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Governo Renzi: se tutto va bene, siamo rovinati


Governo Renzi: se tutto va bene, siamo rovinati
05/03/2014, 14:25

Se qualcuno aveva sperato che il governo Renzi potesse fare qualcosa per risolvere la situazione economica di crisi dell'Italia, i primi passi dimostrano che le sue intenzioni sono tutt'altre. 

Innanzitutto, sul piano delle riforme, non c'è nessun differenza tra le idee di Renzi e quelle di Berlusconi già bocciate dai cittadini italiani con un referendum nel 2006. Anche in quella riforma costituzionale c'era il passaggio dal bicameralismo perfetto attuale ad un monocameralismo. E certo non è una caratteristica saliente fare una Camera delle Autonomie formata da Presidenti di Regione, sindaci e simili anzichè eleggerne i componenti. Questo comporta un sostanziale rafforzamento dei poteri del premier, a cui basterà controllare una Camera, anzichè due. E con la legge elettorale studiata, il controllo sarà molto più semplice: se si andasse a votare domani con l'Italicum e ogni partito prendesse quanto gli attribuiscono i sondaggi, in Parlamento ci sarebbero solo tre partiti principali (Forza Italia, Pd e Movimento 5 Stelle), e forse Ncd con loro. 

Motivi di ottimismo? Solo uno: non ci sono quelle modifiche costituzionali che alla lunga avrebbero favorito la secessione voluta dalla Lega. Se qualcuno lo reputa un motivo sufficiente... E' chiaro che queste modifiche hanno solo l'effetto di diminuire la democrazia nel nostro Paese, ma nessun effetto per i cittadini. E anche la motivazione adottata - la necessità di poter fare le leggi più rapidamente - è pretestuosa: la legge Alfano passò dal deposito del disegno di legge all'approvazione definitiva in meno di tre settimane e senza neanche usare la fiducia. E questo solo perchè interessava Berlusconi. Quindi, quando c'è la volontà politica, una legge la si approva molto rapidamente anchecol doppio passaggio in Parlamento. 

Dal punto di vista economico è anche peggio. Infatti, chi sono i tre ministri economici? Padoan, legato alle banche, Ministro dell'Economia; Guidi, figlia del proprietario della Ducati, Ministro dello Sviluppo Economico; Poletti, Presidente della Lega delle Cooperative, al Lavoro. E' chiaro che quindi abbiamo di fronte tre persone che non faranno altro che proseguire la politica adottata finora dal governo Berlusconi, dal governo Monti e dal governo Letta: aumento delle tasse e taglio dei servizi essenziali (sanità, pensioni, scuola) per i cittadini; aumento dei soldi regalati dallo Stato alle aziende; incentivazione dell'evasione fiscale. Perchè queste misure sono quelle che più convengono a tutti e tre. 

Ma è questo di cui abbiamo bisogno? La domanda interna (cioè la quantità di merci acquistate all'interno del nostro Paese) è ai minimi, va sostenuta. E le iniziative proposte da Renzi vanno esattamente nella direzione opposta. Togliere la cassa integrazione in deroga, per sostituirla con una sorta di sussidio di disoccupazione della durata di soli due anni non sarà altro che un incentivo a mettersi a spendere di meno: dopo due anni che garanzie ha il lavoratore di tornare al lavoro? E se non torna al lavoro, come si procura i soldi per mangiare? Quello che serve è l'esatto opposto: una garanzia perenne per coloro che perdono il lavoro. 

L'idea non è campata in aria. In Germania per esempio si fa così. I disoccupati percepiscono un salario di disoccupazione di 800 euro al mese, indipendentemente da tutto. E' per questo che lì la crisi non l'hanno proprio sentita: c'è stato un periodo di quasi un anno in cui le aziende hanno avuto difficoltà ad esportare, come ovunque nel mondo; ma la domanda interna è rimasta forte. Questo ha permesso alle aziende di mantenere elevata l'occupazione in quel periodo. Dopotutto, se la domanda rimane costante, perchè licenziare? E quei pochi che sono stati licenziati, perchè avrebbero dovuto cambiare le loro abitudini di spesa? Avendo un minimo garantito, hanno potuto continuare a spendere senza problemi. Avevano la sicurezza di non restare senza soldi per pagarsi l'indispensabile. 

Ma queste linee guida non valgono per l'Italia. Qui da 30 anni a questa parte ogni volta che c'è stato un problema per l'economia, la soluzione è stata quella di riversare i danni sui lavoratori e sui pensionati. A cominciare da quando si decise di abolire la scala mobile. E la conseguenza qual è stata? Che i lavoratori hanno sempre avuto meno soldi da spendere, mentre gli imprenditori (intesi in senso lato, dal commerciante al medico, dall'idraulico all'avvocato, e su fino alle grandi industrie e alle banche) hanno evaso il fisco, lasciano ai primi il compito di tenere su l'economia italiana. Il risultato lo vediamo oggi: poche disponibilità economiche, negozi chiusi e disoccupazione ai massimi da decenni. 

Sono queste le cose su cui Renzi dovrebbe intervenire. E invece non muoverà un dito. L'idea di usare l'edilizia (in particolare quella scolastica) come volano per l'economia è un'idea vecchia e parzialmente smentita dai fatti. Nel senso che è una misura che crea occupazione, ma precaria e temporanea. E inoltre è mal pagata, dato che la maggior parte degli operai è sottopagata, quando non lavora in nero. E' chiaro che spendere 2 miliardi per ristrutturare le scuole, come promette il Presidente del Consiglio non farà male (soprattutto alle scuole), ma non è la misura definitiva. Della sostituzione della cassa integrazione in deroga con un sussidio più basso ma più diffuso già ne ho parlato. 

Resta poi una proposta che non è stata formalizzata. Mi riferisco all'idea, tipicamente neoliberista, che per aumentare l'occupazione bisogna che i lavoratori rinuncino ai propri diritti. Renzi l'ha proposta più volte, in passato, attraverso quella che è stata definita "proposta Ichino": un neoassunto rinuncia alle proprie tutele (in particolare a quelle che evitano i licenziamenti arbitrari) per i primi 3 anni del nuovo contratto; dopo di che è un lavoratore come tutti gli altri. Ma non ci vuole un genio per capire che al datore di lavoro conviene fare il contratto, far lavorare l'individuo per due anni e mezzo e poi concordare con lui un falso licenziamento, per poi riassumerlo dopo qualche mese con un nuovo contratto a zero tutele. Così il datore di lavoro continuerà ad avere sempre e perennemente la possibilità di ricattare il dipendente, mentre quest'ultimo avrà la scelta tra accettare condizioni discutibili oppure andare a fare il disoccupato. 

Resta il fatto che nessun politico fa il proprio dovere. Perchè il dovere dei politici dovrebbe essere far pagare le tasse agli imprenditori. E invece questa è una strada che nessun politico prende mai in considerazione, anche se è la più giusta e la più remunerativa. Ormai siamo vicini ad una evasione di 200 miliardi l'anno. Se ne recuperassimo anche solo un quarto, avremmo recuperato più soldi che in una manovra finanziaria. E si recuperano facilmente, se si adottano le leggi giuste, cioè leggi che sanzionino severamente questi reati. A qualcuno sembra giusto che se io rubo un portafoglio con 100 euro dentro rischio 5 anni di galera e se rubo 20 miliardi evadendo le tasse rischio al massimo 3 anni? Silvio Berlusconi è stato condannato a 4 anni per frode fiscale per aver evaso 376 milioni di euro. Gli stilisti Dolce e Gabbana, per aver evaso un miliardo sono stati condannati in primo grado a meno di 2 anni a testa. Non sono sanzioni adeguate. 

Negli Usa questo reato (evasione fiscale o frode fiscale sono la stessa cosa) è punito col carcere fino a 15 anni. Perchè noi non possiamo mettere la stessa sanzione? Basterebbe punire l'evasione fiscale con una pena da 5 a 15 anni, cioè la stessa degli Usa, per far entrare nelle casse una trentina di miliardi l'anno per lo meno. Perchè tutti coloro che evadono ma non sono criminali fino in fondo, a fronte del rischio di finire in galera preferiscono pagare. Magari non tutto, ma più di adesso. E non sono cifre tirate a caso, le mie. Basti ricordare quello che successe nel 2007: la semplice sostituzione del Generale Speciale (oggi nelle file di Forza Italia) come capo della Guardia di Finanza con un'altra persona meno restia ad affrontare il problema evasione, produsse un incremento delle entrate di circa 30 miliardi di euro. Una seria legge antievasione potrebbe farne entrare anche 50 l'anno. 

Ma questo non è nelle corde di Renzi. Lui vuole aumentare gli aiuti alle aziende, come se di aiuti ed incentivi pubblici non ne avessero abbastanza. Ma così si alimenta solo il parassitismo e la quantità di soldi che vengono portati all'estero. QUesto è nella convenienza dei cittadini italiani? 

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di Antonio Rispoli
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