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Grillo lancia sul suo blog la caccia ai giornalisti


Grillo lancia sul suo blog la caccia ai giornalisti
06/12/2013, 18:09

Non è la prima volta che accade, ma non per questo è meno grave: ancora una volta Beppe Grillo dal suo blog ordina ai militanti di dare addosso ai giornalisti che lui definisce "ostili". Che poi in questi casi i suoi bersagli sono sempre giornalisti dell'area di centrosinistra: oggi per esempio sul suo blog se la prende con una giornalista dell'Unità, che ieri ha scritto un articolo decisamente critico - come ha fatto qualsiasi giornalista con un minimo di cervello - sul comportamento aggressivo ed offensivo dei parlamentari del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati contro la Presidnete Boldrini. 
Ma qual è l'argomento che usa Grillo? La colpa della giornalista è quella di essere tale e di lavorare per l'Unità dal 1973. Non conta che in questi 40 anni lei abbia lavorato, ha la colpa di intascare i contributi che lo Stato versa ai giornali (neanche fosse lei ad intascarli personalmente). Allora, vogliamo parlare di questi contributi? Bene, ne esistono di tre tipi. Il primo è un contributo sulla materia prima: uno sconto che hanno i giornali quando comprano la carta su cui i giornali vengono stampati. IL secondo è un contributo che viene dato a ciascun quotidiano, settimanale, mensile (ma anche alle Tv, locali e nazionali) in proporzione alla loro diffusione. Il terzo è un contributo, dsecisamente più elevato, che viene dato ai giornali di partito (basta avere due parlamentari che formano un gruppo per avere giornale e contributi). Ora, il terzo può tranquillamente essere eliminato, dato che per lo più riguarda giornali che praticamente non legge nessuno. Ma gli altri due sono una specie di compensazione dovuta al fatto che c'è una precisa volontà politica per impedire che i quotidiani possano fare una raccolta pubblicitaria adeguata. Infatti, dati i forti interessi privati e personali di Berlusconi (Mediaset, Mondadori, ecc.), negli ultimi 20 anni si è fatto in modo che la raccolta pubblicitaria sulle Tv nazionali crescesse a dismisura, concentrandosi nel duopolio Sipra-Pubblitalia '80, cioè Mediaset e Rai. Da soli, questi gruppi assorbono oltre il 90% della raccolta pubblicitaria (con Mediaset che ha il doppio della Rai, dato che ha il doppio di spazio pubblicitario). Se aggiungiamo anche La7, si capisce come alla fine le Tv locali e i giornali devono disputarsi le briciole. Quindi, il punto è: si vogliono abolire i finanziamenti pubblici ai giornali? A me sta benissimo, ma a due condizioni. Innanzitutto che sia graduale: i giornali sono imprese commerciali e come tali pianificano su scala poliennale. Non si può andare lì il 30 dicembre a dire: "Da domani non hai più un centesimo". SI sballano i bilanci così. E la seconda cosa è che il taglio dei contributi pubblici deve essere preceduto da un taglio della raccolta pubblicitaria, con limiti antitrust rigorosissimi per le Tv e quindi una maggiore possibilità di raccolta pubblicitaria sui quotidiani. E' chiaro che in questa maniera si può anche fare. Come invece dice Grillo (tagliare i contributi, ma lasciare il monopolio Rai-Mediaset), l'unico risultato che si otterrebbe è la chiusura dei giornali, punto e basta. E quando un giornale viene chiuso per una decisione politica, significa che non c'è democrazia in quel paese. 
Ma c'è un discorso più generale da fare. Non è la prima volta che Grillo indica un nemico da distruggere. Oggi è toccato alla giornalista Maria Novella Oppo. Io vorrei sapere una cosa: se domani la Oppo - la cui foto è mostrata sul blog di Grillo - un domani venisse picchiata da uno sconosciuto, come si potrebbe escludere la responsabilità come mandante - quanto meno come mandante morale - di Grillo? Perchè anche qui la storia è chiara: ogni volta che un dittatore ha attaccato la libertà di informazione, è stata dittatura. Era dittatura quando Berlusconi nelle conferenze stampa insultava e dileggiava i giornalisti dell'Unità o di RaiTre o di Repubblica anzichè rispondere alle loro domande. Ed è dittatura quando Grillo addita la Oppo (o chiunque altro) all'odio dei grillini. 
Perchè ogni giornalista può sbagliare, non c'è subbio. E se sbaglia, ci sono i mezzi per punirlo. Anzi, ce ne sono troppi. Perchè non c'è solo la querela per diffamazione, ma anche l'intimidazione determinata dall'abuso delle citazioni per danni contro i giornalisti. Che è una vera intimidazione, perchè si trascina il giornalista in una causa civile dove non può usare la sua unica arma: aver detto la verità. Infatti, mentre nella causa di diffamazione, una volta accertato che il giornalista ha detto la verità il processo è chiuso, nel processo civile questo non basta. Il giudice deve solo valutare se quello che il giornalista ha scritto ha creato un danno economico o morale alla persona di cui ha parlato. Per assurdo, se io scrivessi un articolo in cui scrivo che Totò Riina è un mafioso, il boss potrebbe citarmi a giudizio civile e vincere la causa, se dimostra che io gli ho creato un danno scrivendo quella frase. E quindi quando arriva un Berlusconi o un Marchionne che chiedono milioni e milioni di euro di risarcimento danni al giornalista, compie una intimidazione: nessun giornalista e nesun giornale intende correre un rischio simile, e quindi facendo così si chiudono molte bocche. Non è anomalo, succede anche a giornalisti non famosi e a testate di medi
o rilievo. Anzi, succede più a questi livelli che non ai livelli della Repubblica o del Corriere. 
Ma ci sono altri due aspetti su cui voglio puntare una luce: il primo è l'atteggiamento di Grillo. Anche questa volta ha usato toni tipicamente fascisti, come appunto la caccia al nemico per eliminarlo (anche se non fisicamente, per fortuna). E questo avviene dopo l'avvicinamento a Casapound, dopo le parole razziste contro gli extracomunitari (quando due deputati grillini presentarono un emendamento per ridurre gli effetti razzisti della legge Bossi-Fini) e dopo decine di altri episodi, culminati nel discorso di domenica primo dicembre, in piazza a Genova, in cui se ne è uscito con il mussoliniano: "Dobbiamo vincere! E vinceremo!". Insomma, se questo non è fascismo, ne è una copia fedele. Una brutta copia. 
Il secondo aspetto è la scelta dell'obiettivo: una giornalista dell'Unità, giornale classificabile come di centrosinistra. E stranamente Grillo se l'è sempre presa con il centrosinistra, sono mesi che non parla mai di Berlusconi e del centrodestra. Oh, certo si è preso il merito della decadenza di Berlusconi, ma è un merito che non gli spetta. Infatti, nonostante le elezioni si sono svolte a febbraio, dopo 9 mesi i senatori grillini ancora non avevano portato all'attenzione della Giunta - come invece avevano promesso sin dalla campagna elettorale - la situazione di possibile decadenza per Berlusconi in base alla legge del 1957. SI tratta di una legge che vieta a chi usufruisce di una concessione pubblica (nel caso di Berlusconi, ha la concessione pubblica per la trasmissione delle sue televisioni) di essere eletto in Parlamento. Una legge che finora è stata aggirata, con l'aiuto del Pds-Ds-Pd, con l'escamotage di dire che Berlusconi è "solo" il proprietario di Mediaset e non ha cariche all'interno della società. I grillini avevano detto che avrebbro portato la questione alla Giunta per le elezioni. Ma per due volte non l'hanno fatta: prima quando c'era a marzo la Giunta provvisoria, che fa una prima verifica superficiale; e poi davanti alla Giunta effettiva, che fa un esame più approfondito. Se il primo agosto la Corte di Cassazione non avesse condannato Berlusconi, in questo momento il Cavaliere sarebbe ancora in Parlamento. 
Insomma, ogni giorno che passa aumentano le cose che dice Grillo che fanno parte anche del repertorio di Berlusconi: dall'euro a due velocità (vecchio pallino di Confindustria, della Lega e di Berlusconi) a queste continue minacce ai giornalisti che non leccano i piedi al padrone. Simili sono anche i due partiti, fondati sul principio che c'è un padrone che dà gli ordini e tutti gli altri che ripetono a pappagallo quello che ordina il padrone. E simili i due personaggi: entrambi poco a loro agio nel pagare le tasse (come dimostrano i due condoni fiscali fatti da Grillo e la condanna di Berlusconi per frode fiscale); entrambi hanno il comportamento tipico dei dittatori; entrambi si circondano solo di nullità. Dopo un ventennio di Berlusconi,adesso dobbiamo sopportarci un ventennio di Grillo? Ma è possibile che gli italiani siano così deficienti da non capire come stanno le cose? 

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di Antonio Rispoli
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