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Il compenso di Fabio Fazio e le bufale sul web


Il compenso di Fabio Fazio e le bufale sul web
26/06/2017, 15:46

Nei giorni scorsi è stata diffusa la notizia che la Rai ha offerto un prolungamento del contratto a Fabio Fazio, un quadriennale da 2,8 milioni di euro l'anno. E immediatamente sui social network è partito il linciaggio del povero Fazio, "reo" di guadagnare soldi. 

Cominciamo col dire due cose. La prima è che Fazio non è un dipendente, ma un libero professionista. E un professionista si fa pagare la cifra che vuole. E' come quando si va da un avvocato: non c'è una tabella fissa. E' l'avvocato che ha una sua tariffa e chiede quella. Se vuoi pagare, bene; altrimenti te ne vai a cercare un altro avvocato. Stessa cosa con Fazio: lui chiede la cifra che ritiene di meritare e la società contratta fino a raggiungere un accordo. E' così che funziona. Funziona così anche nel calcio, per esempio. Lo vediamo con il portiere del Milan, Donnarumma. Non ha accettato l'offerta della sua squadra e ora contratterà un nuovo accordo con qualche altra squadra. La seconda cosa è legata alla prima. Spesso si legge che la cifra è indecente perchè la paghiamo noi col canone. In realtà la cifra viene pagata dagli sponsor. Infatti sono anni che lo share delle trasmissioni di Fazio è così elevato che la Rai guadagna molto più di quanto spende. 

Ed è questa l'essenza di una attività commerciale. Guadagnare più di quanto si spenda. E' come un ristorante: può comprare carne di prima qualità, cucinarla come si deve e servirla ad un prezzo elevato; oppure comprare carne di bassa qualità, e farsi pagare poco. Fazio appartiene alla prima categoria: costa, ma fa guadagnare grandi cifre. Quindi alla fine sono gli sponsor, cioè chi "affitta" gli spazi pubblicitari nella sua trasmissione, a pagargli lo stipendio. E con un margine di guadagno supplementare per pagare Luciana Littizzetto, Filippa Lagerback, il regista e tutta la troupe. Già questo basta quindi a chiudere ogni discussione, sul fatto se sia giusto o meno pagargli una cifra così elevata. Perchè se uno fa guadagnare, è giusto che venga pagato. E' come la Juventus, che ha speso 90 milioni per acquistare Higuain dal Napoli. Spesa esagerata? Ha vinto lo scudetto ed è arrivata in finale di Champions League, senza parlare della Coppa Italia. 

Qualcuno ne fa un discorso che viene definito (a sproposito) "etico": sono troppi soldi per una sola persona. E la cosa mi fa ridere: perchè nessuno dice lo stesso per Berlusconi o per Marchionne o per i tanti miliardari che ci sono nel mondo? Perchè i 3 milioni l'anno di Fazio sono troppi e i miliardi di Warren Buffet o di Mark Zuckenberg non lo sono? James LeBron, stella del basket Nba, oltre ad uno stipendio di decine di milioni di dollari l'anno, ha firmato un contratto di sponsorizzazione a vita da 500 milioni di dollari. Quelli non sono troppi soldi per una persona? E vogliamo parlare di quello che guadagnano Sebastian Vettel o Lewis Hamilton? O Valentino Rossi? E potrei continuare a lungo con l'elenco. Si tratta di professionisti che muovono enormi giri di affari; e quindi in quanto tali vengono pagati in proporzione. E anche Fazio. 

E questo fa sorgere un'altra domanda. Perchè si fanno tante storie per lo stipendio di Fabio Fazio e non per quello di Bruno Vespa? O quello di Massimo Giletti? E a suo tempo come mai i social network non furono subissati di proteste per lo stipendio di Giuliano Ferrara, per una trasmissione di 5 minuti al giorno con uno share molto basso? E vogliamo parlare del contratto che a suo tempo fece Vittorio Sgarbi con la Rai? In nessuno di questi casi ci sono state proteste sul web. Anzi, sono anni che le proteste dei social puntano specificamente su Fazio e sulla Littizzetto. E c'è da chiedersi perchè. Non basta il "Non mi piace" che molti scrivono. Non piace neanche a me, ma non per questo mi invento balle contro di lui. Nè sinceramente lo vedo come una persona particolarmente pericolosa o particolarmente influente al punto da temerlo in qualche maniera. Eppure sono anni che c'è sui social una campagna contro di lui. 

C'è poi un'altra questione che voglio affrontare. Mi riferisco a coloro che dicono che lo stipendio di Fazio è esagerato, considerando che la Rai fa servizio pubblico essendo una società di proprietà dello Stato. Ora, la Rai sono decenni che non fa servizio pubblico. A meno che non si voglia considerare servizio pubblico la trasmissione della messa la domenica oppure le partite dell'italia. E' una società commerciale, che si batte ala pari con i privati. E quindi deve agire come una società privata. "E allora perchè pagare il canone?", potrebbe ribattere qualcuno. Il fatto è che, tanto per cambiare, la gente non sa nulla di nulla e anzichè informarsi apre la bocca e spara la prima cazzata che gli viene in mente. Per esempio, quanti sanno che il canone è solo un parziale risarcimento per i regali fatti a Berlusconi dalla legge Mammì (e poi confermati dalla legge Gasparri)? Infatti, la legge Mammì stabiliva che Mediaset potesse trasmettere il 50% di pubblicità in più rispetto alla Rai. Una differenza confermata dalla legge Gasparri. Se uno ci pensa, è un abisso di differenza, economicamente. Per questo, a parziale ristoro, venne confermato il canone, trasformato però in una tassa di possesso sulla Tv. 

Certo, si può trasformare la Rai in una società privata oppure in una società completamente pubblica che non agisce sul mercato. Ma se ne parla da anni, senza fare nulla. E il perchè è ovvio. Da una parte una Rai pubblica sarebbe troppo evidentemente alle dipendenze dei partiti. E una Rai totalmente privata sarebbe un avversario troppo ostico per Mediaset. Ruberebbe alla società di Berlusconi almeno il 20% del suo fatturato pubblicitario. E quindi, per convenienza di tutti, si rimane con la Rai in questo limbo: una società formalmente pubblica, con un Cda nominato dal Parlamento e una Commissione di Vigilanza parlamentare, ma che agisce come una società privata su un mercato privato e concorrenziale. E quindi, come società privata, deve anche spendere per procurarsi dei buoni professionisti che attirino gli sponsor. Questa è la realtà, piaccia o non piaccia. 

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di Antonio Rispoli
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