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I migranti in Italia, tra fake news e paura indotta dai politici


I migranti in Italia, tra fake news e paura indotta dai politici
12/06/2018, 15:58

Più passa il tempo e più aumentano le stupidaggini che si leggono sui social network a proposito dei migranti. Si legge che vengono in Italia solo per ammazzare, per stuprare e per spacciare; si legge che quelli che arrivano in Italia hanno tutti l'iPhone ultimo modello e che vengono in Italia ospitati in alberghi a cinque stelle con la Jacuzzi. E così via. 

Per esempio, c'è una bufala apparsa per la prima volta qualche anno fa e ripresa in questi giorni. E' una frase attribuita al comico napoletano Giobbe Covatta, a lungo volto di Amref, organizzazione che raccoglie fondi per aiutare gli africani in Africani. Secondo questa bufala, Covatta avrebbe dichiarato (non si sa dove, quando e a chi, cosa che già dimostra la falsità della dichiarazione): "Quando vedo sbarcare questi con ‘sti fisici, capisco che l'Europa non ha capito niente della situazione in Africa. Ci sono milioni di persone che non riuscirebbero ad affrontare una passeggiata di cento metri, tanto sono malridotti, figuriamoci una traversata. Senza contare che col costo di un imbarco, ci vivrebbero in mille per un mese. Stiamo facendo ponti d’oro a gente che non lo merita, quando basterebbe investire una metà di ciò che si spende all’anno per sistemare questi trecentomila, per salvarne milioni in Africa. Ma capisco che certe realtà è meglio non vederle, soprattutto perché non fanno comodo agli interessi politici ed economici di nessuno". Dichiarazione che già a suo tempo venne smentita dallo stesso Covatta con un video, anch'esso diffuso sui social network, in cui nega anche di avere solo pensato una cosa del genere. 

Perchè questa degli africani "giovani e col fisico" che sbarcano è una delle bufale più frequenti. Infatti, sono molti a dire che non è vero che sulle navi ci sono donne incinte o bambini. Secondo questa gente, sbarcherebbero solo giovani africani ben piantati, pronti sin da subito a delinquere. In realtà, c'è una certa percentuale di giovani, tra coloro che sbarcano; esattamente come in ogni emigrazione. Sono l'avanguardia, diciamo così, di ogni famiglia. Provano a raggiungere l'Europa e a mettere da parte qualcosa di soldi per permettere alle famiglie di raggiungerli. E' quello che accade normalmente. Anche quando gli italiani emigravano in Belgio dopo la Seconda Guerra Mondiale non partiva tutta la famiglia. Partiva "l'uomo di casa" e poi eventualmente la famiglia lo raggiungeva. Naturalmente, sia ben chiaro: una certa percentuale di delinquenti c'è. Ma anche questo è nella norma. In ogni gruppo sociale o etnico c'è sempre una certa percentuale di persone che delinquono. Ma non si può punire tutti solo per i reati di qualcuno. 

Così come c'è una percezione esagerata di quanti siano gli stranieri in Italia. Le ultime statistiche dicono che ci sono circa 5 milioni di regolari e naturalizzati, che comprendono anche un milione e mezzo di rifugiati, e 600 mila irregolari. Se pensiamo che in Italia siamo a quasi 65 milioni di abitanti, si vede che sono percentuali veramente basse. Soprattutto come rifugiati, siamo ultimi in Europa. Rispetto alla popolazione, in Svezia ce ne sono 8 volte di più, a Malta 6 volte di più. Per non parlare di quello che c'è fuori dall'Europa. Quanti sanno per esempio che in Libano metà della popolazione è formato da rifugiati? E invece secondo un sondaggio, la maggior parte della popolazione italiana è convinta che in Italia dal 20 al 40% della popolazione sia formata da extracomunitari. 

E ovviamente secondo loro sono tutti delinquenti. Complici anche giornali e Tv che da decenni enfatizzano i reati degli extracomunitari. Perchè questo non è qualcosa iniziato oggi. Non so quanti si ricordano quanto successe il 21 febbraio 2001, quando Erika de Nardo e l'allora fidanzato Mauro Favaro uccisero a pugnalare la madre e il fratellino di lei. Appena scoperto il delitto, i due dissero che erano stati due albanesi. E l'omicidio di Yara Gambirasi? Anche lì all'inizio Polizia e magistrati cercarono di far cadere la colpa su un tunisino. E pochi mesi fa una ragazza, per non dire alla madre che era stata per bar con le amiche, denunciò di essere stata aggredita e di essere sfuggita a stento dalla violenza di un extracomunitario. Tutte menzogne, che però i giornali hanno ingigantito, mentre hanno smepre usato termini più neutri e magari assolutori nei confronti dei veri colpevoli. 

In realtà, le statistiche ufficiali dicono ben altro. Se consideriamo solo i reati violenti (pensatela come volete, ma io non provo nessun allarme sociale di fronte al povero cristo che vende false borse di marca o falsi DVD in mezzo alla strada; povero cristo che viene facilmente preso e condannato, entrando a fare statistica), la criminalità extracomunitaria è equivalente a quella italiana. Grosso modo, prese 1000 persone italiane e 1000 persone straniere, abbiamo una sessantina di delinquenti per ciascun gruppo. A qualcuno può sembrare tanto, ma sono le stesse percentuali tra italiani e stranieri. Beh, è chiaro, a tutti piacerebbe che non ci fossero reati; ma nisogna essere realisti. I reati ci saranno sempre e comunque. Nè vale richiamare il dato (peraltro vero) che in percentuale ci sono più detenuti di colore che bianchi. Ma il motivo è presto spiegato. E lo spiego con un esempio. Noi abbiamo Fabrizio Corona che ha accumulato condanne per oltre quindici anni di reclusione. Ma ha trascorso in carcere forse due anni in tutto, prima di essere affidato ad una comunità per scontare la pena con i servizi sociali. Quanti extracomunitari godrebbero dello stesso trattamento? Ve lo dico io: nessuno. E voglio citare anche un altro caso, di una decina di anni fa. Un albanese, alla guida di un'auto, viene inseguito dalla Polizia per le strade di Roma. Ad un certo punto imbocca una curva a tutta velocità e non fa in tempo a frenare, prima di investire un bambino che sta attraversando. Il bambino muore e l'albanese viene arrestato e condannato a 5 anni di recluisone. Io ho assistito a centinaia di processi per omicidio colposo, e mai ho visto uno condannato a più di 12 mesi (tranne un caso, a 18 mesi alla quarta recidiva). E anche questa diversa severità nel condannare a seconda di dove uno sia nato conta, se si parla di carcere. 

E vogliamo parlare del fatto che hanno tutti l'iPhone? Questa è la bufala più divertente di tutte. Gli scafisti infatti non sono esattamente persone per bene. Se uno ha dei soldi o qualche oggetto di valore, garantito che gli spianano una pistola sotto al naso e gli chiedono se ci tiene di più alla vita o a quell'oggetto di valore. In realtà. se si vede qualche telefonino nelle mani di uno stranieri è quasi sempre un "assemblato". C'è un mercato semi-nascosto di persone che - in Italia e in Agrica - recuperano telefonini rotti che vengono gettati, ne recuperano le parti funzionanti e li assemblano per creare un nuovo telefonino. Che funziona come funziona (le parti spesso non sono fatte per essere compatibili), ma costa qualche decina di euro, meno di quanto costerebbe un telefonino economico dal negoziante. Ma è chiaro che non sono iPhone. E naturalmente poi ci sono casi come quello dell'ennesima bufala rilanciata sui social qualche tempo fa su un extracomunitario, con iPhone che non aveva pagato il biglietto su un treno. Poi si è scoperto che si trattava di un turista, che il biglietto l'aveva pagato (si era solo seduto nella classe sbagliata; errore scusabile, visto che era straniero) e che l'iPhone era roba sua regolarmente comprata nel suo Paese. Non è che uno solo perchè ha la pelle nera debba essere povero in canna. Vedere LeBron James o Tiger Woods con l'iPhone in mano non credo che desterebbe pensieri...

E voglio finire con la "bufala assoluta", quella che secondo i razzisti chiude ogni discussione. Quando dicono: "Ma noi non possiamo mica ospitare tutta l'Africa". Beh, la risposta più ovvia è che l'Africa non vuole mica venire in Italia. Solo che siamo l'approdo più vicino, non possono andare via nave fino a Francoforte o a Berlino. Le imbarcazioni dovrebbero uscire dallo Stretto di Gibilterra, risalire le coste atlantiche della Francia, passare nel Canale della Manica, passare davanti all'Olanda prima di arrivare a Kiel, in Germania. Viaggetto un pochino lungo, non vi pare? Per questo vengono in Italia. Ma non vogliono quasi mai trattenersi, perchè il nostro Paese offre poche prospettive. Il problema è che le leggi italiane non gli consentono di uscire facilmente dal nostro Paese. Per questo alcuni rimangono da noi. Ma non è certo una cosa volontaria. 

Come si vede quindi, non c'è nessuna preoccupazione, se uno affronta le cose in modo razionale. Non c'è una invasione degli africani, non c'è uno sbarco di massa per conquistarci. Nè c'è un aumento della criminalità (anzi, gli omicidi per esempio si sono ridotti; e ci sono reati, come gli stupri, che avvengono quasi sempre in famiglia, e quindi riguarda raramente gli immigrati). E non c'è neanche George Soros che vuole applicare l'inesistente piano Kalergi per creare un esercito di disoccupati per far crollare i salari. E spero di non dover dimostrare l'evidente bufala. C'è semplicemente gente disperata, che muore nel proprio Paese e cerca una via d'uscita, a qualunque costo. E non si venga a dire che sono "migranti economici" e che "solo una piccola parte delle richieste d'asilo vengono concesse, il che dimostra che non ne hanno diritto". Le richieste d'asilo sono concesse in base ad una legge fatta dal governo Berlusconi che non tiene conto del dettato costituzionale. E' una legge che praticamente riduce il diritto di asilo solo a coloro che scappano da una guerra ufficiale e dichiarata. Per cui un nigeriamo che scappi da Boko Haram non ha il diritto di asilo. E non dite che sono cattivo, se augfuro a chi ha scritto questa legge del cavolo di finire nelle mani di qualche gruppo tipo proprio Boko Haram, per valutare in prima persona se è il caso o no di concedere l'asilo a chi vive in un tale regime di terrore. 

Certo, si può continuare ad ingannare la gente, promettendo il blocco navale, per esempio. Oppure, come ha fatto Matteo Salvini, impedendo l'arrivo delle navi che salvano i migranti. Ma sono balle per i più cretini. In realtà il discorso è piuttosto semplice: o li si fa arrivare da qualche parte, oppure li si uccide. E li si uccide anche quando i giornali non ne parlano. Per esempio li si uccide quando la guardia costiera italiana li riporta nei lager libici, come succedeva con Gheddafi ai tempi del governo Berlusconi. Li si uccide quando la guardia costiera italiana impedisce alle navi delle Ong di salvarli mentre annegano, come succede da qualche anno per le disposizioni date dall'ex Ministro dell'Interno Minniti. Li si uccide quando li si lascia per giorni in mezzo al mare, solo per un capriccio teso a cercare consenso elettorale. Il fatto è che una volta lasciate le coste libiche, i migranti non possono essere fermati. Una imbarcazione non può essere fermata. La nave può essere affondata, può essere speronata, può essere presa a cannonate, ma non può essere fermata se chi la pilota decide di andare avanti. Vedete, quando Salvini ha detto che l'Acquarius non poteva attraccare nei porti italiani, la nave si è fermata in mezzo al mare perchè il pilota ha deciso di obbedire. Ma supponiamo che ci fosse stata una qualche emergenza a bordo, per esempio molte persone sul punto di morire disidratate. Il pilota poteva proseguire verso il porto più vicino ed entrarci, senza che nessuno potesse impedirglielo senza affondarla. 

Quindi parlare di blocco navale è una presa per il culo verso i cittadini. Così come il parlare di "corridoi umanitari". Perchè certo, si può anche creare una sorta di "servizio traghetto" tra le coste libiche e quelle italiane. Ma gli scafisti è chiaro che andrebbero da tutt'altra parte a far partire le navi. In realtà le migrazioni ci sono sempre state. E sono quasi sempre state ostacolate dal Paese che le riceveva. E quasi sempre inutilmente, se escludiamo quei casi (come l'Australia o il Canada) che si trovano in posizione tale da poter facilmente controllare l'arrivo di migranti. Uno dei rari casi di controllo riuscito è quello di Israele, ma lì è dovuto al fatto che la stampa non parla mai di quello che succede ai migranti. Ma è chiaro che si può fare solo in un Paese "diversamente democratico", diciamo così. 

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di Antonio Rispoli
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