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I principali "errori" degli economisti


I principali 'errori' degli economisti
09/03/2013, 16:37

Spesso, quando mi capita di avere discussioni sull'economia, trovo che il mio interlocutore mi posta una frase (magari estrapolata da un discorso più ampio e quindi fuori contesto) o un link di questo o quell'economista e a quel punto secondo lui la discussione è chiusa. Invece purtroppo è apertissima. 
Avendo fatto anche io economia all'università, so benissimo quali sono le basi da cui si parte, anche se poi ognuno finisce con l'elaborarle a modo proprio. C'è chi per esempio si concentra sull'effetto monetario, c'è chi si concentra sulla finanza (e quindi sulle banche), chi sulla macroeconomia, ecc. Ed è qui che cominciano a subentrare i problemi. 
Innanzitutto perchè facendo così si perde di vista il resto dell'economia. Se ci si concentra solo sulla moneta, come si potrà valutare l'effetto della bilancia commerciale (cioè la differenza tra importazioni ed esportazioni) sulla moneta? Oppure l'effetto della finanza, e in particolare l'andamento dei titoli di Stato, sulla moneta, come lo si considera?
Perchè oggi c'è questo errore, l'eccessiva specializzazione. Che non è detto che sia un bene. Per fare un paragone è come il restauratore che è in grado di notare la più piccola imperfezione dell'opera da restaurare, ma non si rende conto se, guardando l'opera nel suo insieme, ci siano o meno parti da restaurare. 
Ecco così che abbiamo un Monti che sa tutto della finanza, ma applica teorie macroeconomiche che hanno portato alla rovina dell'Italia; oppure persone come Bagnai, Krugman o Stigliz che sono esperti di moneta, ma che non sono in grado di capire quali effetti avrebbe sull'economia l'uscita di un Paese dall'euro. 
Anzi, un economista veramente in gamba non ferma i suoi studi all'economia, alla finanza, alla moneta; ma amplia ulteriormente il proprio panorama culturale. Non è un caso se ad Economia e Commercio si studia anche la storia economia. Perchè lo studio della storia insegna molto - se uno la conosce - su cosa conviene fare e cosa no. Per esempio, anche quando ci fu la crisi del 1929, che fu una tipica crisi di sovrapproduzione, le prime misure prese furono di austerità; e non fecero altro che aumentare la portata della crisi. Una soluzione negli Usa si ebbe quando cominciò il New Deal, una serie di misure economiche per aumentare l'occupazione con una maggiore spesa pubblica. In Europa invece si intraprese la strada dell'autarchia che poi portò al fascismo e al nazismo. 
Dato che anche quella attuale è una crisi di sovrapproduzione, conoscere la storia avrebbe fatto capire che usare misure di austerità era sbagliato. Quindi, tutte le misure adottate in Italia e in Europa in questi ultimi 4 anni e mezzo sono servite solo ad incrementare la crisi. Ce lo dice non solo una analisi economica, ma anche una storica. Ma quale economista fa una analisi simile? E quale economista prende in esame i cicli Kondratev?
E qui entriamo in un settore interessante: per essere chiari, quello che sto per dire è eresia pura in economia. Come andare in udienza dal Papa e celebrare davanti a lui una messa satanista. Kondratev è uno storico che ha teorizzato l'esistenza di cicli economici di una durata di circa 50 anni l'uno. Sono caratterizzati da una fase di crescita, un picco (che è una crisi economica) e una fase di discesa, che termina con un'altra crisi. Se ci limitiamo al '900, il primo ciclo inizia nel 1896 (anno in cui scoppia una crisi bancaria che attraversò tutta l'Europa), ha il suo picco nel 1929 e scende fino al 1945, cioè alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Da lì inizia il nuovo ciclo che ha una fase di crescita fino al 1973 (il primo shock petrolifero) , quando incomincia la decrescita. Il minimo venne toccato con la crisi economica del 1992-1995. Ma qui c'è stato un gravissimo errore. Invece di far sfogare la crisi e predisporre alla crescita, si è preferito cercare di tutelare le grandi aziende esistenti, in particolare quelle petrolifere e quelle ad esse collegate. E così negli Usa si sono fatte leggi che hanno favorito le bolle speculative (tra il 1992 ed oggi se ne sono create almeno quattro enormi), mentre in Europa si è deciso di aggredire il potere d'acquisto delle fasce medio basse della società. In Italia per esempio c'è stata l'abolizione della scala mobile, la precarizzazione del lavoro (legge Treu, legge Biagi, fino alla attuale riforma Fornero), l'attacco alle pensioni (tra il 1992 e l'ultima riforma del governo Monti l'età pensionabile è aumentata di quasi 15 anni, mentre l'ammontare delle pensioni si è ridotto di quasi il 30%. Il tutto senza mai incidere sulle pensioni al di sopra dei 5000 euro al mese). Una situazione che è andata via via peggiorando; cosicchè, quando negli Usa è esplosa la bolla speculativa immobiliare e poco dopo quella dei mutui subprime, in Europa non c'erano "anticorpi" per bloccare il contagio. O meglio, c'erano solo in pochi Paesi: Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia. Tutti Paesi che hanno affrontato la crisi con tranquillità. E in tutti i casi si tratta di Paesi caratterizzati da un livello medio degli stipendi elevato e da un welfare diffuso e che copre tutti. Come si vede, è tutto consequenziale. Ma se uno non conosce la storia economica, come fa a capirlo? 
E' questo che manca alla maggior parte degli economisti oggi. E che manca a tutti coloro che si credono di poter discutere di economia dopo aver letto un paio di blog. 

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di Antonio Rispoli
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