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Il colpo di Stato in Bolivia? E' un Venezuela riuscito bene


Il colpo di Stato in Bolivia? E' un Venezuela riuscito bene
20/11/2019, 15:30

Ormai, è una settimana che in Bolivia è stato concluso il colpo di Stato con cui il legittimo presidente - regolarmente eletto due settimane fa, col 47% dei voti - Evo Morales è stato costretto a scappare in Messico e al suo posto si è autoproclamata presidente Jeanine Anez. Una autoproclamazione priva di qualsiasi fondamento legale: non c'era neanche la maggioranza del Parlamento che è prevista dalla Costituzione per dare una sorta di approvazione alla nomina...

Ma ripercorriamo cosa è successo. Innanzitutto parliamo della campagna elettorale. Qui in Italia non se ne è parlato, ma già c'erano state violenze da parte dei sostenitori di Carlos Mesa, l'avversario principale di Morales. Violenze motivate dal fatto che il rpesidente uscente non poteva ricandidarsi. La questione è vecchia ed in realtà è falsa. Morales, durante il primo mandato, fece approvare dal Parlamento una modifica della Costituzione che estendeva da 1 a 2 i mandati per il presidente. Con la specificazione che la regola non valeva per il suo mandato perchè era stato eletto con la vecchia Costituzione (e nessuno protesti, perchè qui in Italia abbiamo fatto lo stesso. La regola che un governatore di Regione non può fare più di due mandati è stata infranta da Formigoni e da altri perchè hanno sostenuto che loro erano stati eletti con le vecchie leggi). Regolarmente rieletto nel nel 2009 e nel 2014, Morales organizzò nel 2016 un referendum, in cui chiedeva ai cittadini una deroga per poter esercitare un terzo mandato. Il referendum lo perse, sia pure di misura. Ma poichè c'erano stati brogli, l'Alta Corte boliviana gli permise di presentarsi alle elezioni del 2019 . 

Per questo c'erano state manifestazioni, sfociate quasi sempre in violenze di vario tipo, che accusavano Morales di essere un presidente illegittimo. Ma la Polizia aveva apparentemente tenuto tutto sotto controllo. Circa un mese fa ci sono state le elezioni, che hanno visto, come dicevo, la vittoria di Morales, con il 47% dei voti contro il 35% del suo avversario Mesa. Secondo la legge elettorale della Bolivia, si veniva eletti presidente al primo turno se si raggiungeva il 50% più uno dei voti, oppure se si superava il 40% ma con un vantaggio di almeno 10 punti sull'avversario. E si era verificato il secondo caso: Morales 47% contro il 35% di Mesa. Morales eletto. Giusto? E invece no, perchè i sostenitori di Mesa cominciarono ad attaccare i seggi elettorali e gli uffici di controllo del voto, al fine di bloccare le procedure di certificazione del voto stesso. Attacchi a cui la Polizia non rispose. Si limitava a guardare e a salvare le persone negli edifici. 

Finchè questi attacchi non si sono spostati sul Presidente: gruppi di facinorosi hanno cercato di entrare nell'abitazione che lo Stato mette a disposizione del Presidente e polizia ed esercito non hanno fatto nulla per impedirlo. Si sono limitati a minacciare Morales di andarsene dal Paese e di non tornare più, altrimenti avrebbero ucciso lui e tutti i familiari. Per questo Morales è scappato in Messico. A quel punto c'era campo libero: uno dei vicepresidenti del Senato, Jeanine Anez, che fa parte di un partito di estrema destra notoriamente finanziato dagli Usa, si è autoproclamata Presidente. Una cosa illegittima, perchè ci voleva una maggioranza qualificata al Senato per dichiarare valide le dimissioni di Morales e vacante il seggio presidenziale. Ma la Anez non si è soffermata sulle inezie tipo il rispetto della Costituzione ed è andata avanti. 

E sono state interessanti le prime due cose che ha fatto come presidente. Ha fatto una conferenza stampa dove si è presentata con una Bibbia formato gigante, per giurare su di essa. E ha firmato un decreto presidenziale con cui esonera da ogni responsabilità penale i soldati dell'esercito e della Polizia. Tradotto, d'ora in poi un poliziotto o un soldato può uccidere, stuprare, torturare e fare quello che vuole. Non ne risponde davanti alla legge. E' chiaro che queste cose avvengono solo nei regimi dittatoriali. E a tutti gli effetti, adesso la Bolivia è un regime dittatoriale. Il fatto che chi dà gli ordini si faccia chiamare "Presidente" e non "generale" non cambia la sostanza delle cose. Ma è evidente, a chiunque sappia qualche cosa della Bolivia, che la Anez in realtà non comanda nulla. Lei è solo la facciata; ed è stata scelta una donna perchè a livello internazionale è più accettabile di un uomo. 

Per quanto riguarda la Bibbia, bisogna prima spiegare una cosa. La Bolivia è divisa etnicamente in maniera abbastanza netta: da una parte ci sono i bianchi, una minoranza come popolazione, ma sono anche quelli ricchi; dall'altra gli indios, di solito poveri e trattati come schiavi o peggio dai bianchi. Con l'elezione di Morales, che è discendente degli indios, i bianchi hanno perso potere in molti campi. Tra cui quello religioso: la Bolivia è passato dall'essere uno Stato cristiano, come veniva definito in Costituzione, ad uno Stato laico. Perchè con Morales non c'erano religioni privilegiate: ogni religione aveva lo stesso valore delle altre davanti allo Stato. Quindi, il fatto che la Anez abbia fatto vedere quella Bibbia è un altro modo per sconfessare l'operato di Morales. Non solo in termini politici, ma in termini sociali. 

Qualcuno potrebbe dire: "Va bene, ma a che scopo è stato fatto tutto questo?". Dopo tutto, la Bolivia è un Paese povero, quindi cosa ci guadagnano? La risposta è: litio. Sì, quella sostanza che dà il nome alle batterie dei nostri cellulari ("batterie al litio, l'avete mai sentito?). E naturalmente non serve solo a quello, ma negli ultimi anni la richiesta di litio è enormemente salita. Morales stava per concludere un accordo con una società tedesca per creare una joint venture tedesco-boliviana per estrarre questa sostanza, di cui la Bolivia è potenzialmente uno dei primi produttori del mondo. L'accordo era quasi raggiunto e prevedeva un investimento tedesco per 1,3 miliardi di dollari. All'ultimo momento però il presidente ha fatto retromarcia, pretendendo maggiori garanzie per i lavoratori, sul fronte del numero, del salario per ognuno di loro e della sicurezza sul lavoro. Dopo il colpo di Stato, invece, la Anez ha contattato una società statunitense, offrendo loro la possibilità - per ora - di fare esami per verificare l'estensione del giacimento. Segno evidente che nelle sue intenzioni il litio non verrà messo sul mercato, ma andrà ad arricchire gli Usa. 

Questi sono i fatti finora, anche se sono in rapido aggiornamento (nel disinteresse dei giornali che dedicano alla vicenda giusto qualche trafiletto). Ma c'è qualche considerazione da fare. Innanzitutto, i tanti punti di similitudine con la vicenda venezuelana: un vice presidente del Senato che si autoproclama presidente, l'appoggio degli Usa, le violenze contro i punti sensibili del Paese, il possesso di risorse naturali molto importanti (litio per la Bolivia, petrolio e oro per il Veenezuela), ecc. Ma c'è stata una differenza fondamentale. Che in Venezuela i "misteriosi" mandanti del colpo di Stato di Guaidò (misteriosi ovviamente solo per voi, se non avete ancora capito come stanno le cose) non sono riusciti a mettere sotto controllo la Polizia e sono riusciti a malapena a corrompere tre o quattro comandanti dell'esercito. Questo ha impedito di avere la forza bruta per attaccare il presidente Maduro, perchè gli eserciti di mercenari messi a disposizione dai grossi imprenditori e dai latifondisti non erano sufficienti. Mentre in Bolivia la prima cosa che è stata fatta è stata proprio di concentrarsi su Polizia ed esercito. Senza di essi, questo colpo di Stato non sarebbe mai riuscito. Se i facinorosi che hanno devastato la casa assegnata a Morales avessero trovato di fronte a loro una trentina di soldati armati di mitra e pronti a far fuoco, dubito che avrebbero fatto un passo in più. Ma l'esercito ha tradito il presidente e il Paese, oltre al proprio onore. E quindi è stato tutto più facile. 

Un'altra lezione che è stata imparata dal Venezuela è che in America meridionale bisogna saper dar peso alle dfferenze etniche e patrimoniali. In Venezuela questo non è stato fatto, con la conseguenza che la massa della popolazione si è schierata con Maduro, accettando di proseguire tra tutte le difficoltà che ci sono nel Paese, pur di non vedere al potere quei pochi ricchi che per decenni prima di Chavez hanno affamato il Paese. Invece in Bolivia si è puntato immediatamente sulla forza e sull'azione rapida per impedire che le masse potessero organizzarsi. E così, anche se adesso continuano le proteste di coloro che sostengono Morales, tali proteste hanno comunque una forza limitata, di fronte all'esercito che è armato fino ai denti. Mentre in Venezuela la gente ha potuto partecipare o guardare folle di centinaia di migliaia di persone che si stringevano intorno a Maduro, mentre Guaidò restava con poche migliaia di fan. C'è una immagine che rende l'idea: due manifestazioni avvenutre nello stesso giorno, nello scorso aprile se ricordo bene. Da una parte una folla immane (si parlò di un milione di persone, ma il numero esatto conta poco) che invase le strade cittadine per andare a sentire un comizio di Maduro; mentre dall'altra parte della città c'era Guaidò che parlava a poche centinaia di persone dall'interno di un camioncino munito di altoparlanti. E' chiaro che a quel punto il colpo di Stato in Venezuela era già finito definitivamente. E infatti sono mesi che Guaidò è sparito da tutti i giornali. Gli italiani non sanno neanche che è sotto processo per essersi intascato un mezzo milione di dollari di fondi pubblici, di cui aveva la gestione come vice presidente del Senato...

La Anez invece non corre questo rischio. Circondata dai soldati, con il benestare degli Usa, con i mass media a suo esclusivo vantaggio (sono tutti di proprietà di privati), può farsi una risata sull'avere o non avere consenso. Finchè Morales è all'estero e non può tornare in Bolivia (se torna, rischia di trovarsi "accidentalmente" un proiettile in testa), non ha neanche bisogno di concedere quelle elezioni inizialmente promesse entro la primavera. E quali che siano le richieste della popolazione, le può tranquillamente ignorare. Non sono loro ad avere il potere in Bolivia. 

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di Antonio Rispoli
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