e l'invasione del 2006. E approfittò di un regolamento di conti tra bande di coloni, in cui tre di loro vennero barbaramente uccisi in un agguato, per scatenare l'attacco rimasto noto come "Margine protettivo" contro Gaza. Tanto nessun giornale italiano o occidentale ha poi riportato come erano andate le cose. Ancora oggi, se uno va a fare una ricerca, trova ancora scritto che quei tre gangster non vennero uccisi dai rivali, ma da un attacco di Hamas. In compenso vennero uccisi 3000 civili palestinesi (tra cui 1000 avevano meno di 14 anni) e ne vennero feriti oltre 15 mila (4000 bambini). Neanche i nazisti erano arrivati a tanto: alle Fosse Ardeatine si erano fermati a 10 ostaggi uccisi per ogni soldato tedesco. Quando venne ucciso Heydrich, a capo del "Protettorato di Boemia e Moravia (più o meno l'attuale cecoslovacchia) si fermarono a circa 150 persone uccise. Ma 1000 persone uccise per ogni ebreo ucciso i nazisti non l'avevano mai fatto. 

Come si vede, quindi, c'è una unione di intenti che porta gli Usa ad attaccare l'Iran. Questo non significa che sicuramente ci sarà un attacco. Perchè chiaramente attaccare l'Iran non è una cosa così facile. Anche se non è un Paese guerrafondaio, l'Iran ha molto curato la sua difesa. Sia via terra sia via aria. Per cui se gli Usa decidessero di attaccare via aria, si troverebbero di fronte ad una marea di missili che potrebbero abbattere ogni aereo lanciato. E un attacco via terra verrebbe a trovarsi contro un esercito regolare appoggiato dai pasdaran (temprati dalla guerra in Siria). Il rischio di sbatterci il muso è forte. E in guerra "sbatterci il muso" si traduce in migliaia, decine di migliaia o centinaia di migliaia di morti. Una cosa che gli Usa non si possono permettere a cuor leggero, soprattutto non dopo il Vietnam. Quindi per farlo c'è bisogno che la popolazione odi veramente l'Iran e sia disposta a sopportare qualunque cosa. 

Per questo vengono diffuse false notizie. E per questo sono state diffuse in passato altre false notizie, su un Iran che vuole distruggere Israele con missili nucleari, su un Iran guidato da un presidente pazzo (ai tempi di Ahmadinejad), su un Iran estremista dove le donne vengono arrestate, frustate e lapidate per non aver indossato il velo e via elencando. E altre false notizie verranno diffuse in futuro, per convincere la gente che tuttosommato un attacco contro l'Iran è una necessità. E, almeno in Italia, quasi tutti abboccheranno, perchè tali articoli fasulli compaiono sulla stampa nazionale con il massimo risalto. Cosa importa ai cittadini se sono falsi?

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di Antonio Rispoli
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