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I premi economici ai dipendenti? Un buon inizio per uscire dalla crisi


I premi economici ai dipendenti? Un buon inizio per uscire dalla crisi
26/11/2012, 15:18

E' di oggi la notizia che Brunello Cucinelli, imprenditore italiano nel settore della maglieria di lusso (non per niente è chiamato "il re del cachemere") ha annunciato che farà un regalo ai propri dipendenti: poco più di 6000 euro a dipendente, in media. Praticamente 4 mesi di stipendio extra. 
Di per sè, la cosa non dovrebbe stupire: all'estero lo fanno molte aziende. La Bmw, per esempio, nel 2011 ha regalato 7500 euro a dipendente, in media. Ma in Italia è cosa molto più rara. Certo, si può fare l'esempio di Della Valle; e senz'altro ci sono altre imprese di livello medio o piccolo dove il proprietario prende iniziative del genere. 
Ma sono casi rari. Eppure in teoria dovrebbe esere la normalità. Quando si sente parlare di "contrattazione di secondo livello", a proposito degli stipendi e dei contratti dei lavoratori, ci si riferisce a questo: una contrattazione nazionale che fissa il salario e una contrattazione azienda per azienda che fissa premi ed incentivi. In realtà quando si parla di contrattazione di secondo livello, il primo requisito è un taglio del salario nazionale; in quanto il suo posto dovrebbe essere preso dalla contrattazione di secondo livello. Invece, in questo momento, proprio per sconfiggere la crisi, premi aziendali come quello della Cucinelli sono benvenuti. Si tratta di incrementi salariali che sono utilissimi per aumentare le disponibilità di denaro dei dipendenti. Ma finchè sono 800 persone, come è il caso dei dipendenti della Cucinelli, non serve a molto a livello nazionale. Ma se ad avere dei premi fossero 10 o 20 milioni di lavoratori, le cose sarebbero differenti. 
Immagino l'obiezione: siamo in crisi, le aziende non guadagnano e quindi non ci sono i soldi per fare questo. In realtà il discorso è esattamente opposto: la crisi c'è perchè le aziende non pagano adeguatamente i loro dipendenti. QUesti non hanno soldi e non comprano nulla che non sia l'essenziale (e spesso non hanno neanche i soldi per quello) e quindi incrementano la crisi. Se invece di puntare ad approfittare della precarizzazione del posto di lavoro e della sempre maggiore occupazione le aziende avessero provveduto a pagare adeguatamente i propri dipendenti, ora la crisi l'avremmo già superata. E non è vero che non ci sono soldi. Basta guardare le dichiarazioni dei redditi: quando si vede un gioielliere dichiarare 20 mila euro di guadagno all'anno, è evidente che il problema è l'evasione fiscale. E non sono solo i gioiellieri, ma tutte le aziende. Messe insieme evadono 200 miliardi l'anno. Se usassero questi soldi per incrementare i salari dei dipendenti a basso reddito, il Pil italiano potrebbe crescere del 2-3% all'anno. 
E non è una cosa campata in aria, basta vedere la Germania: la crisi l'ha colpita nel 2008, ma nel 2009 il Pil era già cresciuto di oltre il 2%, nel 2010 ha superato il 4%, nel 2012 sarà sopra il 2%. E questo perchè? Perchè i dipendenti hanno stipendi che partono da cifre superiori a quello che può guadagnare un lavoratore delo stesso livello in Italia. Inoltre hanno la garanzia di uno salario minimo di sussistenza, se dovessero essere licenziati. Questo gli permette di spendere con una certa libertà senza dover temere problemi nell'immediato. La stessa cosa sta avvenendo in Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca: tutti Paesi caratterizzati da salari alti e da un insieme di leggi che garantiscono sicurezza sia sul lavoro sia nel momento in cui si dovesse perdere il lavoro. E tutti Paesi dove la crisi è durata qualche mese. Per esempio il problema che angustiava la Norvegia lo scorso Natale era che erano state calcolate male le scorte di burro (indispensabili per la cucina e per i dolci nazionali) e quindi i cittadini chiedevano di aumentarne l'importazione. Ben poca roba, rispetto al nostro Paese. 
E non è un problema di adesso. Per decenni sui giornali si è detto che gli italiani sono grossi risparmiatori, sono formichine. Verissimo. Ma nessuno ha poi spiegato  il perchè. Cioè il problema era proprio che non c'erano ammortizzatori sociali di lungo termine, se non per ristrettissime porzioni della popolazione lavorativa. Di fronte a questa prospettivam, chiunque potesse, cercava di risparmiare. Ma risparmiare - come ho già detto - è deleterio per la nostra economia, blocca la crescita. D'altronde, non è che uno può finire sotto i ponti solo per spendere soldi a vuoto. 
Nel 2003, quando cominciò un periodo di crisi (per fortuna limitato quasi solo all'Italia), cominciò a girare in Tv una pubblicità, in cui si vedeva una persona che tornva a casa con una borsa perchè aveva appena fatto degli acquisti e la gente - perfetti sconosciuti - che gli diceva "Grazie". E lo slogan diceva che un acquisto aouta a far girare l'economia. Non si trattava di una pubblicità falsa, quello che diceva era vero; ma è chiaro che per funzionare, oltre alla pubblicità devi mettere le persone in grado di spendere. 
Perchè qui c'è un punto, che nessun economista dirà mai, ma che è uno dei cardini dell'economia moderna. Una volta la fonte della ricchezza era l'impresa, la fabbrica: io creavo una fabbrica, producevo i beni che ritenevo potessi poi vendere e, se mi andava bene, mi arricchivo. E con me si arricchiva il Paese. Ma dopo la Seconda Guerra Mondiale ci sono stati due importanti cambiamenti: la produzione di massa (poi diventata produzione robotica) e il consumismo. Questi due cambiamenti hanno rovesciato alcuni dei fondamenti dell'economia. Il principale cambiamento è che ora non conta quanto si produce, ma quantop si vende. Un Paese può sostenersi, economicamente, anche importando il 100% di quello che consuma. Ma ad una condizione: che ci sia la quasi totalità dei suoi abitanti disponibile a spendere per comprare. QUalcuno potrà dire: ma se non produci, i soldi da dove li prendi? Diventa un circuito interno, dove non si producono beni, ma servizi. 
E' chiaro che sto estremizzando un po', perchè un Paese che faccia così sarebbe estremamente debole, economicamente. Tuttavia non è qualcosa di impossibile. Ma il fulcro rimane quello: aumentare al massimo la platea degli acquirenti.
Perchè la crisi è tanto lunga in Italia e in Grecia e lo sta diventando anche in SPagna? Perchè quella che viene chiamata a sproposito "politica di austerità" riduce la platea degli acquirenti, e quindi blocca la crescita. E' come se i Paesi summenzionati siano stati colpiti da un coltello alla giugulare: c'è una emorraggia in corso. E bisogna scegliere: o la si ferma oppure il paziente muore. La Grecia è già morta; Monti e Berlusconi hanno quasi ucciso l'Italia (e Bersani ha già detto che appoggerà il dissanguamento di Monti) e Rajoy sta uccidendo la Spagna. E' solo questione di tempo, se non li si ferma. 

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di Antonio Rispoli
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