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Il blocco della prescrizione proposto da M5S: allungherà i processi?


Il blocco della prescrizione proposto da M5S: allungherà i processi?
05/11/2018, 15:52

"Una bomba atomica", l'ha definito l'avvocato Giulia Bongiorno, Ministro della Pubblica Amministrazione. Un po' esagerata come reazione, per una legge che propone di bloccare lo scorrere della prescrizione dopo la condanna di primo grado. E le associazioni di avvocati si sono espresse in maniera similare. Ma è veramente così dannoso come provvedimento? 

Innanzitutto, spieghiamo cosa è la prescrizione. Non è una forma di assoluzione, come dicono molti giornali. Anzi, è l'esatto opposto. Semplificando molto, è come se il giudice dicesse all'imputato: "Senta, in base alle prove che ho qui, lei è colpevole. Ma poichè è finito il tempo che la legge mi concede per una sentenza, il processo muore qui". Quindi è un caso in cui il colpevole la sfanga. Infatti, è prevista anche la rinuncia alla prescrizione: chi è convinto di essere innocente e vuole che sia riconosciuto, rinuncia alla prescrizione e il processo va avanti fino a sentenza. Ed è capitato molte volte. Ricordo due processi in cui questo avvenne: uno era un medico accusato di malasanità perchè un paziente era morto; condannato in primo grado, rinunciò alla prescrizione e venne assolto in appello. Un altro era un dirigente pubblico, accusato di aver rischiato di provocare una catastrofe; rinunciò alla prescrizione in primo grado e venne assolto. 

La durata della prescrizione nel processo penale dipende dal reato. Infatti coincide con la durata massima delle pena prevista per quel reato. Il furto, punito con una pena da 6 mesi a 5 anni, ha una prescrizione di 5 anni. Unica eccezione l'omicidio o la riduzione in schiavitù, che non hanno prescrizione. Tuttavia, ci sono una serie di cause che fanno ripartire da zero la prescrizione, come per esempio il rinvio a giudizio. In questo caso però la prescrizione totale (cioè partendo dal momento del fatto) è pari alla prescrizione più un quarto. Tornando all'esempio appena fatto, se io faccio un furto il primo gennaio del 2019, la prescrizione scatta il primo gennaio del 2024. Se però il 20 ottobre 2021 io vengo rinviato a giudizio, la prescrizione scade il primo aprile del 2025, cioè 6 anni e 3 mesi dopo il furto. 

Questo limite massimo è l'arma in più degli imputati colpevoli. Infatti, gli avvocati trovano ogni scusa per rinviare i processi e allungare i tempi, in modo da arrivare a questo limite massimo che non può essere spostato. Questo li porta a chiedere rinvii su rinvii, con le scuse più diverse: impegni professionali, testimoni che stranamente rimangono a casa e non si presentano e a cui l'avvocato non è disposto a rinunciare o a spostarne l'esame, certificati medici, ecc. Tutto fa brodo per rinviare e allungare i tempi. 

Cosa propone l'emendamento di M5S? Di cancellare la prescrizione alla fine del processo di primo grado. Questo significa - sempre nell'esempio che ho fatto prima - che i 6 anni e 3 mesi non devono coprire tutti i tre gradi di giudizio, ma solo il primo. Poichè secondo e terzo grado occupano metà e oltre del tempo di prescrizione, il vantaggio è indubbio. Ma secondo la Bongiorno e gli avvocati, questo significa che i processi dureranno in eterno, perchè giudici e Pubblici Ministeri non avranno interesse a concludere i processi. E' vero? Beh, innanzitutto diciamolo chiaramente: per gli avvocati una norma del genere è micidiale. Metà dei loro clienti (quelli col portafoglio imbottito e che pagano bene) che adesso se la caverebbero con la prescrizione, con questa norma sarebbero condannati. Il che significa un bel danno economico per loro. E quindi le loro critiche sono quanto meno interessate. Il che già le indebolisce. 

Ma al di là dell'interesse, c'è qualcosa di vero? E' chiaro che non si può prevedere il futuro. Tuttavia si può ragionare per analogia: se in una situazione simile succede questo, allora è probabile che succederà anche nell'altra situazione simile. E c'è una situazione dove la prescrizione non conta? Sì, vi ho accennato prima. I processi per omicidio volontario. Ho assistito ad almeno una decina di processi di questo genere per motivi di lavoro. Ed erano sempre piuttosto veloci, con gli avvocati molto disponibili a rinunciare ai testimoni assenti se superflui e quasi mai intenzionati a chiedere i rinvii. Addirittura un avvocato, durante una settimana di sciopero della categoria, fu disponibile a fare udienze tutti i giorni di quella settimana, rinunciando ai termini di avviso per i testimoni. Ok, mi si può obiettare che una decina di processi o anche una ventina o una c9inquantina non sono un campione attendibile. Verissimo. E me ne rendo conto. Tuttavia, è chiaro che se ci sono scarse o nessuna possibilità di arrivare alla prescrizione, perchè l'avvocato dovrebbe perdere tempo? 

Ma in Tribunale non ci sono solo gli avvocati, ci sono anche Pm e giudici. I quali però non hanno nessun interesse a tirare i processi per le lunghe. Perchè il lavoro del Pm prevede un esame continuo sui fascicoli che non sono ancora chiusi. Potrebbe sempre esserci una novità che cambi la prospettiva da cui si guardano le prove oppure una nuova analisi che confuti le analisi fatte in precedenza con altri sistemi. Quindi il Pm non ha nessuna voglia di tenere un fascicolo che gli balla davanti agli occhi in eterno. E lo stesso il giudice, che non vede l'ora di togliersi da davanti agli occhi i fascicoli. E poichè più tempo passa, più fascicoli si accumulano, è difficile immaginare un giudice che rinvia senza motivo. Senza contare che si possono sempre stabilire sanzioni se i rinvii sono immotivati oppure eccessivamente lunghi. 

Quindi, anche se non vi è certezza, appare probabile che questa norma finisca col ridurre i tempi dei processi, non con l'allungarli. Anche perchè come ho detto il grosso dell'attesa c'è in secondo e terzo grado. E questo a causa della struttura piramidale della giustizia in Italia. Infatti, se i Tribunali di primo grado sono uno per provincia (con ulteriori Tribunali nelle province più grandi), quelli di secondo grado sono uno per regione (con l'eccezione di Campania e Lombardia che ne hanno due, a causa delle loro dimensioni, della popolazione e del numero di reati commessi). E di Corte di Cassazione ce n'è una sola, a Roma. Poichè non c'è nessun filtro che blocchi la possibilità di un ricorso, salvo il portafoglio dell'imputato, ecco che i Tribunali di secondo e terzo grado sono perennemente sovraccarichi di lavoro. Sicchè può succedere che un processo si prescriva in appello o in Cassazione perchè materialmente non si accorgono che quel fascicolo esiste. Certo, non dovrebbe succedere; ma l'errore umano non si potrà mai cancellare. 

Il problema è più di fondo. Cioè la struttura della giustizia è tenuta volutamente in condizioni di scarsa efficienza. Nella mia vita, ho avuto modo di girare tanti tribunali: Verona, Padova, Mestre, Bassano del Grappa, Adria, Brescia, Bergamo, Milano, Cremona, Rovereto, Bologna, e giù, giù fino a Nocera Inferiore. E ho potuto notare come quasi ovunque ci sia scarsità di tutto: giudici, Pubblici Ministeri, personale di cancellerie, spesso persino le aule sono insufficienti. E questa è una diretta responsabilità del governo. Anzi, dei governi, perchè le cose non cambiano col cambio dei governi. Per non parlare di quelli che sono i supporti tecnologici. Confesso che le mie informazioni sono vecchie, perchè non vado in Tribunale da 10 anni, ma c'è un validissimo sussidio per velocizzare i processi: la stenotipia. Si tratta di un sistema costoso (bisogna rivolgersi a società private esterne) ma consente di ridurre i tempi di un processo ad un terzo o anche meno. E più un processo è lungo, più la stenotipia riduce i tempi. 

Perchè senza stenotipia si agisce così. Viene chiamato il testimone e si inizia a fargli qualche domanda. Poi il giudice ferma tutto e detta il riassunto al cancelliere; eventualmente con le correzioni richieste dal Pm e dall'avvocato. Poi si ricomincia: qualche altra domanda e nuovo stop. E così via. Quindi la perdita di tempo è notevole ma necessaria: il cancelliere deve avere il tempo di scrivere quello che viene detto, è il notaio del processo. Con la stenotipia invece si procede dritto: si fanno le domande, il teste risponde; quando ha finito saluta e se ne va. Lo stenotipista sul momento scrive una bozza (raramente uno riesce a scrivere tutto) dell'esame; poi ascolta la registrazione e aggiunge le parti che mancano. Nel giro di un giorno o due magistrati e avvocati hanno un resoconto parola per parola di quello che è stato detto. Come si vede è più semplice. Ma come ho detto, costa, le aziende di stenotipia costano. E servono stanziamenti da parte dello Stato, stanziamenti che non ci sono.

E lo stesso col personale. Servono continui bandi di assunzione per i magistrati, dato che ognuno dopo aver superato il bando deve fare per due anni l'uditore giudiziario (una specie di praticantato fatto con giudici e con i Pm, partecipando alle loro camere di consiglio e allo studio del fascicoli) prima di poter indossare la toga. Poichè nel frattempo altri raggiungono l'età della pensione, si crea un ciclo continuo. Per il personale di cancelleria è più facile: l'addestramento può essere fatto mentre lavorano. E' chiaro che all'inizio l'efficienza sarà ridotta, rispetto ad un lavoratore esperto; ma in breve ognuno si mette al passo con gli altri. Ma anche qui servono soldi: una udienza può durare anche otto ore. Ma il cancelliere non può stare otto ore in aula, senza fare straordinari, perchè ha anche del lavoro prima e dopo l'udienza. Ma se lo Stato non paga gli straordinari o li paga con anni di ritardo, ecco che ci sono scioperi bianchi, proteste o udienze di durata ridotta.

Come si vede, il problema non è la prescrizione, o di quando finisce. Il problema è l'organizzazione. Una organizzazione che deve essere sostenuta da finanziamenti, per funzionare. Poi è inutile che si dica che i giudici non lavorano. La gente non ha idea di quale sia il carico di lavoro di un giudice o di un Pm. Non hanno mai sentito un Pm in aula che è costretto a scusarsi per dare istruzioni ad un ufficiale di Pg di prendere il suo posto nell'ispezionare la scena di un crimine, perchè è di turno sia in aula che in ufficio. O non hanno mai visto un giudice che dopo una giornata di lavoro esce dal Tribunale con alcuni fascicoli perchè resterà alzato a casa fino ad ora tarda per scrivere le motivazioni delle sentenze. C'è un dato molto vecchio, ma che mi rimane in testa. Partecipai ad una delle udienze per la frana di Sarno, avvenuta nel 1998 e che costò oltre 150 morti. Quel giudice lavorava come giudice monocratico (cioè per i reati che prevedono una pena massima di 10 anni) per tre giorni alla settimana e come giudice collegiale (per i reati più gravi) per gli altri due. Solo come giudice monocratico quel giudice aveva oltre 3200 processi aperti, cioè già assegnati a lui e in via di discussione. Ripeto, oltre 3200. Se avesse voluto fare 20 processi al giorno, ammesso (ed è una premessa falsa) che ogni processo si chiuda in una udienza, ha bisogno di oltre 50 settimane per farli tutti. Cioè di un anno. E' chiaro che la situazione diventa rapidamente insostenibile. Anche perchè dove trova il tempo per scrivere le motivazioni delle sentenze? 

Questa è la realtà della giustizia italiana. E sono questi i problemi di affrontare. Ma se li risolvono poi finisce che i magistrati cominciano ad interessarsi più seriamente dei politici che violano la legge. E per gli avvocati (che costituiscono una buona fetta dei parlamentari) sarebbe una mazzata per le proprie tasche e per la propria reputazione. Ecco due importanti motivi che bloccano qualsiasi miglioramento della situazione. Il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado? Non è una bomba atomica e può servire, ma di certo non è risolutivo...

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di Antonio Rispoli
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