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I termovalorizzatori sono la soluzione indispensabile?


I termovalorizzatori sono la soluzione indispensabile?
19/11/2018, 15:55

In questi giorni si è aperta sui mass media e sui social network una discussione sui termovalorizzatori, su cui però vedo che c'è molta disinformazione. 

Tutto è cominciato col nostro Ministro dell'Interno Matteo Salvini che ha detto che vuole far costruire un termovalorizzatore in ciascuna delle cinque province della Campania. Scatenando così la reazione dei molti che non li vogliono (a cominciare dal Movimento 5 Stelle che è da sempre contrario e che adesso non può in alcun modo abbozzare) e il sostegno di chi invece è dalla parte della Lega. Ma nessuno affronta la questione tecnicamente: i termovalorizzatori sono veramente indispensabili? Ci sono alternative? E se sì, quali? 

Innanzitutto, è ovvio che la soluzione migliore è il riciclaggio. Così si ottengono due risultati: spariscono gran parte dei rifiuti e si può ridurre la necessità di materie prime. Prendiamo l'alluminio: riciclando quello che utilizziamo evitiamo o comunque riduciamo la necessità di scavare le montagne alla ricerca di bauxite (il minerale da cui si ricava l'alluminio) con tutto quello che di positivo si ottiene in minori polveri, minore inquinamento da gas serra (i macchinari per gli scavi sono sempre alimentati da motori diesel) e via elencando. Ma non tutto è riciclabile. E anche quello che è riciclabile, non sempre lo è all'infinito. Per esempio, vetro e alluminio sono riciclabili all'infinito: basta scaldarli finchè non diventano liquidi e dare loro una forma. Ma, per fare un altro esempio, la plastica non lo è. E' riciclabile un numero finito di volte (quante dipende dal tipo di plastica), dopo di che le catene di carbonio che formano l'ossatura della plastica dal punto di vista chimico sono talmente frazionate che non sono più in grado di formare un materiale valido. Oltre a questo, ci sono materiali che comunque non sono riciclabili, neanche una volta. Cosa fare di questo materiale? 

E' chiaro che le alternative non sono molte. O li si seppellisce o li si brucia. Ed è da qui che nascono inceneritori e termovalorizzatori. Una parentesi: c'è molta confusione sui due termini. Sono la stessa cosa o sono due cose diverse? In realtà sono la stessa cosa. L'unica differenza è che il termovalorizzatore unisce un inceneritore ad una centrale termica (cioè il calore dei rifiuti bruciati scalda l'acqua fino a renderla gas. Poichè l'acqua circola in un tubo ad alta velocità, quando si trasforma in gas va a sbattere contro una turbina che gira e produce elettricità), permettendo di recuperare una parte dei soldi spesi. Ma ricordiamo anche che il termovalorizzatore funziona "in perdita", dal punto di vista energetico. Cioè per far bruciare la spazzatura si usa una fiamma alimentata a gasolio o a gas; e la temperatura che la spazzatura raggiunge bruciando è inferiore a quella che si otterrebbe bruciando solo il carburante. Quindi non è una centrale termoelettrica che usa la spazzatura, è un inceneritore di cui viene recuperata una parte della spesa. Per questo di solito i termovalorizzatori sono costruiti dal pubblico o con finanziamenti pubblici; e per lo stesso motivo spesso lo Stato dà contributi anche per coprire i costi di esercizio. 

Il problema è che bruciare spazzatura inquina. Una volta, il problema era la diossina, provocata soprattutto dall'incendio della plastica. Oggi questo è un problema facilmente risolvibile, ma se ne sono scoperti altre: le nanoparticelle. Si tratta di particelle microscopiche, delle dimensione di qualche milionesimo di millimetro (sui giornali vengono chiamate pm10, pm0,1, ecc.), che però si sospetta possano procurare tumori se inalate. Per impedire che queste particelle vengano rilasciate in aria esistono dei sistemi particolari, come creare ciminiere che percorrono un tratto sotterraneo per far sì che le nanoparticelle si depositino sulla superficie orizzontale e restino lì. Ma sono tutti sistemi che richiedono una progettazione accurata e una ancora più accurata manutenzione. E qui sorge il problema. Siamo sicuri che in Italia tale manutenzione accurata si possa fare? Non parlo di tecnologia, dove non abbiamo nulla da invidiare; ma di volontà. Parliamoci chiaro: basta guardarsi intorno. Quante sono le società inquinanti che provvedono regolarmente alla manutenzione secondo la legge e secondo i migliori standard tecnologici? Se dico il 10%, pecco di ottimismo. 

Oltre a questo c'è la quantità dei rifiuti da trattare. Nei Paesi del Nord Europa, che spesso vengono presi ad esempio, c'è la raccolta differenziata che supera senza problemi l'80%, anche nelle città più grandi. In Italia l'80% si raggiunge nei piccoli comuni e qualche volta in quelli di medie dimensioni, ma nelle grandi città è grasso che cola quando si arriva al 50%. Napoli per esempio è al 38%, Roma sotto il 30%. Questo significa migliaia di tonnellate al giorno di rifiuti da bruciare. Per questo alle volte le città italiane esportano spazzatura: all'estero producono troppa poca spazzatura per far funzionare i termovalorizzatori. In Italia invece se ne produce troppa. E' per questo che negli ultimi anni l'Italia si è beccata una serie di sentenze di condanna sui rifiuti da parte dell'Europa. Perchè non si è mai riusciti a creare un ciclo di riciclo-incenerimento seriamente accettabile. 

Oltre a questo c'è il discorso delle ecomafie, argomento da non sottovalutare. La mafia trova molto comodo bruciare cumuli di rifiuti oppure creare discariche abusive dove sversare quelli delle aziende del nord Italia, perchè è un settore molto redditizio e con pochissimi rischi. In più può contare sul silenzio degli imprenditori criminali, che spesso hanno complicità nelle forze dell'ordine, il che consente di dare ai mafiosi le direttive giuste per evitare controlli. Cos'altro manca? Lo stato di necessità economica dei dipendenti delle aziende coinvolte che sanno che devono stare zitti se non vogliono perdere il posto di lavoro? C'è anche quello. E quindi alla fine le ecomafie si ingrassano. E quando tutto manca, arriva un decreto del governo (come il "decreto Genova") che autorizza un maggiore sversamento di inquinanti nei campi. Come si vede, non manca nulla. 

In teoria, sarebbe possibile sistemare tutto. Per esempio costruire termovalorizzatori che rispettino tutte le norme e che facciano uscire dalle ciminiere solo vapore acqueo. Insieme a quello organizzare un sistema di raccolta differenziata che assicuri anche in Italia il raggiungimento di un 80% del riciclo. E magari fare leggi che permettano di migliorare il cosiddetto packaging, cioè l'impacchettamento dei beni che compriamo. Basta riflettere sul fatto che quasi sempre, quando compriamo qualcosa, lo scatolo è molto più grande del contenuto. Una chiavetta USB, che ha le dimensioni di un dito, io la trovo di solito in confezioni che sono grandi quanto la mia mano. Un cellulare si trova in una scatola grande quasi quanto l'avambraccio di un individuo. Sono sovradimensionati; e anche questo è un problema da risolvere per migliorare l'eliminazione dei rifiuti. 

Ma si faranno queste cose? Non è impossibile. Io ho l'esempio del comune in cui vivo. Quando ci fu l'emergenza rifiuti in Campania, agli inizi degli anni 2000, il mio era uno dei pochi comuni dove non c'era spazzatura nelle strade. Poi il sindaco decise di passare alla raccolta differenziata, in pochi giorni: diffuse volantini che spiegavano come dividere il riciclabile dal resto, distribuì casa per casa i sacchetti multicolore (carta, umido, indifferenziato, plastica) e iniziò la raccolta porta a porta. Io, come cittadino, dove solo portare fuori dal palazzo, nei giorni previsti dal calendario, il sacchetto corrispondente. E puntualmente quel sacchetto viene recuperato. Solo i vestiti e il vetro sono da conferire in contenitori disposti ovunque in città (da casa mia nel raggio di 100 metri ce ne sono ben quattro). Così in pochi mesi siamo passati da un riciclo bassissimo a una quota vicina all'80%. Certo, l'imbecille che si ritiene più furbo degli altri e deposita il sacchetto nel giorno sbagliato c'è sempre. Ma sono sempre di meno, dopo le multe che vengono comminate. E comunque i risultati sono buoni. Lo stesso si può fare anche nelle grandi città. Magari laddove in un comune di 80 mila abitanti ci sono voluti 6 mesi, in una città di 2 milioni di abitanti ci possono volere un anno o due, ma è fattibile. 

Ma ci vuole capacità e volontà politica. Merce rara tra i politici italiani, che invece preferiscono stringere accordi leciti e meno leciti con le aziende, per mantenere il loro potere sia all'interno dei partiti che al di fuori; nonchè per mantenere e aumentare i propri consensi elettorali. E in quanto a capacità, basta dare un'occhiata alla realtà che ci circonda. Dove sta un politico capace? Se qualcuno lo trova, è pregato di mettergli un enorme cartello indicatore in testa. Oh, certo, qualcuno come sindaco si trova ancora, ma anche quelli sono sempre più rari. A livello nazionale invece sono scomparsi. Mi è capitato di sentire uno in TV dire: "Un politico sceglie sempre come successore uno meno capace; e quella è chiamata continuità". Beh, noi siamo in continuità politica da troppo tempo, evidentemente, visto il bassissimo livello dei nostri politici. 

Quindi il problema rifiuti resta. Con tutto quello che ne consegue. E tornando a Salvini, costruire quattro termovalorizzatori (in Campania c'è già quello di Acerra) è un qualcosa che lo interessa da vicino. Infatti, la società che probabilmente li costruirebbe sarebbe la A2A di Brescia, società che vede tra gli azionisti - a quanto ho letto - un certo Matteo Salvini. E non è un caso di omonimia. Quindi è chiaro che c'è un interesse che va oltre i doveri di un Ministro. Sui dettagli di quello che dovrebbero fare i vari comuni, poi si può discutere. Io non conosco la situazione di ogni singolo comune della Campania, e quindi non mi sogno di dare consigli. Salvo un discorso generico: creare un sistema di raccolta differenziata è nelle corde di qualunque sindaco. E' persino roba che può essere delegata ad un paio di tecnici, una volta date le istruzioni generali. Quindi, qualunque sindaco non riesca ad organizzare una raccolta differenziata efficiente e valida, può dare la colpa solo a se stesso.

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di Antonio Rispoli
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