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Grillo: "Facciamo il referendum sull'euro". E la Costituzione?


Grillo: 'Facciamo il referendum sull'euro'. E la Costituzione?
23/05/2013, 18:32

Beoppe Grillo ancora una volta è tornato su unod ei cavalli di battaglia del suo programma. Non essendo riuscito a presentare in 3 mesi neanche un disegno di legge degno di questo nome, è tornato sul referendum per uscire dall'euro. "Faremo un anno di campagna informativa e poi faremo il referendum", ha detto. Ora, già il fatto che uno come lui, che ad ogni pie' sospinto insulta i giornalisti che fanno onestamente il proprio lavoro, parli di "fare informazione" fa venire i brividi. Perchè è chiaro che lui punta solo a fare quello che fa sempre: cioè una manipolazione dei fatti a proprio uso e consumo. 
Ma poi c'è sempre un dettaglio che Grillo dimentica: la Costituzione della Repubblica Italiana. La quale, all'articolo 75, secondo comma, quando parla dei referendum dice: "Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali". E si dà il caso che la decisione di usare l'euro faccia proprio parte dei trattati internazionali relativi all'Europa. Quindi è materia su cui non è costituzionale fare alcun referendum. L'alternativa possibile sarebbe fare una legge costituzionale ad hoc. che stabilisca un referendum. Lo si fece nel 1989, per decidere se dare o meno alle istituzioni europee un mandato costituente. 
Ma qui bisogna entrare nel merito della questione: porterebbe vantaggi o meno uscire dall'euro? Qui entra in ballo una scuola di pensiero, quella della sovranità monetaria. Secondo questa scuola di pensiero, avere una moneta sovrana (cioè stampata da una banca centrale di proprietà pubblica e libera di fluttuare liberamente) è la soluzione di ogni problema. Infatti consente di stampare tutta la moneta che si vuole senza rischio di default; di avere dei tassi di interesse bassi, perchè i titoli di Stato li compra la Banca Centrale stampando moneta; e in caso di crisi economica, questa si risolve stampando moneta. Quindi uscire dall'euro ed usare una "lira" (anche con un altro nome) nazionale sarebbe la panacea. In realtà la cosa è vera, ma solo se si realizza una condizione: un sistema economico totalmente autarchico, cioè dove non c'è bisogno di importare niente, se non i prodotti di lusso. Oppure se la moneta in questione, oltre ad essere sovrana, è una moneta di scambio internazionale, come capita con il dollaro statunitense e con lo yen giapponese. Infatti se il sistema economico è chiuso, non c'è alcun rapporto tra la propria moneta e quella altrui. Per cui, anche se c'è svalutazione, questo non ha effetto sull'economia nazionale. Se invece è una moneta usata per i commerci internazionali, una parte di essa va all'estero e quindi evita di causare una eccessiva inflazione all'interno del Paese. 
Ora è chiaro che l'Italia non rientra in questi due casi. Per l'autarchia ci provò Mussolini e fu un vero disastro; e 80 anni fa non c'era la tecnologia che c'è oggi, per cui c'è bisogno di materiali che in Italia non si trovano. E in quanto ad una moneta che possa essere usata per gli scambi internazionali, è una cosa che non si può dire senza spanciarsi dalle risate. I nostri titoli di Stato sono a livello dei junk bonds (titoli spazzatura); e se abbiamo tassi così bassi lo dobbiamo proprio all'euro. Che cosa succederebbe se quindi uscissimo dall'euro? Gli esperti hanno calcolato che la "nuova lira" (chiamiamola così) si svaluterebbe di un 20-30% rispetto all'euro. Cioè, passati un paio di mesi, per avere 1 euro, bisognerà spèendere 1,3 "nuove lire". A questo punto, sostengono i tifosi dell'uscita dall'euro, i nostri industriali potranno esportare di più; inoltre venderanno di più in Italia, perchè la svalutazione farà salire il costo dei beni prodotti all'estero. Questo calo delle importazioni e aumento delle asportazioni aumenterebbe la ricchezza del nostyro Paese facendoci uscire dalla crisi. 
E "vissero tutti felici e contenti" si potrebbe aggiungere, dato che così finiscono le favole. Perchè di favola si tratta. In realtà è vero che inizialmente i nostri prodotti all'estero costeranno di meno. Ma solo finchè non verranno esaurite le mercui in  magazzino. Poi, poichè non siamo un Paese produttore di materie prime, i nostri imprenditori dovranno comprare queste materie prime all'estero. E quindi, anche i prodotti cosiddetti "italiani" (esclusi alcuini prodotti agroalimentari, fatti completamente in Italia) aumentano di prezzo. Per gli stranieri quindi c'è una riduzione di costo dei nostri prodotti, ma per gli italiani c'è un aumento dell'inflazione che si può stimare tra il 6 e il 10% annuo. Tutto qui? No. 
Manca il discorso sui titoli di Stato. Quando un grosso investitore (come una banca) decide di investire in titoli di Stato, valuta due cose: il rischio Paese e il rischio moneta. Il rischio Paese si traduce in una domanda: quante probabilità ci sono che il Paese alla scadenza possa rimborsarmi la somma che ho investito? Il rischio moneta si traduce nella domanda parallela: quante possibilità ci sono che, nel momento in cui io ricevo i soldi che ho investito, questi valgano qualcosa? Oppure mi ritrovo un mucchio di carta straccia? Attualmente, quando gli investitori stranieri comprano i nostri titoli, valutano solo il rischio Paese, perchè con la moneta siamo coperti dalla garanzia che ci danno Germania e Francia, due Paesi economicamente molto solidi. Ma con la "nuova lira", che garanzia offriamo? Quella di un Paese con una economia disastrata, un debito pubblico alle stelle e nessuna prospettiva di recupero? I tassi di interesse salirebbero alle stelle. 
A questo punto uno dei sostenitori della moneta sovrana potrebbe rispondermi: ma non fa niente, tanto la Banca centrale stampa moneta e li ricompra. Ma fino a che punto si possono stampare banconote? Teniamo presente che più se ne stampano, più si indebolisce il valore della banconota sui mercati internazionali. Quindi, le alternative sono due: o piazziamo i titoli di Stato con interessi molto elevati (una stima prudente ci dice che senza l'euro, ci vorrebbe il 15-20% annuo, facendo aumentare la spesa per interessi dagli attuali 80 miliardi l'anno a oltre 200 in 5 anni e a 500 nei successivi 5; tutti soldi che andrebbero recuperati con aumenti di tasse o con altri titoli di Stato) oppure stampiamo banconote a volontà, provocando una fortissima svalutazione della moneta, cosa che a sua volta provoca un aumento dei prezzi di tutti i beni. E questo aumenterebbe la crisi, dato che gli stipendi sono quello che sono. In questo caso, faremmo la fine di quei Paesi poveri in Africa o nell'Est Asia, dove si cuciono scarpe e tappeti per un dollaro al giorno o poco più.
Quindi queste sono le alternative, uscendo dall'euro: diventare un Paese che lavora per arricchire gli altri, oppure finire in default, oppure peggio. immagino l'obiezione: ma perchè? Quali alternative ci sono? In realtà ce n'è una semplice: aumentare gli stipendi dei lavoratori dipendenti e lottare contro l'evasione fiscale. Due semplici manovre che possono essere il volano per la crescita economica del Paese. 

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di Antonio Rispoli
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