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Sempre più Stati si riprendono il loro oro

Gli Usa scelgono Obama, ma vanno diritti nel baratro


Gli Usa scelgono Obama, ma vanno diritti nel baratro
08/11/2012, 17:37

Sono passate solo 48 ore dalla riconferma di Barack Obama come Presidente degli Stati Uniti, e tutto sembra andare bene. Ma c'è una notizia, dei giorni scorsi che è passata molto sotto silenzio e rischia invece di essere un primo segnale molto, ma molto più negativo di quanto si possa immaginare. 
La notizia è che il Presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, ha chiesto alla Federal Reserve di restituire le riserve auree che il Paese sudamericano aveva presso la tesoreria federale. Si tratta di poco meno di 30 tonnellate d'oro che sono conservate, come è noto, parte a Wall Street e parte a Fort Knox. DI per sè, la notizia può anche essere trascurabile; tutto sommato, è noto che nelle ultime settimane i rapporti tra Ecuador e Usa sono un po' più freddi del solito, dato che c'è di mezzo la vicenda di Julian Assange. Gli Usa ufficialmente non sono interessati dalla diatriba legale che vede il capo di Wikileaks ricercato in Svezia con l'accusa di molestie sessuali e prigioniero in Inghilterra, finchèp non ha chiesto asilo politico proprio all'Ecuador; ma in realtà la cosa non è piaciuta loro. Quindi si può ipotizzare che questa sia una sorta di rappresaglia dell'Ecuador, che non può fare molto altro per dare fastidio al gigante statunitense. 
Ma alcune settimane fa era stato il Venezuela ad avanzare la stessa richiesta. Anche qua si può dire che in fondo il Presidente venezuelano Hugo Chavez è un cattivone, che la sua si è trattata di una ripicca e cose del genere.
 Ma tra i due episodi è stata la Bundesbank tedesca a chiedere che gli Usa restituissero loro le riserve auree contenute nel loro Paese. E della Germania non si può certo dire che sia un Paese che ha problemi diplomatici con gli Usa, nè che sia governato da un dittatore. Eppure anche questo Paese ha chiesto la restituzione delle riserve auree. E queste sono le nazioni che l'hanno fatto ufficialmente. Ma se qualcuno ha avanzato la richiesta solo per canali diplomatici, e quindi senza che la stampa ne sapesse nulla? 
Ma soprattutto, perchè stanno ritirando l'oro? Teniamo presente una cosa: una volta, l'oro delle riserve delle banche centrali era fondamentale: in base alla quantità di oro conservata nelle casseforti, si aveva una maggiore o minore possibilità di battere moneta o di emettere cartamoneta. Inoltre fino alla Seconda Guerra Mondiale è stato usato come unica moneta per le transazioni internazionali. Oggi non è più così e non lo è da 40 anni. Avere una maggiore o minore riserva d'oro è solo un punto di prestigio, ma non è una questione essenziale. Quindi, passi per Venezuela ed Ecuador, ma perchè la Germania dovrebbe riprendersi il suo oro? 
La spiegazione è semplice: mancanza di fiducia. Ormai non c'è più fiducia nella solidità economica degli Stati Uniti. Questo è causato dall'enorme debito. SPieghiamo meglio: gli Stati Uniti hanno un debito pubblico federale (cioè escludendo quello che possono avere individualmente ciascuno dei 50 Stati) pari a più del 100% del Pil. Secondo la legge statunitense, quando vengono emessi titoli di Stato devono essere stampate banconote per un tale valore. Questo significa che oggi nel mondo ci sono banconote per un valore di oltre 16 mila miliardi. Per capirci, con quei soldi si potrebbe comprare il debito pubblico di Italia, Grecia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo... e ne rimarrebbe ancora più della metà. QUeste banconote in parte sono conservate nei caveau delle banche, in parte sono usati nel commercio internazionale e in parte sono conservati nelle casseforti delle banche centrali in mezzo mondo. Questa dispersione consente di "nascondere" gli effetti di quell'ammontare di banconote. Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato: Cina ed India hanno ridotto le quantità di dollaeri delle loro riserve; diversi Paesi hanno cominciato ad usare valute diverse per la compravendita del petrolio (per esempio l'Iran usa l'euro e lo Yuan cinese); e la stessa cosa sta succedendo in diversi Paesi del Sudamerica e dell'Asia. Questo sta portando ad una sempre maggiore concentrazione delle banconote su territorio americano; mentre contemporaneamente il debito pubblico continua a salire e quindi si stampano nuove banconote. Oltre a questo, a settembre il presidente della Federal Reserve ha promesso di inondare il mercato con banconte pari a 40 miliardi al mese fino al 2014, almeno. Questo è motivato dalla necessità di sostenere l'economia Usa per uscire dalla crisi. 
Ognuna di queste banconote avvicina il momento in cui il Paese rischia di andare in quella che viene chiamata "inflazione da stampa". Cioè è l'eccesso di banconote in circolazione che spinge verso l'alto i prezzi. Questo svaluta la moneta sul mercato internazionale e quindi fa aumentare i prezzi delle merci importate. Questo poi si ripercuote su tutti i beni dando il via ad una spirale inflazionistica che avrà fine solo quando il denaro in eccesso verrà levato dalla circolazione. Ma questo è impossibile allo stato, senza un miglioramento dei conti pubblici statunitensi ed un abbassamento del debito pubblico. Obama aveva presentato più volte un piano per ottenere questo, basato sulla maggiore tassazione dei redditi più alti e dei proventi dalla finanza. Ma quel provvedimento - che avrebbe garantito 400 miliardi di dollari di entrate all'anno per i prossimi 10 anni - non è mai diventato legge, a causa dell'opposizione del repubblicani, da sempre restii a tassare i più ricchi. La loro controproposta è stata di tagliare le spese per la sanità pubblica, privatizzando completamente la sanità; ma per i democratici questa proposta è insostenibile. E poichè i repubblicani hanno la maggioranza al Congresso e i democratici al Senato, la situazione resta di stallo. E intanto il debito pubblico aumenta, sempre di più; aumentano le banconote stampate e si riduce il numero dei Paesi che li utilizzano. 
Si tratta di una spirale che rischia di portare all'iperinflazione o alla deflazione; e storicamente, i Paesi che hanno avuto questi problemi sono andati incontro ad un brusco e traumatico cambiamento politico (nella Germania degli anni '20 mise le basi per il nazismo, per esempio) oppure verso una guerra civile. Due espressioni che diventano preoccupanti, quando parliamo di un Paese che ha migliaia e migliaia di testate nucleari, suffiocienti ad incenerire tutta la crosta terrestre

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di Antonio Rispoli
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