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Grillo e il M5S in Sardegna: paura oppure opportunismo?


Grillo e il M5S in Sardegna: paura oppure opportunismo?
09/01/2014, 14:03

E quindi è confermato: il Movimento 5 Stelle non si presenterà alle elezioni regionali che si terranno in Sardegna a metà febbraio. Il padrone del M5S ha rifiutato di concedere il simbolo e quindi non ci sarà una lista 5 Stelle. Tutto semplice? Neanche un po'. 
Perchè per prima cosa bisogna capire il perchè. La motivazione ufficiale è che il Movimento in Sardegna è spaccato e quindi, piuttosto che far eleggere persone che poi litigherebbero tra di loro, meglio non partecipare proprio. "E' la dimostrazione che non siamo interessati alle poltrone", gonfiano il petto i grillini. Singolare affermazione da parte del partito che ha collezionato il massimo numero di cariche nelle Commissioni (c'è un presidente o un vicepresidente grillino in ogni commissione della Camera e del Senato, un risultato mai raggiunto nè dal Pd nè dal Pdl, nè dalla Dc di una volta) da quando esiste il Parlamento italiano.
Ed è chiaro che è una motivazione credibile quanto la favola di Pinocchio. Quindi cosa c'è dietro? Probabilmente due motivazioni. La prima è che effettivamente il Movimento 5 Stelle in Sardegna è spaccato. Ma è spaccato per colpa di Grillo, che ha accentrato il potere nelle sue mani, ma non fa nulla per dirimere eventuali controversie che possano sorgere all'interno. E quando interviene alle volte è anche peggio, come quando a Genova, dove il Movimento si era spaccato, favorì la parte peggiore, quella più legata alla vecchia politica della Prima Repubblica. Resta il fatto che il partito, frazionato e senza alcun controllo, ovviamente segue dinamiche diverse, con capettini e ducetti che - con motivazioni giuste o solo per la volontà di comandare - creano queste sfaldature. Con una cosa che, nel caso specifico della Sardegna, aumenta il rischio: il completo disinteresse che Grillo ha mostrato per i problemi locali. Un disinteresse che ha diviso il Movimento dell'isola in due: chi è rimasto vicino ai cittadini e chi è rimasto vicino al loro padrone. 
Ma la seconda motivazione è legata alle elezioni in sè. Infatti, nonostante nei sondaggi il Movimento 5 Stelle sia intorno al 20%, tutte le elezioni effettuate dopo le politiche del febbraio 2013 sono state un disastro per i grillini. Prima le amministrative del maggio 2013, che comprendevano la città di Roma; poi le elezioni regionali in Friuli; poi le elezioni regionali in Basilicata. In nessuno di questi casi M5S si è anche solo avvicinato alla soglia dei sondaggi. Il massimo è stato in Basilicata, ma anche lì non ha raggiunto il 10%. Certo, i grillini hanno cantato vittoria, sostenendo che, rispetto alle elezioni dello stesso tipo avvenute 5 anni fa, hanno ottenuto risultati migliori. Ma non è difficile ottenere risultati migliori, quando è la prima volta che partecipi ad una elezione. In realtà il Movimento 5 Stelle ha provocato una grossa delusione nei suoi elettori. Gli eletti hanno dimostrato l'assoluta incapacità nell'affrontare qualsiasi problema politico. L'unica cosa che hanno fatto in Parlamento è stato di togliere i loro voti da qualsiasi iniziativa. Hanno detto no a qualsiasi ipotesi di governo, no alla elezione del Presidente della Repubblica, no a qualsiasi legge presentata dal governo o dagli altri partiti. Tutto quello che hanno fatto è stato presentare mozioni ed interrogazioni, roba del tutto inutile e senza alcun valore legislativo, ma con un valore propagandistico, per come lo sfruttano loro. Infatti, qual è la tattica dei grillini? Fanno una mozione, una interrogazione o anche semplicemente uno dei loro interventi pieni di insulti ed ingiurie; dopo di che lo postano sul blog di Grillo e su Facebook, in maniera da attirare la gente sul blog di Grillo. Dopo di che? Niente, il loro dovere è stato fatto. Hanno procurato altri contatti al blog di Grillo, hanno aumentato le sue entrate e quindi non c'è altro da fare. Nel frattempo i grillini intascano il 90% del loro stipendio (finora i cosiddetti "restitution day" sono costati ai grillini tra i 2 e i 3000 euro al mese, che è la stessa cifra che i leghisti e gli esponenti del Pd versano al proprio partito. Una somma ben lontana dagli 8000 euro mensili che i parlamentari di Rifondazione Comunista versavano nel 2007 al loro partito. 
E quindi da questo malumore contro i grillini, che si trasforma in un grosso calo elettorale, che nasce la decisione di abbandonare la regione a se stessa. Anche perchè, se a metà febbraio ci sono le elezioni in Sardegna, ad inizio marzo partirà la campagna elettorale per le elezioni europee a fine maggio. E presentarsi con una batosta in una regione dove a febbraio ha preso il 30% non è certo un buon viatico. 
E dubito che questa volta Grillo potrà contare sull'appoggio incondizionato della Tv come è stato alle elezioni di febbraio 2013. Infatti, non c'era Tv o talk show che non si aprisse mostrando un pezzo dei comizi di Grillo, ma mai nessuno che gli facesse una domanda. In pratica, Grillo ha monopolizzato la Tv (insieme a Berlusconi e Monti, che si sono fatti intervistare senza alcun contraddittorio) senza dover sottostare alle normali regole democratiche del confronto. Ed anche questo è stato un traino non indifferente, per il successo del comico ligure. E la Tv conta tantissimo, anche oggi che siamo nell'epoca di Internet. Avere una presenza continua in Tv permette di guadagnare tra i 5 e 10 punti percentuali. Non è un dato inventato, ma ricavato da una esperienza empirica. Pochi lo ricorderanno, ma alle europee del 1999, approfittando di un buco presente nella legge sulla par condicio, i Radicali di Pannella comprarono sulle reti Mediaset decine e decine di spot, mandati in onda tutti i giorni e in tutti gli orari, con l'immagine della Bonino, candidata di punta del partito. Questo permise ai radicali di superare il 10%, il massimo risultato mai raggiunto nella loro storia. Ecco cosa significò essere gli unici a trasmettere spot. Ed ecco cosa significa poter comparire sempre in Tv. E non credo che Grillo potrà godere di questo privilegio anche alle europee. Anche perchè, se ne dovesse godere, le domande comincerebbero ad essere tante e di difficile risposta, senza ricordare chi sono i soci della Casaleggio & Associati. 

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di Antonio Rispoli
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