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I salari in Italia si abbassano, e i partiti che fanno?


I salari in Italia si abbassano, e i partiti che fanno?
28/01/2013, 15:09

E' la notizia economica di oggi. E come tutte le notizie serie, viene messa tra le notizie in fondo a tutte le altre. la notizia è che nel 2012 i salari sono cesciuti in media dell'1,5%, contro una inflazone ufficiale doppia e una inflazione reale che è più che tripla. Questo vuol dire, passando a termini terra terra, che oggi in media le persone non possono comprare le stesse cose che compravano un anno fa. Neanche se eliminiamo l'aumento di tasse che c'è stato nel frattempo.
Ed è questo il punto fondamentale della nostra economia. Infatti sono quasi 30 anni che il potere di acquisto degli stipendi cala, lentamente ma inesorabilmente, anno dopo anno. Cioè da quando il governo Craxi cominciò a fiscalizzare (brutto termine per indicare che non veniva concesso) gli aumenti previsti secondo la scala mobile, in vigore allora. Aumenti che divennero sempre meno frequenti finchè il referendum abolì la legge. E da allora è stata una discesa senza fine, incrementata dopo il 2002, dato che il governo Berlusconi da una parte ha cancellato il fiscal drag, che costituiva comunque un palliativo; dall'altra al momento del cambio lira-euro incentivò i commercianti a speculare e ad alzare i prezzi, provocando una inflazione reale (al di là dei dati ufficiali dell'Istat) che in meno di due anni è arrivata vicino al 100%. L'insieme delle due cose (mancato adeguamento dei salari ed aumento dei prezzi) ha provocato una forte riduzione del potere di acquisto dei salari ed una progressiva riduzione della domanda interna. E questo è il fulcro della crisi italiana (e non solo italiana, dato che la dinamica, con poche differenze, è accaduta anche negli Usa, in Grecia e in Spagna): la mancanza di domanda impedisce alle aziende di vendere i propri prodotti, spingendole a licenziare o a sostituire lavoratori dipendenti a tempo indeterminato con lavoratori precari, riducendo ulteriormente la quantità di denaro disponibile e quindi la domanda interna. Il tutto in una spirale recessiva che non ha fine. 
E' questo il punto nodale eppure questo non è argomento della campagna elettorale. Adesso tutti i partiti stanno promettendo di ridurre l'IMU (compresi Pdl, Pd, Udc, Fli che hanno approvato la legge) e l'Irap, ma sono provvedimenti di corto respiro, mere illusioni per imbrogliare gli elettori. Invece nessuno si è concentrato su quest'altro aspetto, che è molto più importante. Perchè, se si aumentano in massa i salari, passati i primi due o tre mesi (la gente adesso ha paura e quindi userebbero inizialmente questi soldi per pagare i debiti o per impinguare le proprie riserve), la gente comincerebbe a comprare e quindi spingerebbe i negozi ad aumentare le scorte, le fabbriche a produrre di più, ecc. Cosa che si tradurrebbe in un aumento dell'occupazione. Naturalmente a condizione che non si tratti di lavoro precario, ma di lavori continuativi, a tempo indeterminato e a stipendio pieno. Ma è chiaro che non bastano 20 o 50 euro in più. Ed è chiaro che si tratta di qualcosa che riguarda i redditi bassi e medi. Per esempio, sentire Monti che parlava di una riduzione del'Imu, con una esenzione che passa da 200 a 400 euro è la dimostrazione di come si tratti di qualcosa fatta per i ricchiche così hanno lo sconto pieno di 400 euro. Ma tra gli zero e i 400 euro c'è oltre il 40% delle famiglie, che quindi godrano di una agevolazione ridotta (se uno deve pagare 300 euro, gli altri 100 euro non li riceve come bonus su altre tasse). E comunque parliamo di 10-15 euro al mese, una miseria. Io invece parlo di aumenti salariali nell'ordine dei 300 euro netti al mese. Questo è il genere di misura da adottare, se si vuole uscire rapidamente dalla crisi. Perchè poi è chiaro: con una simile misura, la domanda crescerebbe al punto che in 24 mesi al massimo ci troveremo ad un +2% annuo di crescita del Pil, che eviterà di dover imporre tasse per rispettare il fiscal compact. 

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di Antonio Rispoli
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