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Il caso Aldrovandi mostra il marcio che c'è nella Polizia


Il caso Aldrovandi mostra il marcio che c'è nella Polizia
30/03/2013, 15:39

In questi giorni a Ferrara c'è stata la Polizia che ha manifestato contro la mamma di un ragazzo ucciso da quattro poliziotti. Certo, si potrà obiettare che erano poche decine i poliziotti del Coisp che sono andati sotto le finestre di Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi (ma quanti ce ne sono a Ferrara? ndr); che tutto sommato i quattro poliziotti colpevoli dell'omicidio sono stati condannati; che le reazioni negative sono state praticamente unanimi. 
Ma dire questo significa essere superficiali, come minimo. Innanzitutto perchè la condanna è stata all'acqua di rose. Tralasciamo le motivazioni giuridiche della sentenza, che da sole richiederebbero un editoriale a parte, perchè sono decisamente assurde. Roba che se le scrivesse uno studente di giurisprudenza in una tesi, il professore lo boccerebbe seduta syante. Ma richiede una lunga trattazione tecnica. Quello che salta all'occhio sono due dati oggettivi: i due manganelli rotti in quella azione, che dimostra cjhe almeno due colpi di estrema violenza sono stati inferti ad Aldrovandi; e il primo certificato di morte, che certificava una morte naturale. Un certificato medico evidentemente falso (poi ciascuno discuterà se per malafede, superficialità o incapacità del medico che l'ha firmato) per cui nessuno è stato condannato. E anche dopo è stato stabilito che l'unica colpa dei poliziotti è stata di non essersi accorti che, con le mani ammanettate dietro la schiena, Aldrovandi non riusciva a respirare; e questa è stata la causa della morte. E' chiasro che come ricostruzione è risibile. 
Ancora peggio è stato il comportamento dei quattro poliziotti contro la signora Moretti. L'hanno insultata, diffamata e querelata (proprio di recente la querela è stata archiviata); ed ora vanno a manifestare sotto le sue finestre. Se le stesse cose le facesse un privato cittadino, una denuncia di stalking non gliela toglierebbe nessuno. Ma sono poliziotti, quindi nessun Pm prenderà una iniziativa in tal senso. 
E qui arriviamo al punto cruciale. I poliziotti non sono dipendenti pubblici come gli altri. Per la loro posizione essi devono attenersi alle leggi più degli altri; non devono solo farle rispettarle, ma devono essere un modello di esempio. E invece cosa vediamo? Quattro di loro che uccidono un ragazzo e altre decine che sostengono i poliziotti che hanno commesso un reato, ma non i parenti delle vittime. E' questo che loro hanno giurato, nel momento in cui hanno indossato la divisa? Devono proteggere il cittadino oppure difendere i loro colleghi che hanno commesso un reato? 
I poliziotti, oltre all'obbligo legale, hanno (o dovrebbero avere) un fortissimo obbligo morale a denunciare chiunque commetta crimini. A cominciare dai propri ciolleghi. Ma nessun poliziotto ha mai denunciato un collega. Anche quando indagano su un'altra persona delle forze dell'ordine, lo fanno solo perchè c'è un Pm che lo ordina, non perchè è il loro dovere. Al contrario di quello che dovrebbero fare, molti poliziotti ritengono che in nome di un maluinteso "spirito di corpo", se uno di loro commette un reato, non è grave. Basta che non sia eclatante o che sia stato commesso eseguendo l'ordine di un superiore. 
E invece un reato commesso da un poliziotto nell'esercizio del suo lavoro è sempre più grave del medesimo reato commesso da un'altra persona. Per esempio, nel caso di un marito che picchi la moglie, c'è un reato; ma un poliziotto che picchi gratuitamente un manifestante, solo perchè ha ricevuto l'ordine da un superiore, commette un reato 10 volte più grave. Ed è di pari gravità quello che commette il collega che non lo denuncia. Perchè il poliziotto non indossa una divisa per obbedire agli ordini di un'altra persona, ma per far rispettare la legge. 
Purtroppo l'insieme di diversi fattori fa sì che siano ben pochi i poliziotti che fanno questo. Quali sono questi fattori? Innanzitutto lo scarsissimo senso civico che caratterizza la stragrande maggioranza degli italiani, che spinge parecchia gente a fare di tutto per aggirare le leggi. Chi non ha chiesto all'amico vigile di cancellare la multapresa, o si è rivolto al parente in Comune per avere qualche aiuto per aggirare qualche legge? Oppure, salendo per la scala del potere, chi non ha chiamato l'amico sindaco o assessore per farsi fare un appalto su misura? E così via. Ma queste cose, che per molti sono bazzecole, quando arriviamo ad un poliziotto possono diventare una vera e propria licenza ad uccidere impunemente. Riflettiamoci un attimo. Nel caso Aldrovandi, la vicenda era chiusa: c'era un verbale della Polizia che diceva che il giovane si era sentito male ed era morto; un certificato medico che diceva che la morte era per cause naturali. Quindi discorso chiuso. Ad aprire il processo è stata la testardaggine e l'ostinazione della madre, che ha continuato incessantemente a richiamare l'attenzione della gente sulla vicenda, finchè a qualche magistrato non è venuto qualche sospetto. Ma se non fosse stato così o se i magistrati avessero ignorato il tutto, quei quattro poliziotti non sarebbero mai stati processati. 
Per inciso, qui c'è un altro discorso puramente legislativo, ma che va spiegato. Se un poliziotto decide di compiere un reato e di camuffare il tutto, non ha che da scrivere il falso nella relazione di servizio. A quel punto, il verbale è un atto pubblico e quindi, legge alla mano, è un documento che ha valore di prova fino a querela di falso. Mentre la vittima del reato ha solo la propria parola a difesa, che non ha valore legale. Mi spiego con un esempio. Diciamo che io litigo col mi o vicino di casa, arrivando alle mani. In questi casi solitamente si finisce in una denuncia reciproca, Poi sarà il giudice che stabilirà se e chi ha ragione, a seconda di quanto saranno convincenti. Ma è comunque la parola dell'uno contro quella dell'altro. Adesso supponiamo che un poliziotto decida (magari solo perchè ha la giornata storta) un'altra persona. In questo caso se il poliziotto denuncia, avrà sicuramente ragione, perchè non c'è la sua testimonianza contro la testimonianza dell'altro, ma un verbale, quindi un atto pubblico. Che, per non essere considerato, bisogna dimostrare che sia falso. Ma ovviamente, se l'alterco è stato tra duie persone, come si dimostra che un verbale sia falso? Impossibile. E anche se ci sono testimoni, rischiano l'incriminazione per falsa testimonianza, se dicono il contrario di quello che c'è scritto nel verbale. Una situazione di cui qualsiasi poliziotto delinquente può approfittare. 
Tornando alla questione principale, c'è poi il problema, naturale ed istintivo per l'essere umano, di abusare del proprio potyere. Non importa quanto grande o piccolo sia, la tendenza è ad abusarne. 300 anni fa, il Marchese De Sade scriveva: "Stolto è colui che ha un potere e non ne abusa". Una frase che faceva dire ad un immaginario Ministro francese che nel suo libro si dilettava a stuprare, torturare ed uccidere ragazzine dagli 8-10 anni in su. E' chiaro che i poliziotti non arrivano a tanto, ma resta il problema dell'abuso. 
Poi c'è il problema a cui accennavo prima, dello spirito di corpo. Che in una organizzazione militare o di polizia è importantissimo; ma che, se serve a coprire un reato, diventà omertà. Come quella dei mafiosi. E solo di omertà si può parlare in taluni casi, come quello del G8 di Genova del 2001. Altro caso dove il concetto di spirito di corpo è stato molto malinteso e dove i poliziotti criminali non sono stati solo quelli che hanno picchiato gratuitamente i manifestanti o che hanno torturato gli arrestati nel carcere di Bolzaneto. Infatti, dopo i fatti, nessuno dei poliziotti ha testimoniato su chi avesse dato gli ordini e quali fossero gli ordini dati. Nessuno ha testimoniato per esempio su chi avesse dato gli ordini per mettere le false molotov nella scuola Diaz. E così via. Chiaramente, non si può sapere chi sappia e chi no; ma è mai possibile che su migliaia di poliziotti presenti a Genova nessuno sapesse cosa stesse succedendo? Appare improbabile. 
Insomma, non è sbagliato dire che il corpo intero di Polizia è marcio. Questo non vuol dire che sono tutti degli assassini, ma che se sommiamo quelli che commettono reati e soprattutto quelli che lo sanno e non lo denunciano, arriviamo a percentuali rilevanti. E' chiaro, mai al 100%, perchè ci sono poliziotti integerrimi che fanno il proprio lavoro. Ma io, se vengo rapinato e chiamo il 113, chi mi trovo di fronte? Un poliziotto onesto ed integerrimo, uno che è disposto a chiudere gli occhi se il collega prende l'anello d'oro e diamanti di mia moglie oppure un assassino? Io posso stare col patema d'animo? 
Immagino la risposta cretina che darà qualcuno: "Allora chiama i Carabinieri". Ma lo stesso discorso si può fare per i Carabinieri o per i finanzieri o per i Vigili Urbani. Sono tutti corpi i cui componenti devono avere un comportamento integerrimo, devono difendere i cittadini e rispettare la legge, senza se e senza ma. E nel concetto di "rispettare la legge" non c'è il commettere reati per ordine di un superiore. La domanda è: quanti di loro lo fanno veramente? Il 50%? Il 70%? Se fosse anche il 90%, un 10% di persone in divisa disposta a violare la legge o a chiudere gli occhi sulle violazioni fatte dai colleghi, è comunque troppo. 
Quindi l'episodio dovrebbe far capire ai vertici della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che è ora di dare una bella stretta a certi comportamenti; di avere tolleranza zero verso chi viola la legge e verso chi li copre; e soprattutto di sanzionare adeguatamente chi sbaglia. E in questo senso, i 6 mesi di sospensione inferti ai quattro poliziotti che hanno ucciso Aldrovandi non sono un buon viatico. 
Immaginiamo che il signor Mario Rossi (ignoro se a Ferrara ci siano persone con questo nome, se ci sono assicurto che non voglio portare jella a nessuno) di Ferrara a fine 2014 viene rapinato e quindi chiama la Polizia per denunciare il fatto. E si trova davanti due dei quattro poliziotti che hanno ucciso Aldrovandi. Secondo voi come si sentirà? Tranquillo e collaborante, come dovrebbe essere per qualunque cittadino con la coscienza a posto? Oppure spaventato dal rischio che lo picchino a morte? 

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di Antonio Rispoli
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